Giovedì Bianco: cos'è e perché tutti dovrebbero partecipare
Dottoranda all'ultimo anno in sociologia con tesi sulla militarizzazione della polizia nelle proteste e la criminalizzazione dei manifestanti. Giornalista freelance specializzata in conflitti con una grande passione per la musica irlandese, il volontariato, il beach volley e il windsurf
Flashmob, presìdi e cortei negli aeroporti italiani per fermare gli accordi con Israele
Da qualche mese, ogni giovedì, in diverse città italiane succede qualcosa di nuovo. Non è uno sciopero, non è una manifestazione tradizionale con corteo e slogan: è il Giovedì Bianco, uno strumento nato dal basso nella primavera del 2026 che propone a organizzazioni, collettivi e cittadini/e di organizzarsi per manifestare ogni giovedì contro le ingiustizie del nostro sistema.
Un'idea nata dalla frustrazione di un governo che non ascolta, ma criminalizza
Il Giovedì Bianco nasce dall'esperienza di chi, da anni, è attivo per la causa palestinese e ha costruito momenti di incontro, elaborazione e protesta soprattutto dopo l'8 ottobre 2023. Dopo tante manifestazioni, scioperi e forme diverse di resistenza civile, tra gli attivisti è maturata una convinzione: di fronte a un'emergenza così grande, servono obiettivi semplici, chiari e ampiamente condivisi, capaci di unire persone con visioni e metodi anche molto diversi tra loro, invece di dividerle. Il nome scelto, "bianco", richiama proprio questa idea di punto di incontro neutro, in cui le differenze ideologiche passano in secondo piano rispetto agli obiettivi comuni.
Il movimento si è dato cinque richieste precise: uscire dalla logica del riarmo, rifiutare ogni collaborazione con le guerre in corso, non attivare la leva obbligatoria, garantire piena libertà di parola, espressione, sciopero e manifestazione anche a scuola e sul lavoro, e tornare al pieno rispetto della Costituzione. Il primo Giovedì Bianco si è svolto il 14 maggio 2026, con azioni in diverse città come Cagliari, Milano, Napoli, Torino e Bologna, in forme scelte liberamente da ciascun gruppo: cortili scolastici aperti al dialogo con gli studenti, cortei lenti nelle strade, rallentamenti del lavoro, dichiarazioni pubbliche di artisti. L'idea di fondo, spiegata sul sito ufficiale, è agire, manifestare, interrompere e rallentare, ogni giovedì, ciascuno con i propri mezzi, fino al raggiungimento dei cinque obiettivi. È un momento di protesta, o ribellione, che può durare tutto il giorno come pochi minuti, e si può svolgere in qualsiasi modo o momento della giornata. Questo è davvero un bel progetto democratico che dovrebbe essere abbracciato da quante più realtà possibili, specialmente quelle più importanti e numerose.
Perché proprio gli aeroporti
Nelle ultime settimane il Giovedì Bianco ha scelto gli scali aerei come uno dei terreni di azione più visibili. Il motivo è molto semplice: gli aeroporti sono uno dei nodi in cui passano fisicamente le rotte aeree e gli accordi commerciali che collegano l'Italia a Israele, oltre a essere stati al centro delle polemiche per l'accoglienza turistica riservata quest'estate a personale militare israeliano in licenza. Per gli attivisti, opporsi in aeroporto significa portare la protesta lì dove si concretizza, nei fatti, la normalizzazione dei rapporti che contestano.
Le richieste avanzate durante le azioni aeroportuali sono quattro: la sospensione delle rotte aeree dirette e degli accordi commerciali che sostengono l'economia israeliana, la fine di ogni collaborazione militare, economica e diplomatica del governo italiano con lo Stato di Israele, il riconoscimento pubblico e istituzionale di quanto avviene a Gaza e in Cisgiordania, e l'apertura delle indagini già depositate presso la Procura di Roma contro militari israeliani identificati, con l'esecuzione dei mandati d'arresto della Corte penale internazionale già emessi.
Il "Muro di Coscienza"
Una delle forme d'azione più usate negli scali è il cosiddetto "Muro di Coscienza": un flashmob in cui un gruppo di attivisti si dispone nelle aree di arrivo o partenza, spesso accompagnato da musica dal vivo, cori e momenti di dialogo diretto con i viaggiatori. A Cagliari, il 20 agosto, una trentina di persone ha animato per tre ore l'atrio partenze con improvvisazioni al pianoforte e canti, raccogliendo tantissima solidarietà e veramente poche contestazioni. Gli organizzatori tengono a precisare un punto fermo: l'azione non è mai rivolta contro i singoli passeggeri, che non vengono in alcun modo profilati o presi di mira. Il bersaglio, spiegano, è politico e riguarda le scelte del governo italiano, mentre chiunque voglia fermarsi a discutere o unirsi trova accoglienza.
A Fiumicino, la manifestazione è stata un momento di ritrovo davanti l’iconica fontana, con bandiere e musica, a cui si sono anche uniti dei turisti che erano di passaggio, altri si sono fermati per fare un selfie, altri per applaudire. È profondamente affascinante vedere persone che nonostante l’ansia di un volo imminente, si fermano per partecipare a un’azione per la Palestina, spontaneamente. Questo fa ben capire quale sia il sentimento diffuso in tutto il mondo sul genocidio e l’impopolarità di Israele, a cui ormai non crede più nessuno se non gli israeliani stessi.
Le tappe del 20 agosto
Il 20 agosto 2026 è stata una delle giornate coordinate più ampie, con azioni in cinque aeroporti nell'arco della giornata:
- Verona Villafranca, ore 7:30–9:00, punto di ritrovo Arrivi
- Cagliari, ore 9:00–12:00, punto di ritrovo Atrio Partenze
- Milano Linate, ore 10:00–13:00, punto di ritrovo Arrivi, porte 7 e 8
- Roma Fiumicino, ore 17:00–19:00, punto di ritrovo Partenze Terminal 3
- Venezia, ore 20:30–23:30, punto di ritrovo Arrivi
Le azioni si sono susseguite dalla mattina alla sera, dando vita a una sorta di staffetta nazionale in cui gli stessi orari e le stesse modalità si sono ripetuti da nord a sud del Paese, ciascuna gestita in autonomia dai gruppi locali dentro una cornice comune.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Il movimento non si ferma qui: nuove tappe negli scali italiani sono già allo studio, con altre città che si aggiungeranno progressivamente al calendario delle azioni, in alcuni casi con dettagli logistici che vengono comunicati solo a ridosso della data per ragioni organizzative. Accanto alle azioni negli aeroporti, altri presìdi in piazza continueranno a proporre il "Muro di Coscienza" con formule proprie.
La logica dichiarata dagli organizzatori è quella di una rete capace di attivarsi senza bisogno di grandi mobilitazioni sui social: un giorno fisso, il giovedì, in cui agire separatamente ma in modo coordinato, così che diventi un appuntamento riconoscibile anche quando i tempi, avvertono gli stessi attivisti, dovessero farsi più difficili.
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Foto: Maria Giulia Molinaro Vitale