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Il caso Georgia, l’impero all'assalto della via della seta

di
Andrea Alexandro Nal
Andrea Alexandro Nal

Veneto, nobile decaduto e in lotta col mondo, ma soprattutto col panturanismo del Germani.

3 luglio 2026

Massicci investimenti cinesi sulle dorsali stradali del Paese: l’autostrada S3 spacca le élite georgiane

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Il caso georgiano insiste nel solco dei metodi con cui gli Stati Uniti portano avanti la loro strategia di affermazione di un quadro se non egemonico, almeno di rallentamento dell'affermazione di potenze concorrenti. Dopo il tentativo abortito di fare della Georgia una dependance completamente occidentale, che si è concluso brutalmente con la guerra del 2008, aperta da una proditoria invasione dell'Ossezia meridionale, regione separatista della Georgia, ma custodita da peacekeeper russi, da parte del presidente ultra filo-occidentale Mixeil Saakashvili e conclusasi con una disastro in soli cinque giorni.

Da allora il paese è vissuto in un limbo tra est ed ovest, diviso al suo interno tra le attuali opposizioni filo occidentali che rappresentano ceto urbano e giovani e le forze di governo realiste, aperte a contatti economici e investimenti con i vicini (anche quelli scomodi come la Russia) e la Cina. È una fantasia ritenere esista una quota non ultra minoritaria di elettori georgiani effettivamente pro-russi. Da quel lato il lavoro delle ONG, legate sia a Washington prima e Bruxelles in seguito che a fondazioni private, dal 1991 scatenate nel paese aizzando nazionalismo e vittimismo etnico è stato perfettamente efficiente.

Venuta meno, almeno al momento, la presa diretta del potere nel paese da parte di Washington, ora lo scopo dell'egemone è impedire che la Georgia diventi uno dei gangli alternativi della via della seta cinese. Questo avviene sia direttamente che attraverso la proxy UE, anche se nel caso specifico i cinesi hanno sfruttato uno spazio lasciato vuoto dalla stessa Banca d'Investimento dell'Europa, che non escludo abbia congelato l'opera sia per scarsa progettualità ed efficacia che su pressione americana, e che probabilmente non aveva alcun interesse per la realizzazione dell'opera, temendo che comunque sarebbe andata a favore di Pechino.

Quella strada non s'ha da fare!

La Georgia, per la sua posizione geografica sulla soglia tra Europa e Asia, è diventata per la Cina un Paese di grande interesse commerciale e infrastrutturale. Questo ha portato a massicci investimenti, in particolare sulle due dorsali stradali del Paese: l'asse est-ovest, dal Mar Caspio al Mar Nero, e quello nord-sud, dall'Armenia alla Russia, il tutto inserito nei programmi della Belt and Road Initiative (BRI).

Quest'ultima comprende l'ammodernamento e la messa in sicurezza della S3, la vecchia Strada Militare Georgiana, percorsa storicamente da soldati invasori e mercanti. In inverno precipitazioni nevose, frane e valanghe bloccano la via anche per un mese intero, mentre in condizioni normali l'inadeguatezza della strada provoca lunghe code.

La zona più critica è la valle di Khada (o Khevi), sul versante meridionale del Caucaso, sul lato meridionale del Caucaso, dove con tunnel e viadotti si stanno bypassando i passi più problematici, ma sono in itinere piani di sviluppo e rifacimento dell’intero percorso ove non sono già stati svolti.
Sulla strada tra Kvesheti e Kobi su un tragitto di 23 chilometri sono stati costruiti 6 ponti e 5 gallerie di cui una lunga 9 chilometri. I lavori sono stati affidati a consorzi di imprese Cinesi tra cui la capofila China Railway Tunnel Group.

Il governo di Sogno Georgiano (Georgian Dream) è fortemente favorevole allo sviluppo della strada e crede che un aumento degli scambi commerciali internazionali, resi più celeri e facili, possa andare a favore del paese, nonché nello sviluppo turistico della valle collegandola direttamente a Tbilisi.

I fondi necessari a coprire l’investimento di 496 milioni di dollari provengono dalla Asian Development Bank (ADB) per 385 milioni, dal governo georgiano per 75 milioni e dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) per 55 milioni. L'ADB si occupa anche degli studi di fattibilità e della valutazione d’impatto economico e ambientale.

L’opposizione occidentalista, del paese ed in particolare alcune fondazioni a finanziamento occidentale, sottolineano invece i problemi legati a questi lavori. Tra questi citano un eccessivo legame con la Russia, la dipendenza da costruttori e finanziamenti cinesi – che nel Paese dominano di gran lunga le gare d’appalto – e infine questioni ambientali e di conservazione storica. Ricordano inoltre alcune problematiche emerse nella gestione e nella qualità dei lavori sull’asse est-ovest con infortuni, scioperi e difetti nei lavori, ma che sono risultati assenti per i lavori sulla S3 attualmente conclusa. L'importanza degli investimenti cinesi in effetti non è solo una esagerazione occidentale, basti una visita al sito internet della Asian Development Bank sulla pagina dedicata alla Georgia per notate la capillare ed imponente opera del colosso asiatico sulla viabilità del paese, ma anche sulle attività di sviluppo sociale ed economico della regione.

Manana Kochladze, responsabile per i diritti umani e la democratizzazione presso Bankwatch, rete di gruppi dell'Europa centrale e orientale che controlla il modo in cui banche e fondi investono in infrastrutture, denuncia la snaturalizzazione della valle di Khada, lo sconvolgimento della vita bucolica degli abitanti con rumori ed inquinamento; il pericolo per i siti storici insistenti sull’area interessata con una lotta di perizie tra la ADB ed il governo a rilevare 37 siti mentre l’opposizione arrivava a 200, ma solo 100 nei pressi dei lavori.

Contrappone al desiderio di sviluppare il commercio la necessità di conservare la distanza dalla Russia e non favorire Cina e Iran che troverebbero in un miglioramento della strada militare un'alternativa alla via nord-sud azera, soggetta ai capricci di Baku. Via che attualmente taglia fuori dal commercio la stessa Georgia.

Nel paese le opinioni sono divise tra l’opposizione sostenuta dall'occidente e il governo, favorevole. Ritengo che non sfugga a nessuno che la mancata costruzione degli assi viari nord-sud, est-ovest, il miglioramento di strade e ferrovie costiere e il miglioramento delle vie verso la costa del mar Nero rappresenti per il paese un danno completo. Risulta quindi incomprensibile l'opposizione di parte del corpo politico, se non si scomoda una spiegazione di natura politica e di dipendenza da filiere occidentali che hanno poco o nulla a che spartire con gli interessi di sviluppo economico della Georgia.