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Israele in America Latina ed altri loschi affari

di
Alessandra Ciattini
Alessandra Ciattini

Antropologa prestata alla geopolitica. Docente universitaria di antropologia culturale presso La Sapienza di Roma. Esperta di Sud America.

21 agosto 2026

Dietro gli aiuti al Venezuela affari opachi, risorse naturali svendute e la svolta a destra dell'America Latina

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Si tratta di una notizia vecchia, ormai di quasi due mesi fa (il terremoto che ha colpito il Venezuela, causando circa 6.000 vittime), ma che – credo - merita esser riconsiderata. In quell’occasione il governo israeliano e Netanyahu in prima persona decisero di inviare una squadra di specialisti (medici ed ingegneri) per aiutare i dirigenti venezuelani, divenuti tali dopo l’illegittima e oscura cattura di Nicolas Maduro, a far fronte alla catastrofe riversatasi su un paese già in serie difficoltà. Il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha scritto commosso su X: ”L’invio di questa delegazione esprime l’impegno dello Stato di Israele nell’assistenza umanitaria nei confronti dei popoli che hanno sofferto disastri naturali”. In effetti, pronunciando queste parole non ha mentito, dato che Israele non è impegnato ad aiutare quelli che hanno sofferto catastrofi provocate da fattori umani, soprattutto quando gli umani sono loro stessi.

Israele ha così colto la palla al balzo, rendendo possibile la ripresa delle relazioni consolari con il Venezuela, che erano state interrotte 17 anni fa, quando Hugo Chavez aveva giustamente condannato lo Stato sionista per la sua politica aggressiva e spietata nella regione mediorientale. Questo evento costituisce un cambio di rotta adottato dai paesi latinoamericani che, dopo un periodo progressista, hanno di nuovo virato verso la destra. In un video precedente avevamo parlato di trumpificazione dell’America Latina e certo l’isterico leader e i suoi compagni di bisbocce non sono estranei a tutto ciò. Infatti, Caracas ristabilisce le relazioni con Tel Aviv poco dopo che la Colombia, ora retta da Abelardo de la Espriella, ha riconosciuto la legittimità dell'occupazione delle alture del Golan da parte di Tel Aviv. Con quale autorità lo abbia fatto, non è dato sapere. Insieme alla Bolivia, il Venezuela aveva rotto le relazioni diplomatiche con Israele nel 2009, pochi giorni dopo l'inizio dell'invasione di Gaza (Operation Cast Lead). Prima dell’intempestiva iniziativa della Colombia solo gli Usa avevano dichiarato che le Alture del Golan erano di pertinenza israeliana, ossia di uno Stato cresciuto dal nulla, solo sulla base degli interessi imperialistici nella regione, che mai hanno tenuto in conto la sacrosanta volontà dei suoi abitanti. Eppure, ciò nonostante, il capo del governo siriano, il noto terrorista Al Jolani non ha accettato tale riconoscimento; sulla stessa linea si è mossa la Turchia, che si è impegnata in un nuovo patto con Arabia Saudita ed Egitto (7 agosto), il cui scopo sembrerebbe quello rafforzare la dissuasione regionale e l’autonomia strategica dei paesi dell’area, dove si registrano pericolosi conflitti: Israele e Usa contro l’Iran, gli attacchi dello Stato sionista alla Siria e al Libano meridionale e l’impunita uccisione dei palestinesi.

L’ex Presidente della Colombia Gustavo Petro ha scritto su X che per la maggior parte dell’umanità le Alture del Golan appartengono alla Siria, e che Israele ha usato software per alterare i risultati elettorali, portando al governo della Colombia un cittadino statunitense, sottomesso ai voleri di Israele e degli Usa. Ha anche scritto che chiede scusa per l’offesa, inerente al riconoscimento, fatta al popolo arabo e a quello islamico, che la Colombia rispetta profondamente.

Dopo il non più oscurabile genocidio dei palestinesi, che ancora continua nell’indifferenza dei difensori dei diritti umani, Israele ha speso miliardi per presentare al mondo un volto diverso da quello del feroce omicida e, nello stesso tempo, sta tessendo nuovi legami con l’America Latina e, in particolare, con l’Argentina di Javier Milei, con cui avrebbe firmato gli Accordi di Isacco. Ricordo che la Patagonia era tra le terre designate dai primi sionisti per accogliere un focolare per gli ebrei. Se non sono stati i turisti israeliani in Patagonia a scatenare gli incendi, che hanno devastato la regione nel gennaio 2026, essendo questi ultimi solo vittime di un’ennesima teoria del complotto, certo è che la società israeliana Mekorot si è comprata tutta l’acqua lì disponibile da impiegare nelle attività estrattive, le riserve di gas in Vaca Muerta e la costruzione di enormi centri di dati su iniziativa di Palantir. Mekorot è una corporazione parastatale che oggi gestisce l’80% delle risorse idriche della Palestina e che aveva rapporti con ACEA e IREN in Italia. Con questa operazione, i già vessati mapuche, antichi abitatori della zona divisa tra Cile e Argentina, faranno probabilmente la fine dei palestinesi.

I governi di Israele e Venezuela hanno comunicato di aver deciso di "proseguire la cooperazione tecnica bilaterale derivante dagli sforzi in risposta all'emergenza e di ricostruzione successivi al doppio terremoto" che ha devastato la nazione caraibica dal 24 giugno.

Occorre aggiungere che l’avvicinamento Venezuela-Israele, certamente benedetto dall’ineffabile Trump, il quale ha dichiarato “al vincitore appartengono le spoglie”, ha suscitato importanti proteste da parte della popolazione venezuelana, che ha bruciato nelle strade la foto di Netanyahu, la bandiera statunitense e quella israeliana al grido classico Yankee go home, ricordando le parole di condanna verso lo Stato sionista pronunciate dal Presidente Chavez.

Le Nazioni Unite riconoscono che la regione delle alture del Golan appartiene lla Siria e il Segretario generale dell'ONU, António Guterres, ha confermato tale posizione, definendo l'occupazione israeliana illegale e "del tutto inaccettabile".

Il precedente governo colombiano, diretto dell'ex presidente Gustavo Petro, aveva interrotto le relazioni diplomatiche con Israele nel maggio 2024, ed aveva anche sostenuto l’azione intrapresa dal Sudafrica dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia contro Israele con l’accusa di genocidio. Ovviamente in linea con la svolta a destra il nuovo presidente ha annullato questa decisione e ha anche ridotto il numero delle ambasciate del paese all’estero, eliminando per esempio quella all’Avana.

Il panorama latino-americano ci offre altre notizie interessanti, ma ai nostri occhi certamente non positive. Secondo quanto riporta l’Orinoco Tribune, il cui motto è The Truth is Subserve, “l'ex presidente di Conindustria, analoga alla nostra Confindustria, Luigi Pisella, di origine italiana, nonché membro della Commissione speciale per la valutazione e la classificazione dei beni pubblici istituita dal governo venezuelano, ha rivelato che Washington ha trattenuto circa 4,7 miliardi di dollari provenienti dalle esportazioni di petrolio del Venezuela durante la prima metà del 2026”. E sapete perché? Difficile da credere: la cifra corrisponde al costo dell’operazione militare illegale, con la quale il Venezuela è stato bombardato e il Presidente Maduro con la moglie sono stati sequestrati e rinchiusi in un carcere a New York in attesa del processo che si terrà nel 2027. Si tratterebbe circa di un terzo del ricavato dalle esportazioni del Venezuela. Pisella è un esponente dell’estrema destra, ma che ha collaborato sia con Maduro che con Delcy Rodriguez, così scrive il giornale, la quale insieme al fratello si distingue nel gruppo chavista per essere quella che ha studiato all’estero e che quindi è la miglior preparata culturalmente.

Sempre secondo Pisella il Venezuela avrebbe dovuto ricevere circa 14,5 miliardi di dollari per le esportazioni di petrolio del primo trimestre del 2026, ma a questa cifra debbono essere detratti altri balzelli imposti dall’amministrazione Trump (debiti, costi di produzione, diluenti etc.). Comunque, alla fine della favola, anche il Financial Times denuncia l’opacità dei conti e sostanzialmente sembrerebbe che il Venezuela ha ricevuto poco o nulla dalla vendita delle sue risorse. Inoltre, queste informazioni non giungono dalla Presidentessa incaricata ma da un ricco impresario, evidentemente coinvolto in prima persona in queste vicende. Infatti, costui ed altri suoi colleghi descrivono un futuro radioso per il Venezuela dovuto alla futura crescita degli investimenti privati, i quali ovviamente dovranno ricevere garanzie giuridiche contro l’ipotesi che il paese caraibico volesse ripetere l’esperienza cubana.

Queste considerazioni alimentano la convinzione che questa commissione ha come obiettivo ultimo la privatizzazione delle risorse del popolo venezuelano, per ora limitandosi a recitare il solito slogan pubblico è brutto, inefficiente, privato è bello e tutti ne beneficiano. I cittadini italiani, che hanno vissuto questa esperienza, potrebbero facilmente sbugiardare chi osa ancora ripetere questo falso ritornello.

Un’ultima informazione, ma non meno importante. Vijay Prashad, direttore del Tricontinental Institute for Social Research, ha espresso dure critiche contro la politica delle grandi corporazioni, le quali vogliono strappare soprattutto ai paesi deboli, come Venezuela e Argentina, ma non solo, una serie di garanzie per i loro investimenti privati: no alle nazionalizzazioni, garanzia dei profitti, controllo dei lavoratori, impunità rispetto ai danni climatici, idrogeologici etc.

Come si può ricavare, questi sono i caratteri del nuovo fascismo: costituzione di un potere globale nelle mani di una classe transnazionale, che colloca i suoi obiettivi al di sopra del Diritto internazionale, degli Stati e delle popolazioni e che per raggiungerli è disposto a tutto.