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Comunità di Las Pailas (Salta): una storia di resistenza

15 settembre 2026

Las Pailas resiste: la lotta di una comunità per il territorio ancestrale

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di Sandra Moyano

A Cachi, nella provincia argentina di Salta, la Comunità Diaguita Kallchakí Las Pailas, membro dell’Unione dei Popoli della Nazione Diaguita (UPNDS), organizzazione territoriale, porta avanti una lotta che va ben oltre una semplice disputa sulla proprietà della terra. È una lotta per il diritto di un popolo originario a vivere dignitosamente nel proprio territorio ancestrale, a proteggere le proprie risorse e a trasmettere alle nuove generazioni memoria, cultura e identità.

La situazione precipita il 12 giugno, quando viene eseguito uno sfratto che presenta gravi irregolarità. L’operazione, ordinata dalla giudice María Fernanda Diez Barrantes, coinvolge circa 60 persone, tra cui bambini e bambine, persone con disabilità e anziani affetti da gravi problemi di salute. La comunità sostiene che queste persone non siano state informate, convocate né ascoltate nel corso del procedimento giudiziario.

La sentenza originale riguarda una sola persona e una superficie di 4 ettari, ma lo sfratto viene esteso a circa 40 ettari, comprendendo abitazioni, aree produttive, canali di irrigazione, animali e territori comunitari. Per le famiglie coinvolte non viene messa a rischio soltanto la propria casa: viene colpito anche il loro modo di vivere e il legame con una terra abitata e protetta da generazioni.

Di fronte a quanto accaduto, la comunità reagisce immediatamente. Il 12 giugno viene convocata un’Assemblea Permanente, uno spazio di organizzazione e di decisione collettiva che diventa il cuore della resistenza. La comunità sceglie di non rimanere in silenzio: organizza mobilitazioni, ricorre alla giustizia, coinvolge altre comunità indigene e costruisce una rete di solidarietà con organizzazioni sociali e per i diritti umani.

Il 15 giugno si svolge la prima mobilitazione a Cachi. Autorità comunitarie, membri del Popolo Diaguita, rappresentanti di altre comunità, famiglie e abitanti della zona si riuniscono per chiedere l’annullamento dello sfratto e l’accertamento delle responsabilità di coloro che hanno partecipato alla sua esecuzione.

La mobilitazione cresce nei giorni successivi. Il 23 giugno viene presentata una richiesta di nullità assoluta dello sfratto e, nello stesso momento, si svolge una seconda grande mobilitazione a Cachi. Proprio quel giorno arriva un importante segnale istituzionale: la Camera dei Deputati della provincia di Salta approva all’unanimità una dichiarazione di condanna dell’operazione e chiede spiegazioni sull’intervento delle forze di sicurezza. Tuttavia, il 24 giugno, la giudice respinge la richiesta di nullità. La comunità decide quindi di intensificare la mobilitazione.

Il 25 giugno, la protesta arriva nella capitale provinciale. Una grande manifestazione riunisce comunità appartenenti a diversi Popoli Originari della provincia e comunità del Popolo Diaguita, organizzazioni per i diritti umani, realtà sociali, studentesche e sindacali e cittadini solidali. Le famiglie colpite, insieme alle autorità della comunità, vengono ricevute al Senato provinciale, dove inizia la discussione del progetto di Legge sull’Emergenza Territoriale richiesto dal Popolo Diaguita.

Proprio durante il viaggio di ritorno verso Cachi arriva una notizia destinata a cambiare il corso del conflitto: viene emesso un ordine di restituzione del possesso a favore di alcuni membri della comunità.

Il 26 giugno, il giudice di pace di Seclantás, Mario Alberto Pérez, si presenta nel territorio e rende effettiva la restituzione a Dante Guzmán, René Fabián, Leoncio Fabián e Obalio Cruz. Durante il sopralluogo vengono inoltre documentati i danni provocati dallo sfratto del 12 giugno. Si tratta di un primo risultato concreto ottenuto dopo giorni di organizzazione e mobilitazione.

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Ma per Las Pailas la lotta non è finita. La restituzione è solo parziale e resta ancora da risolvere la situazione del territorio di Agustín Mamani, oltre alla questione del risarcimento per i danni subiti.

Il 30 giugno, la comunità compie un altro passo importante: presenta davanti alla Commissione per il Giudizio Politico una richiesta per avviare un procedimento contro la giudice Diez Barrantes, chiedendone la sospensione e la destituzione. Il 7 luglio, la denuncia viene accettata e il procedimento viene formalmente avviato.

Nel frattempo, arrivano conseguenze anche sul piano politico e istituzionale. Il ministro della Sicurezza Gaspar Sola Usandivaras, messo sotto accusa dopo l’operazione, viene sostituito. Prosegue inoltre l’iter del progetto di emergenza territoriale e il dibattito su nuove misure destinate a proteggere i piccoli produttori dagli sfratti.
Ma il significato della lotta di Las Pailas non si limita ai tribunali o alle istituzioni provinciali.

Nel comunicato del 29 luglio, la comunità ribadisce che continuerà con l’Assemblea Permanente. Lo fa difendendo un principio fondamentale: i Diaguita sono un popolo originario preesistente allo Stato e i loro diritti collettivi sul territorio non sono una concessione e non possono essere oggetto di negoziazione.

Per la comunità, Las Pailas è molto più di una porzione di terra. È il luogo in cui vivono la memoria degli antenati, l’identità, la cultura e il futuro. È anche il luogo in cui nasce l’acqua del Nevado, indispensabile per l’agricoltura, l’alimentazione e la vita della Valle Kallchakí. Per questo, difendere il territorio significa anche difendere l’acqua e i beni comuni. La resistenza di Las Pailas assume così un significato che supera i confini della comunità stessa: riguarda il diritto dei popoli originari a non essere espulsi dai luoghi in cui hanno vissuto per generazioni, a poter decidere sul futuro dei propri territori e il diritto di tutti gli abitanti della Valle Calchaquí a vivere in un ambiente sano.

La forza della comunità sta anche nella sua capacità di organizzarsi, resistere e costruire solidarietà. In queste settimane, Las Pailas ha ricevuto il sostegno di altre comunità indigene, organizzazioni per i diritti umani, movimenti sociali e sindacali, ambienti accademici e mezzi di comunicazione alternativi. Una rete di solidarietà che ha trasformato un conflitto locale in una questione pubblica e politica.

La restituzione ottenuta dimostra che la mobilitazione può produrre risultati. Ma la comunità non considera conclusa la propria lotta. L’Assemblea Permanente continuerà fino a quando non sarà ottenuta la restituzione integrale del territorio e la riparazione dei danni subiti.

A Las Pailas, dunque, la terra non viene difesa soltanto come una proprietà. Viene difesa come casa, memoria, fonte d’acqua, identità e futuro. La comunità si considera anche “guardiana del Nevado”, custode di quelle montagne da cui nasce l’acqua che sostiene la vita della Valle Kallchakí. È una responsabilità che, secondo la comunità, ha ricevuto dai propri antenati e che deve essere trasmessa alle generazioni future.

Essere guardiani del Nevado significa proteggere non soltanto la propria terra, ma anche un equilibrio naturale dal quale dipende la vita di molte persone. Per questo, la difesa del territorio è anche difesa dell’acqua, della natura e del diritto di un popolo a continuare a vivere secondo la propria cultura.

La loro resistenza ci ricorda che, per i popoli originari, il territorio non è una semplice superficie che può essere comprata o venduta: è parte della loro storia, della loro identità e della loro vita. E mentre l’Assemblea Permanente continua, la comunità mantiene ferma la propria posizione:

«Las Pailas non si vende. Il territorio non si vende, si difende. Siamo i guardiani del Nevado!
Siamo il grido ancestrale della libertà!»

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Fonti:

Ulises Yanes, primo rappresentante della Comunità Diaguita Kallchakí Las Pailas, rappresentante del Popolo Diaguita presso l’IPPIS e delegato dell’Unione del Popolo della Nazione Diaguita – Salta;
Héctor Fabián, membro della Comunità Diaguita Kallchakí Las Pailas e responsabile del progetto Turismo con Identità;
Liz Rivadeneira, membro della Comunità Diaguita Kallchakí Las Pailas.