Il commissario Gualtieri autorizza il mega inceneritore di Roma Sud
Gualtieri impone il mega-inceneritore di Roma Sud tramite poteri commissariali, scavalcando la partecipazione e minacciando la salute e l'agro romano

Mentre il mondo attraversa un momento drammatico, dal punto di vista geopolitico, nel quale le grandi potenze ridefiniscono i paradigmi dell’egemonia sulle materie prime e sulle risorse energetiche, i flussi del grande capitale finanziario continuano a varcare i confini dei paesi, guidati esclusivamente dal principio di massimizzazione del profitto. Gli investimenti riguardano, spesso, progetti che delineano scenari devastanti dal punto di vista e vengono propinati da amministrazioni (centrali o locali) conniventi, impegnate a tutto campo nell’imporre alla collettività le decisioni assunte nei consigli di amministrazione delle multinazionali che operano per conto dei fondi finanziari, e ad impedire, al contempo, la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte che riguardano il territorio.
Seguendo esattamente questo schema, nel 2022 il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nominato dal governo Draghi Commissario Straordinario per la gestione dei rifiuti di Roma Capitale per il Giubileo del 2025, appena insediatosi in Campidoglio, ha immediatamente imposto alla cittadinanza il progetto di un mega-inceneritore di rifiuti che sorgerà a Roma sud, in zona Santa Palomba, al confine con i comuni di Albano, Pomezia ed Ardea, naturalmente evitando di coinvolgere in alcun modo gli abitanti del territorio nel processo decisionale. È importante osservare che né il piano di gestione rifiuti della Regione Lazio attualmente in vigore, né il programma con il quale Gualtieri si è presentato agli elettori, prevedevano la costruzione di nuovi inceneritori.
Il mega-inceneritore a recupero energetico di Roma Sud (definito, con termine fuorviante, “termovalorizzatore”) potrà bruciare fino a 800 mila tonnellate/anno di rifiuto indifferenziato. A causa della natura poco pregiata del combustibile che lo alimenta, l’impianto produrrà una potenza elettrica relativamente modesta (80 MWe), da fonte in gran parte non rinnovabile e con bassi rendimenti globali (28%), oltre che altamente inquinante.
La costruzione dell’opera è stata affidata dal Commissario Straordinario, con la formula del project financing, al raggruppamento temporaneo di imprese RenewRome, costituito da Acea Ambiente (57%), Suez Italy (30%), Kanadevia (9,9%), Vianini Lavori (3%), RMB (0,1%). Roma Capitale controlla il 51% di Acea Ambiente, mentre il gruppo Caltagirone controlla il 5,45 % di ACEA e il 100% di Vianini Lavori. RenewRome risulta, pertanto, in mano ai privati per circa il 70%, i quali gestiranno l’impianto per 33 anni a partire dalla data di entrata in servizio.
Ieri, 16 gennaio 2026, il sindaco-commissario Gualtieri ha firmato l'ordinanza che certifica la conclusione con esito positivo della Conferenza dei Servizi (Regione, ARPA, ASL, Vigili del Fuoco), chiamata a formulare la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA, ossia il giudizio sulla compatibilità ambientale dell'impianto), l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA: le regole operative per l'esercizio come emissioni, scarichi, ecc.) e a fornire i pareri urbanistici, paesaggistici e sanitari necessari. Con il medesimo atto è stato emanato il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale/Commissariale (PAUR) La particolarità giuridica di questo procedimento risiede proprio nel fatto che la firma finale non è stata apposta da un dirigente regionale, come avviene per le normali procedure di VIA/PAUR, ma da Gualtieri nella sua veste ufficiale di Commissario Straordinario di Governo, che al contempo è anche azionista di maggioranza (51%) di Acea, la società capofila del raggruppamento RenewRome che si è aggiudicata la gara per costruire l'impianto.
Va osservato che la Conferenza dei Servizi è stata convocata da Gualtieri in modalità asincrona, ossia mediante invio dei pareri via PEC e, dunque, senza un confronto in presenza immediato. Gli enti hanno avuto a disposizione soltanto 20 giorni, in periodi critici come agosto e le feste natalizie, per analizzare le migliaia di pagine che costituiscono il progetto presentato da RenewRome. Alle centinaia di osservazioni formulate dai cittadini di Roma sud e dei comuni limitrofi non sono seguite controdeduzioni, ovvero analisi e discussioni nel merito, prima della firma finale. Appare, a dir poco, discutibile l’utilizzo dei poteri commissariali che ha riguardato procedure d'urgenza concepite per il Giubileo 2025, ormai concluso, ed utilizzate per autorizzare un impianto che difficilmente entrerà in funzione prima del 2028.
La Conferenza dei Servizi ha, comunque, emanato una serie di prescrizioni, una parte delle quali dovrà essere recepita dal proponente RenewRome in fase di progettazione esecutiva, da concludere entro i prossimi 30 giorni. Altre indicazioni interesseranno la fase di gestione dell'impianto, in particolare sul tema delle azioni di monitoraggio e controllo, come lo scarico e l'utilizzo delle acque, le emissioni in atmosfera, la tutela del paesaggio, l'utilizzo di fonti rinnovabili e il rispetto del suolo e del sottosuolo.
Il mega-inceneritore di Roma sud presenta, infatti, importanti criticità intrinseche, nonché legate all’ubicazione dell’impianto, descritte nella puntata di report “Il Santo Inceneritore” reperibile su RaiPlay. Tra queste, vanno senz’altro citate quelle riguardanti l’impatto idrico ed il rischio per le falde acquifere. Un mega-inceneritore a recupero energetico richiede, infatti, enormi quantità di acqua per il proprio funzionamento, mentre l'area di Santa Palomba e dei vicini Castelli Romani è interessata da una cronica carenza idrica. Particolarmente critica è, inoltre, la vicinanza del sito al Campo Pozzi Laurentino (paradossalmente gestiti dalla stessa ACEA) i quali forniscono acqua potabile a quartieri popolosi di Roma Sud e a parte dei comuni limitrofi. Studi idrogeologici presentati dai comitati suggeriscono che il flusso della falda acquifera si muova dal sito dell'inceneritore proprio verso i pozzi di captazione. Ciò significa che, in caso di sversamento accidentale di inquinanti, questi potrebbero raggiungere le sorgenti idropotabili. Inoltre, il trattamento dei fumi produce polveri altamente tossiche (ceneri volatili) che produrranno contaminazione del suolo e, per percolazione, della falda profonda.
L’area nella quale sorgerà l’impianto, ubicata in una zona di alto valore storico e naturale come l’Agro Romano, è ricca di testimonianze archeologiche (come l'antica Bovillae o siti virgiliani), che verrebbero sfregiate da un'opera industriale di tali dimensioni. Il terreno scelto era originariamente destinato ad uso agricolo/industriale di tipo diverso. La Magistratura sta indagando sull’acquisto dei terreni da parte del Comune di Roma (per circa 7,5 milioni di euro) senza una variante urbanistica preventiva trasparente e con l’utilizzo dei poteri commissariali di Gualtieri per superare i vincoli esistenti. Anche la mobilità della zona risentirà del forte impatto dei camion, per il conferimento dei rifiuti e il trasporto delle ceneri residue, che transiteranno sulla via Ardeatina, già satura e inadatta al traffico pesante intenso, che si prevede dell’ordine delle centinaia di mezzi pesanti al giorno.
Ciò che più preoccupa è, tuttavia, il rischio per la salute. Va segnalato che, nell’area circostante il sito ove sorgerà l’impianto, non è stato effettuato uno studio epidemiologico preventivo sulla popolazione residente, benché tale area già satura a livello ambientale per la presenza della discarica di Roncigliano, ancora da bonificare, e che ha prodotto l’inquinamento delle falde acquifere sottostanti. La zona dovrà necessariamente ospitare anche una nuova discarica per lo stoccaggio delle ceneri pesanti prodotte dall’incenerimento, e che ammonteranno a circa il 25% del rifiuto indifferenziato trattato. Quartieri come Roma 2, frazioni di Pomezia, la stessa Santa Palomba, Albano (Pavona e Cecchina) si trovano a qualche chilometro dal sito. Nonostante le rassicurazioni sulle tecnologie di filtraggio dei fumi, si deve tenere presente che la combustione del rifiuto indifferenziato produce emissione di diossine, furani, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), metalli pesanti e PM2.5. Si tratta di cancerogeni certi per i quali, secondo l'OMS, non vale il principio di precauzione, bensì quello di prevenzione, data l’estrema pericolosità per l’organismo dell’accumulo continuativo, anche minimo, di tali sostanze. Non esistono, inoltre, al momento, sistemi di misura in grado di determinare istantaneamente le emissioni di diossine e PM2.5 di un impianto di incenerimento.
Il palese favore al grande capitale finanziario da parte di Gualtieri risulta evidente considerando che la costruzione di un inceneritore di queste dimensioni rappresenta un tipico esempio di investimento capital intensive (ad alta intensità di capitale), caratterizzato da costi di avviamento rilevanti e lungo periodo di ammortamento (33 anni), a causa all’alto valore dell'infrastruttura. Ai privati di RenewRome, e ai fondi di investimento che li sostengono, verrà garantito un lauto profitto sulla pelle della popolazione. Al contempo, per contratto, tutti gli extra-costi che dovessero palesarsi in futuro verranno scaricati sui cittadini romani. Un extra-costo quasi certo è quello legato alle emissioni di CO2, regolate dal meccanismo europeo ETS (Emission Trading System), che l’UE estenderà agli inceneritori probabilmente già da quest’anno. Dato che le emissioni di CO2 del mega-inceneritore di Roma sud ammonteranno ad almeno 400 mila tonnellate/anno, si produrrà un extra-costo di circa 400 miliardi di €/anno, naturalmente a carico dei contribuenti. Con il pretesto di produrre potenza elettrica, relativamente modesta, con bassi rendimenti e non certo pulita, si rinuncia di fatto al recupero di materia, ben più importante e strategico considerando la scarsità di materie prime critiche per l’industria europea.
Se avesse voluto effettivamente perseguire l’interesse della cittadinanza e la tutela dell’ambiente, la giunta Gualtieri avrebbe seguito il percorso tracciato dalla precedente amministrazione, la quale, seppure nelle difficoltà che hanno storicamente riguardato la municipalizzata AMA, nel piano industriale 2020-2024 aveva indirizzato la gestione dei rifiuti verso un approccio basato sull’economia circolare (riduzione dei rifiuti, riutilizzo e riciclo), puntando su investimenti pubblici per la costruzione di impianti di dimensione contenuta e distribuiti (fabbriche dei materiali, centri di compostaggio per l’organico, isole ecologiche), intrinsecamente più economici a parità di quantità di rifiuto trattato, e realizzabili in tempi più contenuti rispetto ad un mega-inceneritore. Va anche sottolineato che un approccio basato sull’economia circolare, pur caratterizzato da costi operativi più alti (compensati dai ricavi generati dal recupero di materia) è labour intensive, ossia ad utilizzo intensivo di lavoro, e pertanto genera maggiore occupazione locale rispetto ad un inceneritore, poiché richiede personale per la raccolta differenziata e per la gestione e manutenzione del sistema. La costruzione del mega-inceneritore di Roma sud, da alimentare con un quantitativo di rifiuti di almeno 600.000 tonnellate/anno, comporterà inevitabilmente un lock-in (ingessamento) nel processo di graduale passaggio ad una gestione dei rifiuti finalizzata alla circolarità, e dunque basata sulla raccolta differenziata.
Un aspetto inquietante che riguarda il mega-inceneritore di Roma sud riguarda senz’altro il silenzio assordante dei media mainstream che avvolge il progetto. La maggior parte dei giornali non ha neanche sollevato obiezioni sul nome "Parco delle Risorse Circolari" assegnato al sito nel quale sorgerà l’impianto, nonostante l’incenerimento dei rifiuti sia notoriamente una pratica agli antipodi rispetto ai principi della circolarità. Il silenzio dei media mainstream su quest’opera è interrotto soltanto dalla propaganda green, incentrata sui falsi miti riguardanti gli inceneritori del nord-Europa, una parte rilevante di questi è, tra l’altro, in fase di decommissioning (dismissione) a causa dell’implementazione crescente di logiche di gestione dei rifiuti basate sul recupero di materia che riducono drasticamente i quantitativi di rifiuto indifferenziato da bruciare. Uno dei falsi miti più diffusi è quello secondo cui l’inceneritore costituisca un’alternativa alla discarca. Si tratta di un mito facilmente sfatabile considerando che il mega-inceneritore di Gualtieri produrrà circa 150 mila tonnellate/anno di ceneri (il 25% dei rifiuti indifferenziati trattati) che dovranno essere conferiti in discarica. Le ceneri leggere, costitute da metalli pesanti, diossine e cloruri catturati dai filtri, necessitano addirittura di discariche speciali non presenti in Italia, come le miniere di salgemma in Germania.
L’alternativa a questo approccio scellerato alla gestione dei rifiuti di Roma esiste e risiede, in estrema sintesi:
- nel puntare, ovunque possibile, sulla raccolta differenziata porta a porta, caratterizzata bassa contaminazione dei materiali recuperabili, adattata alla densità abitativa del singolo contesto urbano;
- nell’utilizzo di impianti di compostaggio e, al limite, di biodigestori, per il trattamento della frazione organica;
- nell'utilizzo di impianti TMB (trattamento meccanico-biologico del rifiuto indifferenziato) evoluti, i quali, oltre a produrre una frazione organica stabilizzata conferibile in sicurezza in discarica (grazie alla riduzione drastica del potenziale di generazione del percolato e del metano), recuperano materiale dal residuo indifferenziato;
- nell'affidare al trattamento termico solo la frazione residua non recuperata, impiegando impianti distribuiti, di dimensioni contenute, e monitorando l’evoluzione di tecnologie innovative come l’ossicombustione, in fase finale di autorizzazione in Toscana, implementabile in via sperimentale sulla 4a linea dell’inceneritore di San Vittore (FR).
Per quanto detto, risulterà fondamentale, nei prossimi mesi, supportare le associazioni impegnate contro la costruzione di questo impianto (Unione dei comitati contro l’inceneritore, Rete Tutela Roma Sud, Italia Nostra, Legambiente, Latium Vetus) promuovendo azioni volte a riportare la discussione al centro della città, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica romana sulle conseguenze devastanti a livello sanitario, ambientale ed economico del mega-inceneritore di Roma sud targato Gualteri & Co. L’obiettivo primario è porre il tema al centro dell’imminente campagna elettorale per le elezioni comunali, in modo che le forze politiche che si autodefiniscono “progressiste” facciano i conti con le proprie contraddizioni interne e si schierino a tutela dell’interesse della cittadinanza e non a favore del grande capitale finanziario.