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L’Africa al centro del mondo: imperi, commerci e reti globali prima dell’Europa

di
Gabriele Germani
Gabriele Germani

Attivista per i diritti umani, crede nel potere dell’informazione e dell’azione collettiva come motore di trasformazione.

10 dicembre 20253 min di lettura

L’idea di un’Africa marginale e isolata è un’eredità coloniale. Dall’impero del Mali alle città-stato swahili, il continente è stato per secoli un nodo cruciale dei commerci tra Europa e Asia. Oro, cultura, tecnologia e persone hanno attraversato il Sahara e l’Oceano Indiano molto prima dell’arrivo europeo, ridefinendo il sistema-mondo e offrendo una chiave essenziale per comprendere anche i rapporti odierni tra Asia e Africa.

La nostra prospettiva di un continente africano arretrato ed escluso dagli scambi col resto del mondo è un retaggio coloniale.
Abbiamo più volte parlato di come clima e estensione della fascia temperata abbiano favorito il lungo corridoio euroasiatico (dal Giappone al Portogallo).
Abbiamo anche notato come spesso questa fascia che (banalizzando per comodità) chiameremo "delle civiltà complesse" si sia estesa in base ai cambiamenti climatici verso Nord o Sud, favorendo questo o quel gruppo (Russia, Islam, India, Indocina o l'esistenza stessa delle colonie groenlandesi).
L'Africa non è stata da meno in questa dinamica.
Il Mali ha formato un impero subsahariano che commerciava regolarmente con Europa e Asia, ancor di più dopo la diffusione dell'Islam.
La direttrice commerciale Nord-Sud trasportava ebano, pelli di animali esotici, schiavi e tornava con sale, cavalli, piccolo artigianato. L'impero fino alla scoperta delle Americhe fu il maggior produttore di oro.
Alcuni ne sottolineano le origini nomadiche facendo presente l'assenza per lungo tempo di una capitale prestabilita; ma ci si dimentica che per lungo tempo costumi simili (al di là delle formalità) valsero anche nell'Europa romano-germanica. La corte rimase itinerante.

Lo stesso vale (forse in modo ancor più evidente) per le città-stato swahili sulla costa dell'Oceano Indiano. Questo complesso culturale sviluppò una lingua franca con alcune influenza arabe, dovute alla precoce conversione all'Islam. Gli scambi commerciali con l'Oriente sono evidenti, anche nell'artigianato (la lavorazione delle pietre del Corno d'Africa, ricorda quella dell'India nord-orientale coeva) e nella testimonianza genetica (le missioni cinesi nell'Indiano hanno lasciato qua e là tracce di DNA sinico dalla Tanzania alla Somalia). Per decenni Zanzibar e l'Oman rimasero fusi e intricati con un laccio politico afroasiatico. A Kilwa, in Tanzania, la lavorazione delle ceramiche nel periodo precedente l'arrivo dei portoghesi era di ispirazione cinese.
Nella formazione di una teoria del sistema-mondo è molto importante valutare la rottura socio-economica apportata dall'ingresso europeo nell'Oceano Indiano durante il '500.
Nella valutazione degli odierni rapporti Asia-Africa (Cina-Africa) dobbiamo inserire questa ulteriore valutazione.

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