L’accordo quadro Israelo-libanese
Veneto, nobile decaduto e in lotta col mondo, ma soprattutto col panturanismo del Germani.
Prospettive e limiti di legittimità dell'accordo firmato a Washington il 26 giugno
Al fine di rilevare i dubbi riguardo la conduzione di questa trattativa e del conseguente accordo è bene esporre alcune delle leggi e accordi fondanti dello stato libanese, innanzitutto la costituzione promulgata dalle autorità mandatarie francesi nel 1926.
Art. 1 - Il Grande Libano è uno Stato unitario e indipendente. I suoi confini sono quelli ufficialmente riconosciuti dal Governo della Repubblica francese, potenza mandataria, e dalla Società delle Nazioni, e che attualmente ne definiscono i limiti.
Art. 2 - Nessuna parte del territorio libanese può essere alienata o ceduta.
Art. 3 - I confini dei distretti amministrativi possono essere modificati solo per legge.
[...]
Art. 52 (come modificato il 17 ottobre 1927) - Fatte salve le disposizioni dell’articolo 3 della Carta del Mandato, il Presidente della Repubblica negozia e ratifica i trattati. Egli informa la Camera di tali trattati non appena gli interessi e la sicurezza dello Stato lo consentono.
I trattati che impegnano le finanze dello Stato, i trattati commerciali e, in generale, i trattati che non possono essere rescissi alla scadenza di ogni anno, diventano definitivi solo dopo essere stati votati dalla Camera.
Patto nazionale del 1943, propedeutico alla dichiarazione di indipendenza.
I maroniti non ricorrono all’intervento straniero e accettano il Libano come un paese arabo affiliato agli altri contesti arabi, invece di rivendicare un loro status di Paese occidentale.
I musulmani abbandonano le loro aspirazione di unificazione con la Siria.
Il Presidente della Repubblica sarà sempre un maronita.
Il Primo ministro sarà sempre un sunnita.
il Presidente dell’Assemblea Nazionale sarà sempre uno sciita.
Il vice Presidente del Parlamento sarà sempre un Greco ortodosso.
I componenti dell’Assemblea Nazionale saranno ripartiti secondo una proporzione 6:5 in favore dei cristiani rispetto ai musulmani (Binder 1966:276).
La carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa sarà riservata a un Cristiano maronita.
La carica di Capo di Stato Maggiore dell’esercito sarà riservata a un druso.
Gli accordi di Ṭāʾif del 1989, che chiudevano la stagione della lunga guerra civile cominciata nel 1975, hanno mutato la ripartizione del Parlamento a 50:50 tra cristiani e musulmani e ridotto il potere del Presidente della Repubblica maronita. La guerra civile si era accesa a partire dallo squilibrio demografico affermatosi nel paese, con la crescita degli islamici rispetto ai cristiani, a loro volta anche più portati ad espatriare. Il blocco dei censimenti congelava il paese ai rapporti del 1932 e non coglieva il peso reale dei musulmani, aumentato dall’arrivo dei profughi palestinesi (ad oggi ancora esclusi dalla politica locale).
Gli accordi conservano gli equilibri del patto nazionale del ‘43 ufficialmente pro-tempore, nei fatti in pianta stabile perché non è interesse dei cristiani e in misura minore dei sunniti, comunque piuttosto favoriti dagli accordi del 1989, modificarli. Nel governo la rappresentanza confessionale è assicurata dalla ripartizione dei ministeri chiave che sono equamente suddivisi tra le principali comunità religiose (cristiani e musulmani).
Segue l’accordo di Doha del maggio 2008 che chiude un periodo travagliato aperto nel 2005 dall’attentato ad Hariri, con la conseguente Rivoluzione dei Cedri e il ritiro siriano dal paese.
Il Tribunale speciale per il Libano, emanazione delle Nazioni Unite, ha accusato dell’attentato, che ha scatenato tutti gli sconvolgimenti successivi, Hezbollah. Desta sempre sorpresa che certi fatti succedano in momenti propizi e i colpevoli risultino sempre i meno favoriti, ma così è, non è il tema del giorno.
In base al nuovo accordo, il Libano sarebbe stato guidato da un governo di unità nazionale che prevedeva la nomina di quindici ministri da parte della maggioranza, dieci da parte della minoranza e cinque da parte del Presidente della Repubblica.
I governi libanesi sono sempre il risultato di accordi politici tra le varie frazioni settarie e dal 1989 il ritiro di una componente ha sempre minato il governo e portato alla nomina di un sostituto. Stante quindi la necessità, non scritta ma implicita da parte del Governo, di agire solo con l’accordo dei suoi ministri rappresentanti le fazioni etno-confessionali, la disinvoltura con cui il Primo Ministro Nawaf Salam sta trattando a Washington presenta forti dubbi sulla liceità della sua azione.
Accanto a questo il mancato riconoscimento dell’entità sionista e il consenso alla menomazione del territorio nazionale seppur temporanea, contravvengono agli articoli 1 e 2 della costituzione libanese. Con l’aggravante che con Israele le occupazioni non sono mai a tempo, tutto ciò mette in dubbio sia l’azione diretta del Presidente della Repubblica Joseph Aoun nella trattativa, che la liceità di quanto sottoscritto.
L’accordo quadro firmato a Washington il 26 giugno tra Israele e Libano, sotto l’egida USA, punta a tagliare fuori l’Iran dalla questione libanese, rompendo l’asse della resistenza e l’unità dei fronti, che si è imposta in questa ultima guerra tra la coalizione Epstein e la Repubblica islamica, nonché garantire una vittoria a tavolino per Israele che il campo gli ha rifiutato. Nulla più che un patto leonino, che mette in dubbio non solo la lapalissiana malafede dei mediatori, ma anche l’autonomia della controparte libanese, che mostra gli evidenti tratti della tipica élite addomesticata.
L’accordo quadro prevede 14 punti:
- Risoluzione dei problemi tra i due paesi in via esclusivamente bilaterale.
- Ritiro di IDF solo se l’esercito libanese subentra alle milizie.
- Disarmo di Hezbollah, si prevede la creazione di zone pilota in cui l’esercito libanese provvede a disarmare le milizie armate e ad assumere il controllo. Se Israele e gli Stati Uniti in subordine ritengono che l’operazione sia stata soddisfacente si procederà con l’indicazione di ulteriori zone pilota altrimenti si blocca il processo. Solo dopo il disarmo è previsto l’insediamento dell’esercito libanese sul territorio di confine, il ritorno di profughi e la ricostruzione del territorio.
- Monopolio della forza in mano all’esercito libanese e per disarmare i gruppi il governo libanese si riserva di chiedere aiuto ai paesi arabi, sotto la guida degli Stati Uniti.
- Israele dichiara Hezbollah l’unico nemico e di non nutrire rivendicazioni territoriali sul territorio libanese. Ndr: Ma pretende uno Stato completamente imbelle a nord del suo confine, indifeso e sotto protettorato USA.
- Il Libano rifiuta ingerenze di Stati esteri che si dichiarano di agire in sua vece. Ndr: Ovviamente si intende soltanto l’Iran.
- Diritto di difesa valido per ambedue gli Stati e nessun paese terzo può esercitare tali diritti. Ndr: Tutto questo per tentare di escludere l’Iran dalla trattativa e lasciare il Libano solo davanti ad Israele.
- Israele offre garanzie al Libano. Ndr: Intanto però pretende il disarmo delle uniche forze in grado di tenerle testa ed esige la rinuncia agli unici alleati in grado di contrastare l’entità sionista.
- Il sostegno USA al Libano viene assicurato, ma solo per tappe e condizionato al progressivo disarmo e all’assunzione del monopolio della forza da parte di Beirut. Ndr: Sino a quel momento il paese resta in balia di Israele, senza alcuna garanzia internazionale.
- Gli Stati Uniti si impegnano a promuovere una raccolta internazionale di fondi per la ricostruzione del paese.
- Stati Uniti e governo libanese controlleranno che i fondi non vadano a milizie e strutture non statali armate.
- L’accordo quadro prevede la nascita di gruppi di lavoro tra Israele e Libano che stendano l’accordo di pace globale tra i due paesi. Ndr: Pace e mancato riconoscimento dell’identità sionista che sono il prodotto della guerra del 1948 e della Nakba, ancora una volta si tratta della riproposizione dei Patti di Abramo per cancellare la questione palestinese con atti di forza e soprusi.
- Cessazione delle ostilità, scambi di prigionieri e dei corpi. In questo punto è compresa la cessazione di tutte le azioni ostili o avverse nei forum politici o giuridici internazionali. Ndr: Precisazione che impone al Libano di rinunciare ad ottenere giustizia presso gli organi giudiziari internazionali preposti per i delitti e crimini di guerra posti in essere delle forze di invasione.
- Ringraziamento a Trump. Ndr: @€#&** IMPRECAZIONI VARIE.
La reazione politica di Hezbollah è stata immediata con manifestazioni di piazza a Beirut contro la resa già nella notte di venerdì e una forte presa di posizione da parte del vertice politico del movimento.
Il leader di Hezbollah Naim Qassem in una dichiarazione riportata da Al-Jazeera: "Accordo umiliante che rinuncia alla sovranità".
"Questo accordo è nullo e devono essere applicate le disposizioni del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti. L’accordo quadro di Washington è un’umiliazione, una vergogna e una rinuncia alla sovranità. Così diciamo alle autorità libanesi: è ora che vi ritraiate dai vostri errori che stanno distruggendo il Libano. Non abbiamo abbandonato il campo nelle circostanze più difficili e non lo abbandoneremo. L’autorità ammette il protrarsi dell’occupazione per molti anni e ciò potrebbe arrivare fino all’annessione di questi territori all’entità sionista. Legare il ritiro israeliano al disarmo della resistenza è una proposta molto pericolosa che supera ogni linea rossa".
Come andrà a finire? Ci sono tre opzioni sul tavolo.
La prima prevede che nessuno baderà all’accordo, lasciandolo lettera morta, comunque la libertà d’azione che sempre Israele si è garantita in questi casi non lascia spazi a dubbi, almeno dalla loro parte, mentre Hezbollah continuerà il suo lavoro. Questa è ritenuta la posizione più probabile e ha lo scopo di mantenere cementate la questione libanese e quella iraniana. Dopo l’omicidio di Hassan Nasrallah si era arrivati a una tregua unilaterale: nell’anno seguente, Israele ha compiuto più di quattromila infrazioni, non era certo interesse di Hezbollah combattere.
La seconda opzione in campo è una guerra civile, che l’accordo sembra voler incentivare anche con l’aiuto di paesi arabi esterni, la situazione diventerebbe immediatamente esplosiva tanto in Libano dove l’esercito, se mai riuscisse a restare unito, visto che è anch’esso confessionale e con molti soldati sciiti, non ha armamento e capacità per tenere testa al movimento. Dall’ altra parte interventi esterni provocherebbero la reazione delle milizie sciite di Iraq e Yemen, se non di Teheran contro i paesi arabi coinvolti.
L’ultima ipotesi vedrebbe Hezbollah cedere, ma non è nel novero delle possibilità.