La contraddizione delle contraddizioni
Nato e cresciuto nell'entroterra fiorentino, dopo le superiori studia Filosofia presso l’Università di Pisa, approfondendo temi di filosofia analitica e scrivendo una tesi in filosofia del linguaggio, logica e ontologia formale. Attualmente lavora come programmatore, continuando a coltivare l’interesse per la filosofia, soprattutto in relazione alla programmazione e all’intelligenza artificiale.
Quando la logica non può più niente, il mistico prende parola: un sacro dire di sì contro la volontà di morte delle classi dominanti
Di fronte alla guerra, cioè alla volontà di morte, di fronte alla contraddizione delle contraddizioni, rimane solo il fondamento e la sua ricerca. Di fronte alla totalità dell’antitesi della morte, possiamo o tacere o cercare il fondamento. Quando la logica non può più niente, il mistico prende parola.
Uno dei tanti principi interessanti della logica è l’ex contradictione quodlibet, tale per cui da una contraddizione segue qualunque cosa. Quando appare una contraddizione, il sistema esplode; ma se il sistema esplode, chi lo usa non può più fare niente, non può agire. Di fronte a una contraddizione, di fatto, rimane un punto di domanda: che fare? Peirce diceva che il dubbio non permette di agire, per questo facciamo ipotesi: cioè poniamo qualcosa sotto a ciò che ci troviamo di fronte, aggiungiamo qualcosa al sostrato, cercando di recuperarlo, cercando una base, una spiegazione.
Nell’interpretazione classica della logica, le contraddizioni sono considerate impossibili. Il più famoso principio di non contraddizione, infatti, ci dovrebbe difendere proprio a una situazione simile. Eppure, come a volte è stato fatto notare, principi simili hanno una valenza limitata. Da una parte il principio di non contraddizione sembra avere più un valore ontologico che logico: possiamo benissimo pensare contraddizioni, sebbene sia palese che nessun ente possa istanziare una proprietà e la sua negazione sotto lo stesso rispetto. Il summenzionato ex contradictione quodlibet, invece, sembra avere più un valore logico che un valore ontologico: se il principio di non contraddizione ha valenza ontologica, non si verificheranno mai delle contraddizioni.
Il punto è che la logica, in questo senso, è prescrittiva. Ci dice che non dobbiamo cadere in contraddizione, non tanto perché queste siano impossibili nel pensiero, quanto perché da esse il pensiero non può trarre niente di buono (sotto nessun rispetto). Non solo, la logica ha anche un valore pragmatico: il pensiero, d’altronde, guida l’azione e l’azione a sua volta plasma il pensiero. La logica nasce delle norme implicite alle forme di vita che le pratiche umane mettono in atto. La negazione di ogni forma di vita è la negazione di ogni logica e, quindi, di ogni spiegazione e, quindi, di ogni fondamento: di ogni linguaggio. Di fronte alla volontà di morte non c’è parola o inferenza che tenga. Ma allora, se niente può essere detto, tutto è mistico.
Il Mistico, diceva Wittgenstein (Tractatus, § 6.522), si mostra ma non può essere detto: di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. La logica ha dei limiti, ogni forma di logica, sia questa formale o meno. Quali conseguenze possiamo trarre dalla volontà di una classe sociale di far morire popoli interi, di sopprimere ogni forma di libertà delle classi subalterne? Da una contraddizione seguono tutte le conseguenze. Sarebbe bello poter scegliere, vista la varietà di conseguenze a disposizione, ma se la premessa è una contraddizione, chi ti dice quale conseguenza è meglio accettare?
Allora, forse, ci viene in aiuto un’altra idea che traspare dalle parole di Wittgenstein: l’etica è trascendentale tanto quanto la logica. Di conseguenza, se la logica del sistema vigente genera contraddizioni – a ben vedere ne genera a sufficienza – tutto ciò che possiamo fare è trovare il fondamento nell’etica e in una morale diversa da quella che guida chi vuole la morte altrui e i suoi emissari.
Ma questo può nascere soltanto dal costituirsi di un fronte comune a tutte le forze che in un modo o in un altro si contrappongono al desiderio di morte delle classi dominanti. È solo dalle forme di vita che si contrappongono nella lotta di classe che la risposta a questa contraddizione può emergere. Ed è per questo che oggi, di fronte alla sempre più probabile ultima guerra, la censura aumenta e diventa la norma, è per questo che la classe dominante e i suoi emissari vogliono l’impunità: è un modo per gestire le contraddizioni che il loro sistema produce. È per questo che la propaganda emerge proprio in un momento di crisi: di fronte alla contraddizione, la scelta deve essere sempre e soltanto un sacro dire di sì alla vita dei padroni.