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La lunga notte di Spin Time

6 agosto 2026

Sgombero Spin Time: via Santa Croce si auto-organizza e diventa avamposto di un'altra visione della città

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di Giordano Di Vetta

Alle 22:30 della notte tra il 29 e il 30 luglio, divampa un incendio in un locale tecnico al piano terra di Spin Time: l’occupazione in via Santa Croce in Gerusalemme che da anni ospita 400 persone (persone fragili, esclusi, migranti, ma non solo), attività culturali, un teatro, un cinema e la redazione di Scomodo (la più grande redazione under 30 in Italia). Uno spazio della città per la città: un acceleratore culturale e un modello di mutualismo.

Da quella sera centinaia di persone sono in strada, giorno e notte, a seguito dell'evacuazione e della successiva irruzione della polizia nello stabile, che ne ha di fatto preso possesso, forzando gli alloggi e impedendo il rientro delle persone nelle loro case. Nei giorni successivi, mentre in Prefettura si svolgono tavoli ai vertici tra Prefetto, Sindaco e proprietà, migliaia di persone presidiano l'ingresso su via Santa Croce, lanciando un presidio permanente che verrà interrotto solo al momento del rientro delle persone nelle proprie case, dichiarano gli organizzatori.

Intanto 20 tra mezzi e blindati presidiano gli ingressi della via, sempre accesi per mantenere il clima nell’abitacolo; scaricano diesel su bambini festanti e donne stanche che riposano sulle brandine e nelle tende organizzate dai volontari della Caritas e dagli operatori della Sala Operativa Sociale.

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Il supporto maggiore arriva dallo Spin Time stesso e dalle decine di associazioni connesse: una comunità capace di auto-organizzarsi. E così appare un punto di primo soccorso, si crea immediatamente un dormitorio al vicino polo civico e in altre strutture, e vengono messe a disposizione le docce. Viene organizzato un punto per la distribuzione dei pasti e nasce un gruppo WhatsApp "logistica e servizi", partecipato da 300 persone, con l'obiettivo di sopperire alle necessità di base (cibo, acqua, raffrescamento, stazioni per la ricarica) per affrontare le prossime ore o forse le prossime settimane.
Un'evacuazione che si è trasformata in uno sgombero, proprio nel pieno della quarta ondata di calore di questa torrida estate, mettendo a rischio sanitario tanti e tante. Di poche ore fa la notizia di un bambino di appena un anno e mezzo ricoverato per il calore, subito soccorso e ora fuori pericolo.

La puntata a Spin Time in questi giorni sembra diventata un appuntamento irrinunciabile per i romani che accorrono da ogni parte della città. A scandire questo tempo “sospeso” è la comunità educante, che ha adibito piscine gonfiabili e si occupa di animare i bambini su via Santa Croce ormai pedonalizzata. Si susseguono murghe, concerti, dibattiti, partite di pallavolo e giochi di strada.

E forse il fatto straordinario da raccontare è questo: la creazione di una piazza che mette in dialogo tutte le vertenze cittadine. Non è il primo sgombero di questa portata (“Piazza Indipendenza docet”), ma di certo è la prima risposta collettiva e organica, segno di una consapevolezza sottesa. In una città sommersa dal cemento delle NTA, turistificata come Venezia, che insegue lo speculativo “modello Milano”, si rivendica uno spazio centrale per vivere, generare cultura e socialità: Spin Time sembra l’ultimo avamposto della città “reale”, ancora non finanziarizzata.

Non è una questione pratica (400 persone si collocano, il Comune ha la capacità di attivare risorse e alloggi per tutti), ma una comunità, un modello mutualistico, uno spazio immaginifico che attrae e accoglie giovani da ogni parte del Paese: è un'esperienza difficilmente replicabile a tavolino. È il sogno proibito di ogni Ministro della Cultura: un acceleratore che onora quel nome rubato al gergo tecnico della fisica.

Infatti “spin time” è l'energia di spinta necessaria a una particella per arrivare a una rotazione stabile, quella materia che sembra ferma, ma che a livello quantistico gira ed è viva. Come questa comunità: ferma davanti a un cancello, in moto perpetuo.

Questa è una guerra tra visioni del mondo.

La storia di Spin Time è parte di un processo sistemico di svendita dei beni pubblici a enti privati: una svendita, in questo caso, operata dal Governo Monti, che ha cartolarizzato un bene di pregio già occupato. A Roma diremmo i guadagni di “Maria Calzetta”, perché a fronte dei pochi milioni di euro ottenuti dalla cartolarizzazione, a gennaio 2026 il Ministero dell’Interno è stato condannato a risarcire 21 milioni di euro alla proprietà, InvestiRE SGR, per il mancato sgombero.

Sebbene possa sembrare un danno alle casse dello Stato, quantificare il valore e il risparmio prodotto in termini economici da un’occupazione abitativa è un esercizio fondamentale per dare il giusto peso alle cose. Il costo medio di costruzione di un appartamento pubblico è di circa 250.000 euro, che moltiplicato per le 150 famiglie censite fa 37,5 milioni. Senza contare il valore prodotto dalle centinaia di eventi culturali e dai servizi aperti tutti i giorni, come le sale studio. Non a caso la giunta Gualtieri tenta da un paio d'anni di acquistare lo stabile, senza essere mai riuscita a sedersi al tavolo con la proprietà; proprietà che in questi giorni, tra la pressione mediatica e istituzionale, si dice disposta a trattare.

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Su Spin Time si gioca un conflitto di idee: sul tipo di città che vogliamo vivere e attraversare, sul tipo di società che vogliamo essere. Dominati dagli squali della finanza speculativa, che depauperano il patrimonio pubblico per mezzo di una politica debole o connivente, o una società viva, solidale, che pensa che in città ci sia spazio per tutti e tutte.

In un tempo di orrori, guerre ed egoismi, tra le tende mal montate sull’asfalto e le teglie di cocomero ben tagliato, una battaglia questa comunità sembra averla già vinta: quella del rimanere umani e solidali.
“Bisogna solo resistere un minuto di più!”.

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Foto: Matteo Nardone