Bonapartismo strutturale
Nato e cresciuto nell'entroterra fiorentino, dopo le superiori studia Filosofia presso l’Università di Pisa, approfondendo temi di filosofia analitica e scrivendo una tesi in filosofia del linguaggio, logica e ontologia formale. Attualmente lavora come programmatore, continuando a coltivare l’interesse per la filosofia, soprattutto in relazione alla programmazione e all’intelligenza artificiale.
Bonapartismo, supereroi e nuovi sacerdoti: l'illusione del salvatore che maschera il potere della classe dominante
Eroi, supereroi e sacerdoti. La società attuale è divisa in tre parti.
L'idea, in generale, di una società tripartita non è nuova. Appartiene a quell'epoca che oggi pare essere di ritorno, come l'analfabetismo: un medioevo che torna non con l'arme, i capitani e gli amori, ma meccaniche di esercizio del potere. Certo, non sono nuove nemmeno quelle, ma difficilmente se ne può fare oggetto di romanticismo.
Insomma, è un mondo di merda: popolato, appunto, da sacerdoti, eroi e supereroi. C'è chi funge da interprete di un'autorità superiore, chi ha la funzione di salvare il popolo ignorante e incapace di badare a sé stesso e chi addirittura supera questo livello di potere e salva la patria tutta: lode a loro nell'alto dei cieli, in secula seculorum.
La figura dell'eroe è ormai uno standard nella cultura occidentale. Abbiamo memoria degli eroi della Grecia antica, nonché dell'hegeliano individuo cosmico-storico; ma abbiamo anche l'evidenza dei supereroi della letteratura americana, protagonisti di una fetta importante del cinema propagandistico attuale. Tutti questi non sono altro che figure attinenti allo stereotipo bonapartistico, di colui che arriva in una situazione di crisi e salva la patria.
Ma non salva soltanto la patria, salva un popolo composto da persone che, per definizione, non sanno badare a sé stesse. È l'antitesi di quel movimento rivoluzionario che, invece, bisognerebbe perseguire. È l'antitesi di quella coscienza di classe che, al contrario, risulta necessaria a qualunque forma di rivalsa verso le classi dirigenti.
Va da sé, che non è salvezza, ma un'illusione: l'illusione in cui cadono coloro che, invece di cercare il loro posto in questo mondo, lo cercano in un altro, sia questo il mondo ultraterreno o il mondo terreno descritto da un'altra classe sociale. D'altronde, classe sociale che vai, mondo che trovi.
Ma il mondo è uno, in un modo o in un altro. Allora c'è chi ti salva. C'è chi ti dà lavoro, c'è chi ti cura, c'è chi ti dice cosa c'è scritto in quell'articolo perso in qualche codice. C'è chi si piglia la briga, proprio in questi codici incomprensibili, di rappresentare la volontà del popolo tutto per salvarlo da quelle leggi che loro stessi hanno fatto. È la classica storia del pompiere che dà fuoco al bosco e poi va a spegnerlo.
Il problema, tuttavia, è più profondo. Il popolo nasce con il peccato originale di non avere lavoro, in una società governata da chi decide chi può lavorare e chi no: chi può essere e chi può non essere. Allora ha bisogno di essere salvato da questa situazione: arriva l'imprenditore, il capitano che guida l'impresa, il condottiero. Se sei assunto, devi ringraziare chi ti ha scelto.
Se hai problemi con la legge (magari soltanto dei normali problemi di interpretazione) devi ringraziare chi è capace di interpretare il volere del dio Stato. Se hai problemi di salute devi ringraziare chi padroneggia la semeiotica. Tre capponi, due bocce di vino (che è un signor desinare) e il dio è contento: o meglio, il suo reverendissimo emissario, colui che può interpretare una volontà superiore.
Così funziona per ogni cosa preclusa al comune cittadino che ha la colpa di non saper parlare il linguaggio dei saggi e sapienti. Quegli stessi saggi e sapienti che, nel tempio sacro in cui svolgono la loro professione di interpreti, hanno la possibilità di mettere il banco del mercato e lucrare sui bisogni altrui. D'altronde, anche le cartomanti chiedono soldi per le loro interpretazioni. Di nuovo, si appicca il fuoco e poi lo si va a spegnere.
Quando il mondo si divide tra classi dominanti e classi subalterne, è normale che la conseguenza sia questa. Tuttavia, più il capitalismo avanza nella distruzione del mondo, più le classi dirigenti si propongono come salvatrici. Come dice Damián Sasson in "Milei e il Bonapartismo moderno: un’analisi marxista della crisi del capitale", questa è la caratteristica del bonapartismo moderno. Gli emissari della borghesia, i servi del potere, i burocrati della classe dominante, si presentano come neutrali di fronte al capitalismo e all’esercizio del potere di chi detiene la proprietà privata, convincendo il popolo della propria innocenza: fine ultimo, aumentare il potere della borghesia.
Tuttavia, questo tipo di bonapartismo è strutturale: una parte fondamentale della cultura Occidentale. L’imprenditore, colui che guida le sue pecorelle smarrite (colpevoli del peccato originale di non avere un lavoro) alla ricerca dell’impiego promesso, è il salvatore che si impegna a dare quanto è in suo possesso per garantire uno stipendio congruo agli uomini di buona volontà. (Sarà che il messia tanto predetto dai nostri nuovi profeti è sempre stato tra di noi?) Lavoratori e detentori della proprietà privata, ci dicono da decenni, hanno lo stesso obiettivo e la lotta di classe non serve più: il capitalismo è altro rispetto a ciò che mettono in pratica i padroni che, da parte loro, cercano soltanto un modo per dare lavoro a chi non ne ha.
Se nel rapporto lavoratore-datore di lavoro questa dinamica è strutturale, in altri ambiti è imposta, a partire dalla sanità pubblica ormai in via di disfacimento. La scuola potrebbe essere il prossimo fronte a subire questa trasformazione.