Libercomunismo: il fil rouge delle crisi
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Pianificazione collettiva e libertà individuale: la proposta di Brancaccio per liberarci dal monopolio reale
Crisi economiche, disuguaglianze, regressione democratica e crisi ecologica possono essere legate tutte dallo stesso fil rouge? In Libercomunismo. Scienza dell’utopia, Emiliano Brancaccio teorizza di si: a suo dire, dietro le quinte delle grandi sfide e crisi del presente agisce la stessa dinamica di fondo, la centralizzazione del capitale in mani sempre più ristrette.
Per Brancaccio, questo processo non si limita semplicemente alla pur importante disuguaglianza nella distribuzione, ma anche, e soprattutto, nell’accesso differenziato al controllo sulla produzione e sulle decisioni economiche, in mano a élite sempre più ristrette. Seguendo questa tendenza, l’Autore insiste, si riesce a ottenere una chiave interpretativa del presente.
La centralizzazione diventa così molto più di un fenomeno economico. Essa investe la politica, la scienza, l’ambiente e persino le relazioni internazionali, trasformando progressivamente gli equilibri sociali e istituzionali. La scienza, ad esempio, viene sottoposta a processi di privatizzazione e appropriazione attraverso brevetti e diritti di proprietà intellettuale; sul piano internazionale, la concentrazione dei capitali alimenta squilibri finanziari che contribuiscono a produrre reazioni protezionistiche e conflitti. Sul terreno ecologico, invece, la stessa dinamica produce costi che il sistema dei prezzi tende a non contabilizzare.
Ed è proprio qui che va a intervenire il concetto di esocapitale, forse uno degli elementi teoricamente più interessanti del libro. Brancaccio parte dalla nozione mainstream di “esternalità”: quegli effetti dell'attività economica che rimangono esterni alla formazione dei prezzi, come l'inquinamento o la distruzione degli habitat, ampliandone radicalmente la portata. L’esocapitale non indica semplicemente una serie di costi esterni che il mercato dovrebbe imparare a contabilizzare; rappresenta piuttosto quella “materia oscura” di processi economici, sociali e politici che si sviluppano al di fuori della contabilità ordinaria dei prezzi, pur essendo strettamente legati alle dinamiche del capitale.
L’introduzione di questa nuova variabile si presenta come legata a doppio filo ai processi di centralizzazione tramite la generazione da parte di quest’ultima di forme di potere che sfuggono alla misurazione attraverso i prezzi: quando il controllo effettivo del capitale si concentra in poche mani, questo trasferimento di potere può avvenire anche senza un corrispondente trasferimento della proprietà. L’esocapitale nasce così da una trasformazione che si colloca “all’esterno” del sistema dei prezzi, ma che finisce per concorrere alla loro determinazione, modificando le decisioni sulla produzione, sulla tecnologia, sul lavoro e sulla natura. La centralizzazione diventa quindi la matrice di quella dimensione extra-contabile che, pur non apparendo immediatamente nei prezzi, contribuisce a orientare il funzionamento complessivo del capitalismo.
Dal quadro tracciato dall’Autore discende una critica tanto al liberismo quanto alle soluzioni che si limitano a correggerne gli effetti. Tassare le emissioni, redistribuire una parte dei profitti o tentare di ripristinare la concorrenza non sarebbe sufficiente se non si interviene sulla struttura stessa del potere economico. Da qui la proposta politica del libro: rafforzamento del welfare, controllo dei movimenti di capitale, progressività fiscale e rafforzamento dei vincoli sociali e ambientali.
Il fine ultimo della visione contenuta nel libro diventa quindi tenere insieme pianificazione collettiva e libertà individuale, sottraendo quest’ultima alla crescente capacità del capitale di condizionare le condizioni materiali della vita, che, come sottolineato in più punti del testo, sono trasformate in una continua sequenza di operazioni di produzione e consumo, senza un qualcosa di terzo che sia slegato da logiche transattive. Il “libercomunismo” si presenta così come un tentativo di ripensare il socialismo a partire dalla struttura concreta del capitalismo contemporaneo: non abolire la libertà, ma liberarla dal potere sempre più centralizzato del capitale.