I giorni che sconvolgono il mondo, en attendant...
Studioso di relazioni internazionali con focus su integrazione eurasiatica e mondo russo, laureato in Mediazione linguistica e culturale con tesi sul conflitto nell' Ucraina orientale quando era ancora quello del 2014/15. Attivista e cercatore da sempre.
L’impero decadente imbocca la via dell’escalation: logistica suicida, propaganda e cosmesi dell'invasione della Persia
Riscaldamento...
La settimana si preannuncia molto calda, con gli Stati Uniti che lasciano al buio parte dell’Iran dopo aver finto di prorogare l’attacco all’infrastruttura energetica e spostano forze nella regione in vista di operazioni sul terreno con uomini propri.
Nel frattempo, la campagna missilistica iraniana infuria si Israele ed Hezbollah mantiene la propria tradizione rendendo la vita un inferno per le forze israeliane nel Sud del Libano, mentre continua a lanciare missili a sua volta.
Gli Yemeniti di Ansarallah si sono uniti alla battaglia e la resistenza irachena ha di fatto espulso gli Stati Uniti dal paese, escluso il Kurdistan iracheno, sulle cui basi comunque piovono indisturbati missili e droni.
Che dire, non ci si annoia. Visti i promettenti giorni davanti a noi, avanziamo alcune rapide considerazioni, che necessiteranno di aggiornamenti.
Per gli Stati Uniti, vere operazioni militari di scala appaiono impossibili o suicide. Ricapitoliamo: non c'è la logistica per sostenere la forza una volta inserita, non ci sono aree di raggruppamento sicure per concentrare la forza da inserire, non ci sono gran punti facili per inserirla e, ad essere onesti, non c'è nemmeno la forza stessa. 4000 marines, anche con l'aggiunta di due divisioni aviotrasportate, sono una forza piccola per affrontare un nemico serio, ma comunque corposa da dover sostenere. Tuttavia, rischiamo di guardare le cose sbagliate o semplificare troppo.
È vero, la forza è piccola, ma dipende dallo scopo. Gli Americani, specie a questo punto, secondo la loro tipica mentalità, non devono conquistare l'Iran, devono salvare la faccia. Naturalmente riaprire Hormuz sarebbe la vera necessità, e questo vostro cronista è convinto che ci proveranno con grande audacia comunque e che sarà un bagno di sangue con lunghe ramificazioni. Sia come sia, il fatto è che quell'opzione potrebbe fallire in ogni caso.
E se alla Casa Bianca la lucidità scarseggia, al Pentagono dei professionisti che lo sanno ci sono ancora. Una puntata di Netflix action travestita da operazione speciale, invece, è sempre possibile. La propaganda ucraina vive di questo da anni e la verità è che per chi ci vuole credere funziona. E anche per chi non ha una cornice alternativa da cui attingere per inquadrare gli avvenimenti, cioè buona parte dell' opinione pubblica.
Non sappiamo se sarà necessariamente questo fine settimana, ma la via dell'escalation è decisamente imboccata, come attesta il relativo silenzio delle potenze eurasiatiche che sostengono l'Iran.
La nostra considerazione sintetica rimane sempre quella: gli Stati Uniti non hanno quello che serve per ottenere dall'Iran qualcosa di realmente significativo con la forza militare, anche se possono causare gravi danni. Se tenteranno questa via, subiranno perdite come non gli è mai capitato in precedenza.
Oppure punteranno su qualcosa di totalmente cosmetico, giusto per avere una foto vittoriosa da mostrare al loro pubblico interno, ma anche così il punto è che gli Iraniani non desiderano concedere.
Can you feel the heat?
Mentre queste righe sono redatte, oltre all’alimentazione della rete elettrica iraniana sono state colpite basi dell’artiglieria dell’esercito regolare. Questo sembra importante, perché le isole del Golfo Persico di cui si vocifera da settimane, in particolare Kharg ma non solo, sono ampiamente entro la portata dell’artiglieria iraniana posizionata sulle coste e non offrono riparo. Eliminare l’artiglieria vorrebbe dire, in questa logica, permettere un minimo la sopravvivenza delle forze aviotrasportate su quelle isole, visto che forzare con la marina il blocco dello Stretto sembra impraticabile.
Cosa c’è sul terreno, a livello di forze, trappole e mezzi, non possiamo saperlo. Il poco che sappiamo ci fa immaginare un attacco aereo e missilistico molto consistente su un Iran già al buio per coprire l’inserimento di forze leggere aviotrasportate sulle isole del Golfo, magari combinate da azioni di forze speciali contro le postazioni costiere e i magazzini delle retrovie.
Gli attacchi aerei e missilistici sarebbero la parte facile, ma questa è la guerra a cui l’Iran si prepara da vent’anni e il territorio lo assiste, con le sue alte coste e la sua orografia. E in ogni caso, anche eliminata l’artiglieria nelle vicinanze, restano comunque i missili e i droni lanciati dalle basi sotterranee. Nessuna forza militare americana ha mai in tutta la sua storia fatto l’esperienza di un tale livello di bersagliamento.
Se non si inventano qualcosa di davvero inatteso, la prospettiva è fosca.
Dobbiamo stare a vedere: questo non è il sequestro di Maduro, è l’invasione della Persia.
Senza finire legati agli altari...
Sullo sfondo, tuttavia, non possiamo eludere una domanda fondamentale. È vero, la pianificazione strategica americana è malridotta da decenni. Ci sono precedenti, tendenze e indicatori in tutti i settori, e chi ora vuole darne la colpa solo a Trump sta di nuovo eludendo la realtà, perché sappiamo tutti che ci sono apparati di potere che vanno al di là delle presidenze e che in occidente questi apparati sono connessi alle oligarchie finanziarie.
Ma anche al netto di questo, messa a fattore anche una pianificazione pessima e tutti gli errori di calcolo, ci sono molti elementi a dirci che almeno una fazione, apparentemente quella più in linea con l'attuale potere in Israele, ha concepito questa guerra confidando di vincerla ma disposta ad accontentarsi di vederla combattuta. In quel caso, l'obiettivo non sarebbe una vittoria visibile immediatamente nella regione, ma la distruzione stessa.
Il contesto in cui collocare il piano è composto dalla guerra globale per il controllo delle rotte e del mercato degli energetici, da un lato, e dal fanatismo religioso e messianico sionista dall’altro. Da questo filone di ragionamento sono nate anche teorie estremamente originali, che francamente non ci sentiamo di condividere. Siamo però costretti a notare che alla nostra razionalità materialista classica manca qualcosa, per leggere le pieghe dietro a questo conflitto.
A limitarci è “solo” il non avere in mano le carte, oppure è semplicemente la follia che acceca l'Impero decadente che non è leggibile razionalmente?
L'ultima volta che ne abbiamo scritto, abbiamo concluso dicendo che gli déi privano del senno coloro che vogliono perdere. Forse stiamo per scoprire se è proprio così.