Epstein e il Somaliland: una falsa pista
Veneto, nobile decaduto e in lotta col mondo, ma soprattutto col panturanismo del Germani.
Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele non è un vecchio intrigo di Epstein ma cara, vecchia e cinica geopolitica
La sterminata massa di documenti del caso Epstein, che vanno dell'abietto al corporativo passando per l’intrigo, aiutano a cadere nella facile suggestione e a creare teorie che sembrano filare, ma in realtà nascondono una fallacia logica, d'altronde da quel pozzo nero ci si può aspettare di tutto. Questo è il caso del Somaliland che, citato dal faccendiere come area d'interesse nel lontano 2006, pare oggi concretizzarsi nel riconoscimento della regione da parte dell'Entità sionista.
Non è mio interesse fare da avvocato al giocattolo degli Isaq (gli azionisti di maggioranza del Somaliland e abitanti dell'area centrale), che sebbene, come ho già sostenuto quest'estate, abbia più di qualche carta in mano per giocare la partita dell'indipendenza, non appena è arrivato il sostegno esplicito dello stato genocida si è creata una frattura tra gli Isaq da una parte e i Darood e Dir dall'altro lato, intenzionati ad impedire un eccessivo rafforzamento del clan guida e ben consci dei gravami conseguenti da tale riconoscimento - tra cui la condanna morale dei vicini, l'eventuale reazione degli Houthi e nel caso in cui il criminale piano di sfollamento della striscia di Gaza venisse realizzato non è difficile pensare che la quota spettante al Somaliland, sicuramente uno dei prezzi richiesti da Tel Aviv, finirebbe nei territori dei due clan delle fasce laterali della regione.
Nei fatti non esiste una comune linea d’intenti. A meno che non si abbia anche intenzione, per esempio, di infilare nello stesso calderone i protagonisti dell' Iliade e Maometto II: gli stretti e i passaggi di mare sono sempre un interesse di chi intende assumere il controllo di un'area. Caso che vale anche per il Somaliland, dove siamo davanti alla stessa questione: un interesse che perdura nel tempo anche rispetto a protagonisti diversi.
Nel 2006 l'interessamento del milieu di Epstein per la regione secessionista nasceva da uno scopo totalmente americano che dipendeva dalla più generale tormentata storia somala del post Siad Barre, che falliti i tentativi di normalizzazione degli anni ‘90 culminarono all'inizio del primo lustro del millennio con l’avanzata delle forze delle Corti Islamiche nel sud del paese e nell'area del Puntland al decollo dell'attività pirata, che resero l’intera area dell' ex Somalia italiana instabile e lontana dagli interessi americani. Davanti a questa situazione l'unica area salda del paese era il Somaliland, che quindi offriva un approdo interessante per i futuri scopi americani atti a controllare il Corno d’Africa e lo specchio di mare che dà accesso al Mar Rosso.
Con l’intervento etiope in Somalia, aizzato dagli stessi americani, che in Zenawi hanno sempre trovato orecchie attente, il pericolo delle Corti Islamiche fu contenuto, sulle Corti, o meglio sulla fase politica delle stesse ho già espresso il mio parere, affatto coincidente con la visione di Washington in agosto. Venuto meno il pericolo corti e trovando con i signori della guerra clanici una maggiore corrispondenza di interessi, il Somaliland ha perso importanza per gli statunitensi, che cominciarono piuttosto a guardare con maggiore attenzione ad uno stato somalo unitario.
Il riconoscimento israeliano della regione secessionista non nasce dai vecchi intrighi della loggia Epstein, ma da interessi odierni dell'entità: controllo del braccio di mare, creazione di uno stato vassallo, frammentazione dei paesi dell'area in collaborazione con gli Emirati con l'intento di terremotare l'asta del Nilo e forse, come detto approdo per i gazawi espulsi.
Certamente è affascinante vedere tanto interesse americano per la regione nel 2006 ed ora materializzarsi la nascita del Somaliland come perorato allora dal gruppo Epstein. Viene quasi naturale fare un collegamento diretto, soprattutto se non si hanno gli strumenti e le conoscenze adeguate dell'area, ma in realtà l'unica cosa comune è la posizione strategica di Hargeisa e la compiacenza degli Isaq che rendono il Somaliland un crocevia di interessi, che quindi può trovare sempre qualcuno propenso ad assecondarne l'indipendentismo.