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L'Occidente

7 gennaio 2026

Come è noto il libro di Edward W. Said Orientalismo (1991 ha ottenuto uno straordinario successo ed è stato considerato una svolta nello studio del civiltà cosiddette “altre”. Sicuramente si tratta di un scritto assai utile e interessante, ma dal punto di vista medotologico si fonda su un principio assai antico già impiegato in varie occasioni (si pensi alle Lettere persiane del marchese Montesquieu 1721, che usa la visione orientale per criticare l’occidente e viceversa), ossia sul concetto psicoanalitico di proiezione

Come è noto il libro di Edward W. Said Orientalismo (1991 ha ottenuto uno straordinario successo ed è stato considerato una svolta nello studio del civiltà cosiddette “altre”. Sicuramente si tratta di un scritto assai utile e interessante, ma dal punto di vista medotologico si fonda su un principio assai antico già impiegato in varie occasioni (si pensi alle Lettere persiane del marchese Montesquieu 1721, che usa la visione orientale per criticare l’occidente e viceversa), ossia sul concetto psicoanalitico di proiezione. La psicoanalisi lo definisce così “meccanismo psichico di difesa in base al quale il soggetto attribuisce agli altri le sue parti negative, per liberarsene”. E in effetti la costruzione dell’Oriente è stata impiegata dal cosiddetto Occidente per trasferire tutti i suoi aspetti negativi al di fuori di sé, quali l’arretratezza, l’ignoranza, la povertà, di cui certo non era esente, giungendo a elaborare un’immagine idilliaca di se stesso quale civiltà progressiva, avanzata, superiore. Operazione che è stata fatta con tutti i popoli del mondo nel momento in cui entravano in contatto con i futuri colonizzatori.

Anche da queste poche parole introduttive risulta chiaro che, se la costruzione politico-culturale dell’Oriente non corrisponde alla realtà effettiva di quest’ultimo, ma costituisce solo un’immagine utile a chi la costruisce, anche l’immagine che per opposizione il soggetto elabora di se stesso e della civiltà cui appartiene deve necessariamente possedere un carattere artificiale e funzionale alle diverse circostanze storiche. Varie opere hanno affrontato questa tematica, come per esempio Occidentalism. Images of the West, di J. G. Carrier (1995), in cui si descrivono sia le autorappresentazioni occidentali, a livello culto e a livello popolare, sia le rappresentazioni che dell’Occidente ha elaborato chi vi vive e chi è venuto a contatto con esso. Brevemente ci limiteremo ad esaminare le più diffuse tra le prime, in auge in questi tempi bui e gravidi di conflitti.

A tutta prima il concetto di Occidente si presenta come una neutrale definizione geografica, in questo senso indicherebbe i paesi e i popoli che si collocano ad ovest del meridiano di Greenwich, esatttamente nelle Americhe, in parti dell’Europa occidentale, dell’Oceania, addirittura nella parte estrema della Russia orientale. Ad est del meridiano di Greenwich si espande invece l’emisfero orientale che comprende gran parte dell’Europa, Asia, Africa (in gran parte), Australia e Antartide. Spesso le civiltà storicamente sviluppatesi nei due emisferi sono contrassegnate con l’etichetta Nuovo Mondo vs Vecchio Mondo con ovvie contraddizioni.
Se analizziamo la definizione geografica e la compariamo al modo in cui si parla oggi di Occidente nel dibattito politico e nella comunicazione dominante, notiamo immediatamente che le due espressioni non coincidono e che per comprendere cosa intendono coloro che ne parlano occorre aggiungere una serie di elementi di carattere politico, economico e sociale. Questi sono evidenti se pensiamo allla costituzione del blocco euro atlantico nel 1949, costituito dai paesi fondati sulla cosiddetta libertà di impresa, sulllo stato di diritto, “democratici” (in realtà dotati di rappresentanze elette sempre condizionate), in alcuni casi addirittura monarchici, in generale cristiani e autorappresentantesi come dotati di una civiltà superiore.

Superiore a quella dei paesi riuniti dal 1953 nel Patto di Varsavia, sostanzialmente immersi nella difficoltà di costruire una società alternativa sulle rovine lasciate dalla Seconda guerra mondiale e appartenenti allo statico Oriente. E superiore a quella aderente al vasto resto del mondo periferico o coloniale, eufemisticamente definito in via di sviluppo, nel senso che avrebbe dovuto imitare lo stesso percorso evolutivo dei più o meno ex padroni.
La dissoluzione dell’Unione Sovietica, dovuta a fattori esterni e interni, ha dato impulso all’espansione del Patto atlantico verso l’est, ragione fondamentale dell’intervento russo in Ucraina, e dell’Unione europea, la cui funzione sin dai suoi primi passi è stata sempre quella di tenere sotto tutela Usa i paesi europei, di garantire esportazioni e investimenti provenienti da oltre Atlantico, di contenere la pericolosissima influenza sovietica. Nato e Ue hanno ingoiato quasi tutti i paesi ex sovietici, lasciando per ora nel limbo l’Ucraina e la Georgia, situata ai confini tra l’Europa orientale e l’Asia occidentale. Nel corso del tempo e nel susseguirsi frenetico degli eventi il cosiddetto blocco occidentale ha inglobato anche paesi degli altri continenti, includendo tutti quelli che non fanno parte della NATO, ma che hanno stretto accordi militari con gli Usa (molti di questi costituiscono i Major Non-NATO Allies, come per esempio i famosi cinque occhi, come Australia, Giappone, Corea del Sud, Nuova Zelanda, che hanno in comune i servizi segreti. La lista non è finita: in Medio Oriente sta “l’unica democrazia” di quella regione, “il genocida Israele”, con la funzione di avamposto dell’imperialismo Usa, la Giordania, il Bahrein, che sarebbero monarchie costituzionali, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia saudita, monarchie assolute. Tutti questi Stati hanno stipulato accordi di sicurezza e collaborano sul piano militare con gli Usa, ospitando almeno 7 basi permanenti, stanziate in Bahrein, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma non fanno parte formalmente della NATO. Nel continente africano i maggiori alleati non NATO sono il Kenya, Il Marocco, fatto che preoccupa la Spagna, e la Tunisia dotati di differenti regimi politici. Invece, gli Usa hanno rapporti di collaborazione con Egitto, repubblica semipresidenziale, che ospita un’istallazione militare, non una vera e propria base nel marco di una relazione di paternariato come con Etiopia, Nigeria e Somalia, impiegati per la cosiddetta lotta al terrorismo. In Africa vi sono numerose istallazioni militari Usa, ma l’unica base permanente è situata Gibuti e si chiama Camp Lemonnier.
In America Latina esisterebbe un accordo militare NATO con la Colombia, ma recentemente il presidente Gustavo Petro ha dichiarato che intende rompere questo legame. Dopo i bombardamenti al Venezuela (compreso il parlamento) lo stesso Petro ha fatto schierare il suo esercito alla frontiera con il paese vicino e amico. Probabilmente esiste anche un accordo segreto con l’Argentina di Milei, che dovrebbe prevedere la costruzione di una base in Patagonia, luogo in cui cittadini israeliani hanno comprato molti terreni.
In Asia, oltre agli accordi militari con i già citati Giappone, Corea del sud, forte è la relazione con l’attuale governo taiwanese, cui è stato recentemente concesso un finanziamento di circa 11 miliardi di dollari in armi tra cui i famosi Himars. Alleati importanti sono anche Thailandia, Filippine, Singapore, ugualmente importanti sono due alleanze con più membri, Aukus e Quad, cui aderisce anche l’India, membro dei Brics.

Come si vede, da questo sintetico quadro utile per farsi un’idea sulla collocazione politica dei vari paesi ricaviamo una congerie di paesi assai diversi per regimi politici, per tradizioni, civiltà, interessi e in effetti le su menzionate alleanze non sono di acciaio. Basti ricordare che la stragrande maggioranza dei membri del ONU ha votato in favore di Cuba e della Palestina, differenziandisi sia dagli Usa che da Israele.

Ma allora cos’è l’Occidente, se tutti gli alleati militari della grande potenza occidentale hanno a seconda degli ambiti assai poco in comune con esso?

A me sembra che nella sostanza esistono due rappresentazioni occidentali dell’Occidente. La prima è quella che si basa sul rapporto di subordinazione tra l’Europa, ora non più solo quella occidentale, e gli Usa, definiti giustamente i figli bastardi dei britannici. Sino a qualche tempo fa l’asse di questi paesi era caratterizzato dal capitalismo avanzato, da buoni standard di vita, dall’adesione assai differenziata al cristianesimo, dal riconoscimento generalmente opportunistico dello Stato di diritto e dei valori umani, tra i quali in primis la libertà di espressione, da regimi elettivi definiti scorrettamente democratici. Sotto i nostri occhi tutti questi elementi si stanno sgretolando e questo Occidente, nonostante lanci i suoi ultimi colpi di artificio, come contro il Venezuela, si sta lentamente autodistruggendo. All’interno di questo Occidente, in cui si sta delineando anche un forte conflitto tra Usa e le maggiori potenze europee, esiste una gerarchia, per cui non tutti sono sullo stesso piano, in quanto hanno di fatto rapporti subordinazione con il nucleo centrale, probabilmente identificabile con la cosiddetta anglosfera, dominata da una classe transatlantica che integra in sé anche le élite ad essa esterna, appartenenti ad una semiperiferia più o meno sottomessa.
Questo Occidente si è costituito con il colonialismo e con l’imperialismo, quando nella seconda metà dell’Ottocento, dopo aver conquistato e distrutto le Americhe, grazie alla rivoluzione industriale e tecnologica ha costretto con la violenza paesi nutriti da antichissime civiltà, come Cina e Giappone, ad aprirsi alle sue del tutto ingiustificate pretese. Questo percorso è ricostruito nella filosofia della storia di vari e noti autori, spesso utilizzando senza alcuna giustificazione una metafora naturalistica. Ad esempio, possiamo ricordare Hegel, per il quale la storia universale nasce in oriente, dove sorge il sole e si dirige nella sua maturità verso Occidente, realizzando la sua piena autocoscienza e libertà tramite la civiltà europea, la quale non ha conosciuto il dispotismo orientale e, attraverso le sue fasi (antichità greco-romana e mondo cristiano germanico) ha ampliato sempre più la sfera della libertà.
Dunque, secondo Hegel, e secondo il suo discepolo Croce, la storia doverebbe essere un percorso teleologico caratterizzato dall’ardua conquista della libertà, che ha coinciso nella sostanza con l’individualismo economicistico, da cui sono scaturiti invece lo sfruttamento dei molti e la servitù salariale. Visione del tutto speculativa che nulla ha a che fare con le dinamiche storiche reali, che determinano sempre più la diminuzione degli spazi di libertà e di libera espressione. Paradossi del capitalismo, di cui siamo diventati consapevoli da più di un secolo.
Il corollario di questo Occidente, consistente nel suprematismo razziale, cristiano, culturale, morale, lo troviamo nei discorsi di vari politici come Bush figlio, il quale in contrapposizione alla civiltà occidentale, diretta dagli Usa, e ai suoi valori, coniò l’espressione “l’asse del male” per riferirsi ai paesi più recalcitranti al dominio yankee. Come non ricordare “il fardello dell’uomo bianco”, compito che secondo R. Kipling ricadeva sugli occidentali che dovevano incivilire il mondo intero. Per non parlare poi della missione millenaria della Chiesa cristiana cui Dio avrebbe attribuito il dovere di cristianizzare tutti i pagani ovunque si trovassero, senza astenersi dalle pratiche più violente,
Da notare che questo Occidente si focalizza esclusivamente sui valori, mai veramente rispettati, e nasconde con molta accuratezza che la sua supposta superiorità si costruisce sulla espoliazione, la rapina, la distruzione delle civiltà alternative e avversarie. Come sta avvenendo proprio in questi giorni.

Vi è un’altra rappresentazione occidentale dell’Occidente, di cui fanno menzione solo coloro che appartengono all’estrema destra e si richiamano a tutti quegli autori che, dopo la Prima guerra mondiale hanno scoperto che l’amato Occidente si era trasferito armi e bagagli in Nord America, dove aveva cominciato a tramontare, passando direttamente dalla barbarie alla decadenza. In realtà, vi sono numerosissimi autori britannici e francesi, che all’epoca della rivoluzione industriale ne criticavano gli effetti devastanti sulla popolazione e mettevano in risalto la distruzione da essa provocata dei valori tradizionali. Si pensi al partito neo-nazista Alternative für Deutschland, che è schierato contro la Ue, l’immigrazione, contro l’Islam, e che al contempo cova un forte odio per gli Usa che hanno spodestato la potenza tedesca, ostacolandola nelle sue mire espansionistiche.
La forte critica al capitalismo Usa, che ha portato alla decadenza dei costumi e allo scadimento dei valori tradizionali, accompagnata dal rifiuto del bolscevismo, sempre in nome di un più alto spiritualismo, è presente nel pensiero di un controverso autore, seguace delle filosofie orientali, dell’esoterismo e del misticismo, noto ai fascisti nostrani, Julius Evola (1898-1974). Influenzato da F. Nieztsche, Evola ipotizza una società governata da un élite razzialmente pura in senso non eslusivamente biologico, una sorta di rinnovata aristocrazia feudale che avrebbe dovuto far trionfare un impero europeo e pagano diretto dalla Germania di Hitler. Visione immaginifica in cui si delinea precisamente lo scontro tra l’imperialismo Usa e il progetto imperialistico tedesco fallito grazie all’Unione Sovietica. Questi temi li troviamo in un’organizzazione di destra (attiva tra gli anni 70 e 80 del Novecento), Terza Posizione, il cui obiettivo era l’istaurazione di un sistema, che avrebbe dovuto risolvere la contraddizione tra il capitalismo/liberalismo e il comunismo/ collettivismo, mediante il ripudio della democrazia-liberale, il nazionalismo identitario, l’anti-individualismo, il corporativismo e talvolta la gestione pubblica dell’economia.

Anche qui, mi pare, appare di nuovo in nuce il conflitto interimperialistico tra la Ue, non al completo, che vuole continuare la guerra con la Russia, e parte degli Usa di Trump, che vorrebbero in qualche modo far cessare il conflitto, benché senza dar risposta alle ragioni di questo. Certo, la Ue è ormai ridotta ad un nano politico, ma sua leaderhip non può rassegnarsi a tale ridimensionamento.
Quest’analisi sintetica ci deve condurre necessariamente ad una risposta alla domanda iniziale che espongo in poche parole: l’Occidente a guida Usa è il polo imperialistico sorto dal tardo capitalismo ormai finanziarizzato e in decadenza, ma che vuol dare ancora segni della sua forza. L’altro Occidente è il nazionalismo sovranista, che tenta difendere con scarsa convinzione il suo capitale industriale, e che cerca nella compattezza ideologica con mezzi coercitivi quella potenza di cui è stata privata dopo decenni di sottomissione all’imperialismo principale. Ovviamente entrambi sono feroci nemici dei lavoratori che dovrebbero imparare a chiamarli con il loro nome scientifico: imperialismo seppure in forme aggiornate.