I generali di Milton Friedman
Oltre l'antifascismo rituale, il caso Vannacci segnala il ritorno di una tentazione antica
di Oscar Monaco
L'ascesa di Vannacci non è pericolosa perché sarebbe "fascista": l'ossessione antifascista rituale, che vede Mussolini dietro ogni cespuglio, impedisce di cogliere problemi più profondi e più moderni.
La questione è che Vannacci è un militare, e la storia europea, dai Comuni medievali all'Illuminismo, è in larga misura la storia della progressiva subordinazione della forza armata alla società civile. Quando la borghesia rivoluzionaria strappa il monopolio della violenza all'antica aristocrazia militare e lo sottopone al controllo della politica, del parlamento, delle istituzioni rappresentative, l'esercito diventa uno strumento dello Stato e non il suo proprietario.
La teoria della classe armata elaborata da David Colantoni mette in evidenza una tendenza inversa sviluppatasi con la professionalizzazione degli eserciti contemporanei. Quando il popolo in armi viene sostituito da corpi permanenti sempre più separati dalla società, dotati di cultura, interessi e meccanismi di riproduzione propri, la forza organizzata tende progressivamente a trasformarsi da strumento in soggetto.
Si tratta di una regressione storica: mentre l'Europa moderna aveva sottratto la violenza organizzata a una casta specializzata, la crescente autonomia degli apparati militari rischia di ricostituire una nuova aristocrazia delle armi, non più fondata sul sangue e sui titoli nobiliari ma sulla professionalizzazione permanente della funzione militare.
La popolarità politica di un generale segnala la crisi di legittimità delle classi dirigenti civili e il ritorno di una tentazione antica: affidare la soluzione delle contraddizioni in seno alla società a coloro che detengono professionalmente la forza.