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Ancora, uno spettro

23 febbraio 2026

Il Manifesto del Partito Comunista e la guerra come amministrazione violenta della proprietà globale

marx spettro.jpg Riceviamo e pubblichiamo il contributo dell'amico Oscar Monaco

Il 21 febbraio 1848, a Londra, esce il Manifesto del Partito Comunista, di Karl Marx e Friedrich Engels.
Quando Marx scrive che la proprietà privata è già abolita per nove decimi della società, sta fotografando la realtà materiale del capitalismo nascente. Sta dicendo una cosa brutalmente semplice: la proprietà non è un diritto universale, è un meccanismo di esclusione. Esiste solo perché la maggioranza ne è privata. E quindi sì, abolire “la vostra proprietà” significa abolire un sistema che si regge sulla mancanza strutturale di tutto per i più.

Se c’è qualcosa che il capitalismo del XXI secolo ha fatto meglio di quello ottocentesco è radicalizzare quella tendenza. Oggi la proprietà non è solo concentrata: è astratta, finanziarizzata, opaca. Non possiedi la casa in cui vivi, non possiedi il tuo lavoro, non possiedi i dati che produci, non controlli l’energia che consumi, non decidi nemmeno le condizioni della tua sopravvivenza. Tutto è mediato da fondi, piattaforme, rating, debito. Altro che “classe media proprietaria”: quella è stata una parentesi storica, non la norma del sistema.

Da questo punto di vista, le guerre smettono di essere follia e diventano amministrazione violenta della proprietà globale. L’Ucraina non è “difesa della democrazia”, è una guerra per stabilire chi controlla territori, risorse, corridoi logistici, capacità industriale. Il Medio Oriente non è un conflitto religioso, è la gestione coloniale di un’area che non deve mai essere sovrana. La Cina è un problema perché spezza il monopolio occidentale sulla catena del valore e sulla definizione stessa di sviluppo.

L’Occidente non difende i valori, difende rapporti di proprietà. Difende il diritto di pochi di continuare a possedere tutto, anche quando non sono più in grado di produrlo, gestirlo o giustificarlo. E quando questo dominio vacilla, la risposta non è il compromesso, ma la guerra, la censura, la repressione, la criminalizzazione del dissenso.

È per questo che Marx fa ancora paura.
Perché spiega il presente meglio di chiunque altro. Perché dice che il problema non è morale, non è culturale, non è comunicativo. È materiale. È strutturale. È un sistema che può sopravvivere solo togliendo sempre di più a chi ha già perso tutto.
E allora sì: avevano ragione nel 1848.
Ed abbiamo ragione, oggi, noi.