Il mirino e la tenerezza
19 Luglio 1979: la rivoluzione sandinista ha il volto delle sue donne
di Geraldina Colotti
C’è un’immagine che ferma il tempo. Arriva dalle montagne del Nicaragua, dagli anni in cui la storia ha deciso di cambiare rotta, e porta con sé l’odore della terra bagnata, della giovinezza e del coraggio. In primo piano, sdraiata tra l’erba alta, una ragazza fissa il mirino del suo fucile. Ha i capelli scuri, ricci, che le incorniciano un viso ancora infantile; gli occhi, limpidi e terribilmente seri, guardano dritto davanti a sé, oltre l’obiettivo, verso un futuro che allora era tutto da conquistare. Dietro di lei, altre compagne, le muchachas, imbracciano le armi con la stessa postura fiera.
Questa foto non racconta la guerra come fine, ma la difesa della vita come principio. Racconta di una generazione di donne – staffette, infermiere, militanti, comandanti – che hanno deposto il destino domestico a cui la dittatura di Somoza le condannava per inventare, zaino in spalla, un’alba di liberazione. Erano la spina dorsale del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale. Nelle loro mani il fucile non era uno strumento di morte, ma la garanzia che nessun bambino nicaraguense sarebbe più morto di fame o rimasto nell'analfabetismo. Quella che Julio Cortázar definì, con mirabile sintesi, "la rivoluzione più tenera della storia", camminava sulle loro gambe e guardava attraverso i loro occhi.
Ogni 19 luglio, quella stessa luce negli occhi delle muchachas si riaccende nelle piazze di Managua e nei quartieri storici come Monimbó. Perché la Rivoluzione Sandinista non è un reperto archeologico da celebrare con nostalgia nostalgica; è un processo vivo, una trincea quotidiana che continua nel presente.
Nonostante gli attacchi incessanti, i tentativi di asfissia economica, le campagne di disinformazione orchestrate dai soliti centri di potere globale e i tentativi di colpo di Stato striscianti, il Nicaragua difende oggi con le unghie e con i denti le conquiste di quella rottura storica.
Lo fa garantendo sanità gratuita, un'educazione che arriva fino alle comunità rurali più isolate, l'autosufficienza alimentare e, soprattutto, quel protagonismo femminile che proprio a partire dalle montagne del 1979 ha ridefinito le relazioni sociali del paese. Le figlie e le nipoti di quelle guerrigliere oggi guidano cooperative, ospedali, ministeri, portando avanti la medesima determinazione. Hanno gli occhi profondi e decisi della coo-presidenta Rosario Murillo, che guida il paese sandinista con il comandante Daniel Ortega.
Ma celebrare il 19 luglio significa anche fare memoria della giustizia negata. C’è una questione in sospeso che grida vendetta dinanzi al diritto internazionale: la storica sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 27 giugno 1986. Quarant'anni fa, L'Aja condannò senza appello gli Stati Uniti per le attività militari e paramilitari contro il Nicaragua – per il finanziamento dei contras, per il minamento dei porti, per l'embargo illegale. La Corte stabilì l'obbligo per Washington di risarcire materialmente il popolo nicaraguense per i danni immensi inflitti alla sua economia e alla sua gente. Un risarcimento miliardario che l’impero del Nord ha sempre rifiutato di pagare, pretendendo invece di continuare a impartire lezioni di democrazia attraverso nuove "sanzioni" e aggressioni unilaterali.
Quel debito inevaso non è solo una cifra economica; è il simbolo di un'impunità imperiale che il Sud del mondo non dimentica. Rivendicare quel risarcimento oggi non è solo un atto di giustizia per il Nicaragua, ma un monito per la sovranità di tutti i popoli liberi.
Guardiamo di nuovo il viso di quella giovane guerrigliera distesa tra l'erba. La sua non è una posa belligerante, è una promessa di fedeltà alla propria terra e ai propri ideali.
In questo 19 luglio celebriamo la forza di chi non ha mai smesso di credere che l'imperialismo si possa sconfiggere, che la solidarietà di classe sia l'unica vera moneta di scambio tra i popoli e che la memoria storica delle rivoluzioni sia l'arma più affilata contro il silenzio algoritmico del presente. La rivoluzione continua, con la stessa tenerezza di allora e con la determinazione di sempre. ¡Patria libre o morir!