Não dá mais para viver assim
Le manifestazioni per il diritto alla casa in Portogallo e la violenza della polizia
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Nota della redazione: questo articolo si riferisce a fatti ed eventi avvenuti nelle scorse settimane. Trattandosi di una situazione in continua evoluzione, nei prossimi giorni pubblicheremo un aggiornamento a cura dell'autrice con i nuovi dettagli e gli ultimi sviluppi.
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di Ines Cavina
Sabato 10 ottobre circa 1500 persone si sono radunate in piazza Dom João I, a Porto, per iniziativa del movimento “Não dá mais para viver assim” (Non si può più vivere così). Seguendo l’onda delle manifestazioni sorte in Spagna in seguito a quanto accaduto all’ottantasettenne Maricarmen Abascal, i manifestanti hanno montato circa 50 tende, simbolo dell’instabilità abitativa che negli ultimi anni affligge le principali città portoghesi.
Nella mattina di lunedì 12 ottobre la polizia ha fatto smantellare l’accampamento in seguito ai comandi della Camera Municipale della seconda città portoghese che ha accusato l’azione pacifica dei protestanti di occupazione illegale di suolo pubblico e degrado della città. Dopo aver organizzato un’assemblea popolare, i manifestanti per il diritto alla casa hanno deciso di rimanere in piazza nei giorni successivi.
Alle 3 di notte di giovedì 15 ottobre la polizia di Porto ha caricato i manifestanti, causando 37 feriti, di cui 2 con ferite gravi. La polizia ha affermato di aver chiesto ai protestanti di rimuovere le tende, ma che essi avevano poi opposto resistenza e che, pertanto, gli agenti avevano iniziato le cariche.
Mariana Guedes del Movimento pela Habitação (Movimento per la casa), intervistata da SIC Notícias, ha smentito quanto detto dalla polizia. “Non è stato un confronto, ma un abuso delle forze di polizia contro cittadini pacifici”. Guedes ha inoltre sottolineato che è vero che l’autorizzazione alla manifestazione terminava alle 00:30, ma che i giovani in piazza Dom João I erano aggregati in forma silenziosa e pacifica. Guedes ha aggiunto che la resistenza agita dai manifestanti a cui la polizia si riferisce era in realtà un cordone umano di circa 300 giovani che a un certo punto ha intonato Grândola, Vila Morena, la canzone che diede avvio alla Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974, che potremmo comparare alla nostra Bella ciao. Al suono della canzone che mise fine al fascismo portoghese, la polizia ha dato via alle violenze contro i manifestanti. “Siamo il Paese europeo in cui c’è maggior distanza tra il salario minimo dei cittadini e il prezzo medio delle case e delle stanze. Se la Spagna ha protestato per meno, noi che cosa stiamo aspettando?” ha concluso Mariana Guedes.
Poi le manifestazioni sono iniziate anche a Lisbona. “Não consegues pagar a renda? Monta a tenda” (Non riesci a pagare l’affitto? Monta la tenda) è il motto che si è diffuso sui social portoghesi per convocare la manifestazione di sabato 17 ottobre, seguendo l’esempio prima di Madrid e poi di Porto.
L’accampamento allestito nella piazza di Rossio non ha ottenuto l’autorizzazione della Camera Municipale e nella notte di martedì 20 ottobre la polizia, dopo aver chiesto ai manifestanti di smantellare l’accampamento, ha attaccato i cittadini che avevano formato un cordone umano intorno al presidio. 55 persone sono state arrestate e tenute in manette per tutte e otto le ore del fermo. Priscila Valadão, manifestante e portavoce dell’accampamento, ha denunciato la carica della polizia dicendo che è stata molto aggressiva. “Alcune tende sono state trascinate mentre dentro c’erano ancora persone che ci dormivano”. Fatto confermato anche da un altro rappresentante dell’accampamento, António Tonga, che in riferimento ai manifestanti arrestati ha detto: “Sono stati maltrattati. Gli sono arrivate ginocchiate e sono stati trascinati mentre dormivano”.
I sindaci di Porto e Lisboa, Pedro Duarte e Carlos Moedas, entrambi di centrodestra, hanno riconosciuto che il tema della crisi abitativa è importante, ma entrambi hanno accusato i manifestanti delle loro città di atti di vandalismo, degrado e occupazione illegale di suolo pubblico, mentre hanno caldamente sostenuto le azioni violente della polizia.
Il primo ministro Luís Montenegro, di centrodestra, ha a sua volta criticato le manifestazioni di piazza che si sono svolte non solo a Lisbona e a Porto, ma anche a Évora, Coimbra, Leiria e Faro. Rivolgendosi direttamente ai manifestanti, ha affermato “Non cadete nella tentazione - per motivazioni meramente egoistiche delle vostre azioni - di importare in Portogallo un clima di instabilità e contestazione che di fatto non godono del sostegno della società portoghese. Non possiamo commettere l’errore di credere a poche persone che danno l’idea di un Paese che sembra trovarsi in subbuglio. Non lo è”.
A partire da giovedì 22 ottobre entrambi gli accampamenti di Porto e Lisbona hanno proposto un minuto di silenzio al giorno come azione simbolica per il diritto alla casa. Questi momenti sono stati soprannominati “aconchada”, un momento all’aperto in cui i manifestanti si sdraiano a terra e si stringono a vicenda mentre rispettano il momento di silenzio.
Per sabato 24 ottobre sono state organizzate altre due manifestazioni per il diritto alla casa sia a Porto sia a Lisbona. Resta da capire come si comporterà la polizia nei confronti di chi scenderà in strada per rivendicare un diritto basico.
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Foto: IG @acampada.lisboa