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Con Spin Time: finché sarà necessario.

8 agosto 2026

Ogni volta che gli ultimi si organizzano, si riconoscono e lottano insieme, la storia torna a muoversi

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di Jacopo Augenti

Fratello non temere che corro al mio dovere, trionfi la Giustizia Proletaria!” cantava il compagno Guccini che poche ore fa abbiamo perso, e proprio con queste parole penso sia doveroso leggere e analizzare quanto stiamo vivendo in questi giorni davanti al palazzo di Spin Time.

La notte tra il 29 ed il 30 luglio, all’inizio di quel classico periodo estivo romano in cui la politica un po’ rallenta, quasi si ferma, quel periodo in cui proprio per questo bisogna stare ancora più in allerta, abbiamo appreso dell’incendio che ha colpito il palazzo di via di Santa Croce in Gerusalemme. In un primo momento la nostra preoccupazione veniva tranquillizzata da alcuni messaggi in cui ci veniva spiegato che l’incendio era stato domato subito, e che c’era un precedente, un paio d’anni fa, quando prese fuoco un motore dell’aria condizionata e – sempre nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza – gli inquilini sono usciti tutti per rientrare solo poche ore dopo. Ma quasi da subito ci siamo resi conto che questa volta sarebbe andata diversamente.

Dalle prime ore del pomeriggio di giovedì 30, Spin Time aveva chiamato il presidio permanente e l’assemblea pubblica alle 17.00. Da quel momento abbiamo risposto con la nostra immediata adesione. I primi ad essere battuti dalle agenzie sono stati i commenti di alcuni esponenti romani di Fratelli d’Italia che hanno da subito attaccato l’amministrazione per la sua posizione, in difesa delle famiglie ed alla ricerca di una soluzione che le facesse rientrare nel più breve tempo possibile. Non abbiamo esitato e, come Giovani Democratici di Roma e del Lazio, abbiamo voluto immediatamente rispondere che noi invece saremmo stati lì fuori, che già ci stavamo, e che saremmo rimasti lì finché sarebbe stato necessario, a difesa di uno spazio che ci difende tutti. E siamo ancora qui. Dopo le prime ore concitate e l’assemblea pubblica, gli abitanti ci hanno dato delle indicazioni operative su come potevamo aiutare. A noi attivisti hanno chiesto di tenere vivo il presidio, tutti i giorni, ma soprattutto le notti quando loro devono riposarsi. Alcuni, anziani, donne incinta, famiglie con bambini anche molto piccoli e con persone con disabilità o malattie, la notte si allontanano per andare a dormire negli spazi messi a disposizione da comune, municipio, cgil e altre realtà per dare un posto letto ai più fragili. La nostra responsabilità, quella di tutta la città, era anzitutto quella di esserci di giorno e di notte.

Non è stato difficile convincere i compagni e le compagne che questo presidio era il luogo dove dovevamo stare. Il legame con Spin Time è per noi anzitutto politico, siamo legati a ciò che quello spazio rappresenta da anni nella nostra città: la battaglia delle persone comuni contro il grande capitale. La dimostrazione che se 400 persone si organizzano e tutta una certa parte della nostra città solidarizza con loro, non c’è padrone che tenga. In un periodo storico ed una fase politica in cui le città sono sempre di più terreno di conquista dei grandi interessi speculativi, Spin Time è presidio anzitutto di battaglia politica per la vivibilità e l’accessibilità della nostra città. È un’occupazione abitativa, è uno spazio sociale e culturale, è un caf e un coworking, è la redazione di un giornale, è l’osteria, è mediterranea, è la sede del sindacato studentesco di zona, è il teatro, insomma (mi fermo ma potrei continuare a lungo) Spin Time è uno spazio dove si dà forma all’Avanguardia della lotta politica di questo millennio. Un millennio preceduto dalla convinzione (nata dalla sconfitta del Socialismo a livello internazionale) che meno Stato potesse portare in qualche modo benessere anche per i più poveri, un millennio aperto con la morte di Carlo Giuliani e con il sangue dei suoi Compagni che lottavano perché avevano capito l’inganno. La truffa di un sistema neoliberale globalizzato che ha portato i padroni del mondo ad essere sempre più uniti, connessi e forti e – dall’altra parte – le lavoratrici ed i lavoratori, gli sfruttati, gli ultimi, sono sempre più soli, isolati, invisibili. La truffa di un sistema che ci porta naturalmente a competere tra di noi, a non fidarci gli uni degli altri, ad avere paura di chi è più povero di noi anziché unirci contro chi è responsabile della nostra condizione di subalternità.

Quel fuoco, quella passione, quel senso di giustizia che hanno acceso le lotte dei Comunisti e dei Socialisti nel ‘Novecento, che hanno infuocato il secolo passato, i padroni vogliono farci credere che non esistano più. O meglio, che non abbiano più senso di esistere. E invece rileggendo la storia recente, e vivendo questi momenti, ci rendiamo conto che non è così, che chi dice che cambiare le cose sia un’utopia è colluso con il sistema che ci schiaccia o ne è vittima a tal punto da non riuscire a rendersene conto. E soprattutto, non è vero che la nostra idea di mondo sia irrimediabilmente sconfitta! Continua a vivere in ogni atto di resistenza, in ogni passaggio della Storia in cui le persone comuni si organizzano per combattere un’ingiustizia. Questi giorni seduti sull’asfalto hanno rappresentato e rappresentano per me e per la comunità dei Giovani Democratici di Roma un richiamo a questa consapevolezza che nella nostra analisi già abbiamo acquisito da tempo.

Quella scintilla, che convince il nostro popolo a continuare a lottare ed a non perdere la speranza di poter cambiare il mondo nonostante le sconfitte e le difficoltà della lunga fase di buio che stiamo vivendo, non è solo viva a Spin Time, ma è talmente forte che illumina tutta la nostra città. Questa è la forza che quello spazio trasmette. E di quella forza ne abbiamo davvero bisogno. Perciò compagne, compagni, stiamoci. Finché sarà necessario. Come Spin c’è sempre stato per noi.

Hasta la victoria, siempre.