Fidel Castro: cento anni di (non) solitudine
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Da Cuba all'Africa: la storia di Fidel Castro, simbolo e guida della liberazione e del riscatto dei popoli
“Ora tu mi domandi il prezzo. È una domanda un po’ complessa: qual è il prezzo di una rivoluzione? Io allora ti potrei chiedere: qual è il prezzo pagato da una squadra di calcio per partecipare a un campionato e ottenere la vittoria? Bene: ha dovuto impegnarsi, ha dovuto lavorare, ha dovuto coordinare e impiegare la sua intelligenza, i suoi sforzi e le sue energie. Però se chiedi a un giocatore della squadra se per lui è stato un grande sacrificio, sicuramente ti risponderà, se la sua squadra è stata vittoriosa, che ne è valsa la pena” - Fidel, Un dialogo lungo trent’anni, di Gianni Mina, Minimum fax, pag. 49, Roma, 2024
Il 13 agosto 1926, un secolo fa, nasceva a Birán Fidel Castro, uno dei protagonisti del Novecento e del movimento di emancipazione del Sud Globale dal colonialismo e dall’imperialismo.
In questi mesi, in queste settimane, il ruolo di Castro assume una grande rilevanza per Cuba e per il mondo intero, proprio mentre il cappio imperialista si stringe attorno all’isola, proprio mentre Donald Trump ha deciso che non c’è più nessuno spazio per l’isola degli uomini liberi.
Così è ripartita la propaganda feroce dei cubani scappati all’estero, anti-castristi, anti-socialisti che accusano il governo di ogni male.
Dimenticano come L’Avana abbia permesso ai propri cittadini, nonostante il bloqueo imposto dalla più grande economia mondiale, uno stile di vita e servizi invidiabili per la propria regione geografica. Il confronto con Haiti è chiarificatore: la porzione occidentale dell’isola di Hispaniola è in preda al colera, al narcotraffico, subisce ciclici attacchi e occupazioni da parte degli Stati Uniti o dei loro alleati, è ingovernabile, vive una violenza dilagante per le strade e in questo momento di rinascita del benessere nel Sud Globale sembra purtroppo ancora tagliata fuori. [1]
Cuba non è così. Nessuno nega che possano essere stati commessi degli errori: quale governo non ne compie? La perfezione è un desiderio idealista. I governi non devono (possono!) essere perfetti, devono però agire nel migliore dei modi possibili.
In tanti, nei decenni, i media occidentali hanno provato a raccontare la storia di un popolo represso e schiacciato. Non esiste il tiranno come figura archetipica, ogni forma di governo che piaccia o non piaccia ai turisti occidentali gode di consensi nel proprio contesto; proprio come la “democrazia parlamentare” gode di un largo consenso tra i cittadini di mezza Europa e Nord America. Nessuna società umana viene governata da persone che non siano espressione della stessa.
Questo articolo sulla vita di Castro è diventato rapidamente un articolo su Cuba, ma era forse inevitabile, perché non esiste una vera separazione e perché come per ogni grande rivoluzionario, la propaganda e i suoi cantori ne hanno creato un’immagine negativa, distruttiva, associata a una violenza cieca.
A Fidel Castro non si perdona che a sole novanta miglia dalla Florida, osò sfidare l'egemonia degli Stati Uniti, opponendosi alla macchina divoratrice dell'imperialismo capitalista. Contro di lui si scagliarono embarghi feroci, assedi e innumerevoli tentativi di assassinio, ma rimase saldo. Il suo internazionalismo non conobbe frontiere o esitazioni: fu così fratello maggiore e guida della Rivoluzione Sandinista in Nicaragua. Mentre il popolo insorgeva contro la feroce tirannia della dinastia Somoza, Fidel inviò medici, maestri e addestratori militari condividendo il sapere tattico e l'esperienza della guerriglia.
Nel profondo del continente africano il suo mito (e quello del Che) assume però le proporzioni di un'epopea omerica [2]. Con un senso della fratellanza con pochi precedenti, Fidel lanciò l'Operazione Carlota, inviando migliaia di soldati cubani a versare il proprio sangue sulle sabbie dell'Angola. Mentre l'Occidente voltava lo sguardo, Cuba si fece scudo per le nazioni africane appena nate. Grazie alla sua visione strategica e al sacrificio estremo dei suoi figli, Cuba assestò il colpo mortale all'apartheid con la storica battaglia di Cuito Cuanavale, dove i reparti cubani sbaragliarono le forze razziste sudafricane. Fu un sacrificio enorme che accelerò il crollo del regime segregazionista. Nelson Mandela, una volta libero dalle catene, volle recarsi a L'Avana per abbracciare Castro.
Fidel resta una figura mitica, un Prometeo dei tempi moderni che ha rubato il fuoco dell'utopia, per donarlo agli ultimi, agli emarginati e a chiunque osi ribellarsi alle ingiustizie.
Dire Fidel, Cuba o rivoluzione cubana è ormai sinonimo, sono tutti nomi, incarnazioni di un concetto. In qualche modo, Fidel e il Che sono diventati i simboli della lotta per il socialismo. Possono essere un indigeno dell’Amazzonia che si ribella al capitalismo estrattivista che distrugge la sua terra, una ragazzina di Nairobi che impara a leggere per costruire una vita migliore, Nicolás Maduro nelle prigioni USA, i ragazzi di Extinction Rebellion in Europa occidentale, un insegnante che continua il suo lavoro a Gaza o un giornalista minacciato in Italia, ovunque c’è lotta per la liberazione individuale e collettiva, contro l’oppressore, lì troviamo Fidel Castro, Cuba e la rivoluzione cubana.
Oggi che Cuba è sotto attacco, che la rivoluzione viene strangolata da una maggiore aggressività statunitense, che persino fraterni amici voltano le spalle, spetta a tutti noi rendere a Cuba questo servizio.
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[1] Cavigliere elettroniche agli haitiani, «incentivo» all’autodeportazione, Libero Vazzoler, Il Manifesto, 6 agosto 2026
[2] Cuba in Angola: un’Odissea africana, Nicola Tanno, Jacobin Italia, 2 dicembre 2025