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Di mondiali e di altre ingiustizie

di
Elena Catozzi
Elena Catozzi

Scrittrice e attivista.

7 aprile 2026

Lo sport non è neutrale: i doppi standard della FIFA e un Mondiale che sceglie di ignorare i massacri

stadio gaza distrutto.jpg Nella foto l’Al Hilal Sporting Club Stadium (West Gaza), distrutto da Israele nel 2024 (Credits: Yhyah Al Madhon)

Mentre continuano massacri e bombardamenti da parte di Israele in tutta la regione e negli stessi giorni in cui vediamo capitani di importanti squadre di calcio israeliane arruolati nell IDF che lanciano granate sulle abitazioni nel sud del Libano, il presidente della FIFA Gianni Infantino ci fa sapere che respinge al mittente qualsiasi richiesta, mossa anche dall'ONU, di sanzionare (neanche di impedire) la partecipazione di uno stato occupante e genocida nel carrozzone affaristico dei mondiali 2026. Infantino ha motivato la scelta letteralmente come "una questione irrisolta e altamente complessa nell'ambito del diritto internazionale".

Già, il diritto internazionale, quello che non vale più da tempo immemore, sostituito dalla legge del più forte avallata dalle potenze mondiali con buona pace di chi muore sotto le bombe.
E poco importa che ci siano più di 1000 atleti palestinesi massacrati, impianti sportivi annientati, campi di calcio polverizzati, che sia costantemente negata ai pochi atleti sopravvissuti la possibilità di viaggiare e gareggiare all'estero, poco importa che persino la Corte Penale Internazionale abbia fatto gentilmente notare alla FIFA che l'occupazione dei territori palestinesi è inequivocabilmente illegale e pertanto l'ammissione nei campionati di squadre insediate nei territori occupati non dovrebbe essere consentita per la violazione dello stesso regolamento della FIFA, regolamento applicato invece pedissequamente nei confronti della Russia.

Insomma, uno scandalo e un'ingiustizia assoluta per l'umanità, per la società, per lo sport, che potrebbe essere l'ultimo baluardo di riscatto, giustizia e verità, ma finisce ancora una volta per essere l'ennesima arma di uno stato genocida contro un popolo a cui continua ad essere negato tutto.

Contestualmente, nel nostro belpaese ci si continua a strappare i capelli per la débâcle della nostra nazionale, la quale pare avesse persino richiesto un bonus di 300.000 euro da dividere per l'eventuale qualificazione, richiesta, w dio, bloccata - speriamo per indecenza - dall'ex c.t. Rino Gattuso.

Insomma, vergogna su vergogna, ma almeno i tifosi di questi dilettanti allo sbaraglio possono consolarsi risparmiando acquisti dai 5.000 agli 11.000 dollari (prezzo stimato per la finale), tanto perchè il calcio è uno sport popolare e accessibile a tutti, lo ha detto lo stesso Infantino in risposta alle illustri associazioni che hanno denunciato tali speculazioni: "Se un biglietto da 7.000 dollari è fuori dal tuo budget forse dovresti riconsiderare le tue scelte di vita".

E ricordiamo che persino sul campo da gioco la FIFA (per conto di altri) esercita potere politico e sanzionatorio nei confronti della federazione iraniana la cui partecipazione è ancora in bilico, peraltro dopo che aveva esposto legittima richiesta - respinta - per spostare gli incontri dal suolo americano a quello messicano visto che magari non è gradevole per loro calcare quei prati "insanguinati".
È ragionevole dunque ritenere che i motivi per boicottare questi campionati mondiali e il loro carrozzone di potere, soprusi e zero fairplay sono vari e molteplici, a voi la scelta.

Lo sport non è e non può essere neutrale, lo sport è politica e la FIFA ne detta ogni virgola.
Diego Armando Maradona ci aveva già spiegato tutto.

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