Bloccata la fabbrica di pesticidi Cheminova
Harboøre, attivisti da tutta Europa bloccano il transito di mezzi pesanti da e per lo stabilimento di pesticidi Cheminova
di Extinction Rebellion Italia
Harboøre (Danimarca), 14 agosto 2026 - Attivisti da tutta Europa hanno bloccato il transito di mezzi pesanti da e per lo stabilimento di pesticidi Cheminova. L’iniziativa, promossa dal movimento giovanile ambientalista Den Grønne Ungdomsbevægelse, dalla Nordic Climate Justice Coalition e da altri gruppi europei, parte di una serie di azioni con cui gli attivisti intendono mettere in luce il ruolo della Danimarca nelle catene di approvvigionamento globali dagli effetti distruttivi.
Ieri mattina, a Harboøre in Danimarca, all’esterno dello stabilimento Cheminova, centinaia di attivisti per la giustizia sociale e climatica, provenienti dalla Danimarca e da tutta Europa, hanno attuato un blocco del trasporto di pesticidi. Cheminova è infatti un’industria danese, proprietà della multinazionale statunitense FMC, che produce anche pesticidi messi al bando all’interno dell’UE, esportandoli in tutto il mondo. Gli attivisti chiedono uno stop alle esportazioni di sostanze vietate in Europa e la decontaminazione dell’area. Alcune di loro sono infatti entrati nell’area dello stabilimento per prelevare campioni di terreno che, dichiarano i manifestanti, saranno inviati all’Università di Aarhus, per sollecitarne l’analisi. Davanti alla fabbrica si è schierato un nutrito contingente di polizia e alcuni dipendenti sono stati rimandati a casa. La manifestazione segue quella di lunedì, caratterizzata da slogan, discorsi e un concerto del gruppo attivista Octupus Riot.
Attualmente, la Danimarca produce pesticidi il cui impiego nei paesi dell’Unione Europea è vietato, a causa dell’elevata tossicità, ma che vengono invece esportati verso i paesi del Sud del mondo. L’esposizione a queste sostanze aumenta l’incidenza di tumori e di patologie del sistema nervoso, come il morbo di Parkinson. Un rapporto delle Nazioni Unite del 2017 stima che oltre 200.000 persone muoiano ogni anno a causa di avvelenamento acuto da pesticidi. “La produzione e esportazione di prodotti messi al bando in Europa perché troppo tossici è una pratica che può essere definita neocolonialismo chimico – dichiara una delle persone italiane presenti sul posto – Un doppio standard che tratta alcune vite come meno degne di protezione”.
Nel 2020 l’UE annunciò una proposta legislativa per mettere fine a questo doppio standard, impegnandosi a essere di esempio nella protezione della salute pubblica e delle risorse naturali, abbandonando i pesticidi tossici. A sei anni da quegli impegni, nessuna legislazione è stata proposta e i documenti preparatori non sono ancora stati resi pubblici. L’indebolimento degli impegni di protezione degli ecosistemi e di decarbonizzazione è una tendenza globale che in Europa ha portato a un progressivo smantellamento del “Green New Deal”. Nel pieno dell’estate più calda e distruttiva che l’Europa ricordi, con temperature record, incendi devastanti e una siccità che ha riarso il continente da sud a nord, la Commissione Europea, il 17 luglio, ha proposto di alleggerire gli obblighi per l’industria e le aziende energetiche riguardo alle emissioni di carbonio in seguito alle pressioni del settore, tra cui Confindustria, del Partito Popolare europeo e dei governi di Polonia e Italia.
La protesta verso Cheminova è parte di una serie di iniziative di disobbedienza civile, denominate Break the Chain (spezza la catena), che si protrarranno per due settimane e che hanno raccolto l’adesione di centinaia di attivisti provenienti da tutta Europa, tra cui l’Italia. Promossa dal Green Youth Movement – insieme al movimento climatico pan-scandinavo Nordic Climate Justice Coalition e a molti altri movimenti europei per il clima e la giustizia sociale – intende accendere i riflettori sulle catene di approvvigionamento globali e sulle ingiustizie a livello mondiale. Nelle prossime due settimane, oltre 500 attivisti non solo prenderanno parte ad azioni dirette, ma parteciperanno a raduni e campeggi nello Jutland e nell’isola di Zelanda, dove si svolgeranno workshop, concerti e letture pubbliche.