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A chi risponde la classe dirigente italiana?

di
Gabriele Germani
Gabriele Germani

Attivista per i diritti umani, crede nel potere dell’informazione e dell’azione collettiva come motore di trasformazione.

23 ottobre 2026

Una classe politica inetta e servile trascina l'Italia verso una nuova stagione di conflitti

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Siamo davanti a una fase di grande malessere, in Italia e non solo. Tutta Europa e tutta la sfera occidentale (gli alleati degli USA) affrontano una crisi data da motivi endogeni e esogeni.

I motivi endogeni sono facili: decenni di tagli a tutti i servizi hanno reso le nostre società diseguali, ingiuste e frammentate. Un senso di grande insicurezza ci attanaglia. Hanno formato una classe dirigente di inetti e incapaci; l'opinione pubblica è zombificata; il lavoro è precario; scuola, università, sicurezza e sanità sono un colabrodo. Siamo meno preparati, meno sicuri e più impauriti.

I motivi esogeni sono tipici delle contraddizioni del sistema-mondo: spostare le industrie altrove ha sviluppato altri centri produttivi che invece di rimanere sedotti dalla liberaldemocrazia ora che sono autosufficienti ci sfidano. La fine del saccheggio coloniale non permette più di portare ricchezza rubata qui e redistribuirla a mancette e questo porta a ulteriori tagli. Il nostro modello socioeconomico è arrivato alla fine del ciclo e l'intelligenza artificiale non è sufficiente a rilanciarlo (anche perché i cinesi sono altrettanto bravi).

Andiamo verso un aumento della crisi. I prossimi anni saranno contraddistinti da un'instabilità maggiore e da politiche sempre più repressive in tutto il mondo occidentale; la brava gente non se ne renderà conto fino a quando non sarà con l'acqua alla gola.
I giovani piano inizieranno ad arrabbiarsi, perché capiranno che stanno restando col cerino in mano: abbiamo avuto un'estate a 40 gradi, ma cosa accadrà quando si ripeterà per 10-20 anni di fila? Come cambierà il ciclo vegetale? Quello riproduttivo degli animali o delle correnti marine? Non ne ho idea, ma non credo sia indifferente: la catastrofe incombe.

Affronteremo una catastrofe ecologica e forse una guerra mondiale con una classe dirigente incapace e i nostri concittadini rincoglioniti che vanno al massacro parlando di stronzate (un sapore di già vissuto in Italia?).

Stiamo tornando verso una dinamica di conflitto sociale come negli anni '70. Ma negli anni '70 c'era l'ambizione a un futuro migliore, oggi siamo vecchi e depressi e questi soldi non sapremmo proprio da dovere prenderli. Forse potremmo prenderli dai miliardari? Ma per qualche assurdo incantesimo, la popolazione rifiuta questa idea ovvia.

Il malcontento crescerà, ci saranno scontri, grandi mobilitazioni, scioperi, altre vetrine rotte (ORRORE!), ci sarà un crisi multifattoriale dal clima all'economia che ci travolgerà e le persone saranno disposte a tutto; ci saranno le botte per strada e ci sarà un sistema marcio che distrugge la vita.

Torneranno anche le bombe: sui treni, nelle stazioni, sugli aerei, nei bar, nelle discoteche. Facciamo un gran parlare di come i russi altererebbero la vita degli occidentali e nessuno ricorda fatti storici: a mettere le bombe in Italia, con la strategia della tensione, sono stati gli Stati Uniti, la NATO e occasionalmente i loro alleati.

Siamo un paese che ospita oltre cento basi NATO, i soldati USA hanno diritto all'extraterritorialità e ospitiamo armi atomiche che in una guerra con la Russia sarebbero prese di mira subito dalla Russia (e su cui, al di là della vulgata, il nostro governo non gode di nessun potere); i servizi segreti, l'esercito, i politici, la magistratura e gli imprenditori sono formati negli USA, hanno contatti con il Dipartimento di Stato, talvolta con la CIA.

Siamo un dominio coloniale.

Il nostro Ministro della Difesa lo ha detto: "La maggior parte degli italiani è contro l'invio di armi all'Ucraina, ma noi continueremo a mandarle, perché gli italiani sbagliano" (parafraso).

Sono abbastanza sicuro che in qualità di ministro di una Repubblica parlamentare sia tenuto a rappresentare i cittadini, non la sua opinione.

E se i nostri politici non rispondono a noi, allora a chi rispondono?