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Affinità elettive

2 marzo 2026

Stati Uniti e Israele: specchi di un’identità scolpita nel silenzio dei vinti.

trump netanyahu affinita elettive.jpg Riceviamo e pubblichiamo il contributo dell'amico Oscar Monaco

C’è un legame profondo, strutturale, non contingente tra Stati Uniti e Israele. Non è solo geopolitica, non è solo alleanza militare, non è nemmeno semplice convergenza di interessi. È una comunanza d’origine.

Sono gli unici due Stati moderni che fondano la propria nascita, e continuano a fondare la propria legittimità, sul genocidio delle popolazioni autoctone. Non su una guerra di unificazione, non su un conflitto dinastico, non su una secessione, ma sull’eliminazione sistematica di chi c’era prima. Sterminio, espulsione, cancellazione materiale e simbolica. E poi riscrittura della storia.

Altrove il colonialismo è stato una fase, per quanto lunga e sanguinosa. Qui è identità costitutiva. Non un peccato originale da rimuovere, ma una pratica da normalizzare, giustificare, rivendicare. La frontiera americana e l’insediamento israeliano funzionano secondo la stessa logica: la terra è vuota perché chi la abitava non conta, o non deve più contare.

Da qui discende tutto il resto: la disumanizzazione del nemico, la retorica civilizzatrice, l’idea che la violenza non solo sia necessaria, ma moralmente superiore. Da qui discende anche l’ossessione securitaria, l’apartheid permanente, la convinzione che il diritto internazionale valga solo per gli altri.

Non è un’analogia forzata. È una parentela storica. Ed è per questo che si riconoscono al volo, si proteggono a prescindere, si assolvono preventivamente. Non per valori condivisi, ma per un passato che non possono permettersi di mettere davvero in discussione.