Não dá mais para viver assim #2
La polizia portoghese carica e manganella i manifestanti per il diritto abitativo per la terza volta in meno di tre settimane
di Ines Cavina
Sabato 24 ottobre il Portogallo è tornato in piazza per manifestare per il diritto alla casa. Dopo aver preso parte a due parate che hanno attraversato alcuni punti centrali e strategici di Porto e Lisbona, - come Avenida da Liberdade, nella capitale, una delle strade con gli immobili più cari del Paese - i manifestanti si sono riversati nelle piazze Dom João I a Porto e Rossio a Lisbona, dove la folla ha montato circa 171 tende, il simbolo della lotta contro la crisi abitativa.
Alle 00.30 la polizia, sia a Porto che a Lisbona, ha avvisato i manifestanti che non avrebbe permesso che le tende rimanessero montate durante la notte. Ma entrambe le assemblee popolari del movimento Acampada di Lisbona e Porto avevano deciso che gli accampamenti sarebbero rimasti in piedi fino a mattina.
Dopo due ore di tensione, in cui i manifestanti hanno resistito alle intimidazioni della polizia, gli agenti hanno messo in atto due azioni violente e simultanee nella capitale e nella seconda città del Paese. Le cariche sono iniziate intorno alle 2.00 di notte e sono durate meno di 10 minuti, sufficienti a distruggere gli accampamenti. Le manganellate della polizia hanno provocato circa 57 feriti tra le due città, mentre per la polizia sarebbero solo 11. A Porto, 7 feriti sono gravi, ma anche da Lisbona non mancano immagini delle sanguinolente e profonde ferite riportate da chi era in piazza.
La polizia portoghese continua a giustificare le cariche rifacendosi al decreto legge 406 del 1974. Il testo della legge recita così: “Le persone o entità che vogliono realizzare riunioni, comizi, manifestazioni o parate in luoghi pubblici dovranno avvisare per iscritto e con un minimo di due giorni di anticipo il presidente della Camera Municipale. Le riunioni non potranno prolungarsi oltre la mezzanotte e mezzo. Le autorità potranno interrompere la realizzazione delle riunioni e manifestazioni quando esse si distaccheranno dalla loro finalità tramite atti contrari alla legge o alla morale, e che perturbino gravemente l’ordine pubblico” (Tda).
Come sottolinea l’avvocato costituzionalista Pedro Bacelar Vasconcelos, le manifestazioni che, ormai da inizio ottobre, occupano alcune delle più importanti piazze del Portogallo sono sempre state pacifiche e non c’è mai stata nessuna azione da parte dei manifestanti che giustifichi gli interventi violenti della polizia: nessun uso della forza, nessun intralcio dell’ordine pubblico e del traffico.
Inoltre, Bacelar Vasconcelos sottolinea una questione importante: il decreto legge 406/74 è in contrasto con la Costituzione portoghese, la quale è sopra ogni altra legge. Cosa dice la Costituzione in merito al diritto di manifestare? “I cittadini hanno il diritto di riunirsi, pacificamente e senza armi, anche in luoghi aperti al pubblico, senza necessità di alcuna autorizzazione”.
A tal proposito, più di 400 avvocati hanno firmato una lettera aperta nella quale contestano gli interventi della polizia, in particolar modo le manganellate per disperdere le proteste pacifiche degli accampamenti di Porto e Lisbona. I firmatari criticano l’interpretazione della legge che ha permesso questo tipo di interventi da parte della polizia e affermano che i manifestanti possono resistere alle cariche senza commettere il crimine di disobbedienza, motivo per il quale la polizia ha giustificato gli arresti fino a questo momento. In più, gli avvocati hanno rivolto un appello agli agenti di polizia affinché essi si oppongano agli ordini ricevuti, da considerare illegittimi, e che implicano un uso spropositato della forza.
Gli avvocati firmatari della lettera affermano inoltre, rifacendosi alla Costituzione portoghese e al Codice Penale, che l’uso delle tende per pernottare durante le proteste contro la crisi abitativa ha un ruolo simbolico. Per questo chiedono ai responsabili politici e alle forze di polizia di cessare gli interventi violenti e di rispettare i diritti fondamentali di manifestare e resistere.
Le critiche alla polizia sono arrivate anche da parte dell’Associazione delle donne giuriste (Associação Portuguesa de Mulheres Juristas) che in un comunicato ha aspramente criticato il comportamento delle forze di polizia, definendolo indicatore di autoritarismo e malvagità. L’associazione esige che il ministro dell’amministrazione interna, Luís Neves, determini la fine degli interventi di polizia e che la IGAI (Ispezione Generale dell’Amministrazione Interna) accerti le responsabilità individuali degli agenti coinvolti.
Venerdì 30 ottobre, Luís Neves si è assunto la responsabilità politica degli interventi della polizia negli accampamenti di Porto e Lisbona, ma ha detto che la polizia ha “totale autonomia tecnica, tattica e operativa” per prendere decisioni. Ha chiarito quindi che dal momento in cui il ministro dice che gli accampamenti devono essere smantellati, non è lui a stabilire in che modo la polizia deve operare. L’intervento di Neves è stato considerato da molti un modo di lavarsi le mani delle sue responsabilità.
Dopo le cariche della notte del 24 ottobre, sono stati arrestati in totale 33 manifestanti, liberati tutti la mattina di domenica 25 ottobre, ma con l’obbligo di presentarsi in tribunale lunedì 26. Il Ministero Pubblico ha chiesto la sospensione provvisoria del processo, una misura che permette di evitare il giudizio in tribunale. Se le persone coinvolte dovessero accettare, dovranno effettuare un pagamento simbolico di 150 euro ognuno, destinato a un’istituzione di solidarietà sociale. I manifestanti arrestati avranno fino al 6 di novembre per decidere se accettare la sospensione provvisoria del processo o se invece andare a giudizio. I sei manifestanti arrestati a Porto hanno rifiutato la sospensione provvisoria e hanno deciso di andare quindi a giudizio.
José Luís Carneiro, Segretario Generale del Partito Socialista, ha preteso spiegazioni al Primo Ministro Luís Montenegro sull’attuazione della polizia contro i civili: “È incomprensibile l’uso della forza che si vede nelle immagini per allontanare cittadini che, pacificamente, stavano esercitando i loro diritti fondamentali”.
Anche Mariana Leitão, leader del partito di destra Iniciativa Liberal, ha scritto domenica 25 ottobre su X che la risposta “al fallimento delle politiche pubbliche in merito all’abitazione non può passare per l’uso della forza repressiva sotto forma di maganellate”. Leitão ha aggiunto che “le persone smetteranno di protestare solo quando i loro problemi verranno risolti e che per questo dobbiamo liberarci delle politiche incompetenti di politici che si limitano a gestire le situazioni”.
Dopo innumerevoli richieste di esprimersi in merito alla violenza della polizia (tra cui anche un coro che si è presentato sotto casa sua) il Presidente della Repubblica Antonio José Seguro ha detto che “la difesa dello stato di diritto democratico implica il riconoscimento e la garanzia del diritto della libertà a manifestare. La cultura portoghese è una cultura di dialogo, non di violenza, come invece ho visto nelle immagini di quanto è accaduto a Lisbona. Non sono immagini normali per una democrazia consolidata”. Nelle sue dichiarazioni, Seguro ha anche detto che ha fatto un appello affinché i partiti e il Governo dialoghino tra loro perché le soluzioni al problema della casa possono essere garantite solo tramite politiche pubbliche di cui si occupano il Parlamento e il Governo. “I partiti politici hanno il dovere di trovare delle soluzioni concrete per garantire l’accesso alla casa, soprattutto ai giovani, che oggi sono una generazione bloccata. Non è normale che l’età media con cui i giovani escono di casa è 30 anni. Avere una casa non è solo un tetto sotto il quale dormire, ma fa parte di un progetto di vita per essere autonomi”.
L’intervento del Capo di Stato è stato criticato sia a destra che a sinistra dello spettro politico portoghese. I partiti Chega (estrema destra), Livre (sinistra), Bloco de Esquerda (sinistra), PCP (Partito Comunista Portoghese) hanno definito le parole di Seguro tardive e vaghe.
La sera di martedì 27 ottobre migliaia di persone si sono concentrate davanti all’Assemblea della Repubblica, a Lisbona, per protestare contro la violenza della polizia. Nel mentre, nuove proteste hanno avuto luogo anche a Leiria, Coimbra e Faro.
Sabato 31 ottobre, a partire dalle 16, ci sono state altre due importanti manifestazioni a Porto e a Lisbona, oltre che in altre città del Paese. Terminate le parate che hanno attraversato le città, i manifestanti hanno montato le tende a Rossio a Lisbona e in piazza Dom João I a Porto.
In risposta, la polizia è intervenuta violentemente contro gli accampamenti per la terza volta in meno di tre settimane. Intorno alle 4.15 di mattina, la polizia ha attaccato i manifestanti in entrambe le città.
Al momento sappiamo che ci sono stati 13 arresti, 6 a Lisbona e 7 a Porto. Ci sarebbero almeno 82 persone ferite, di cui 13 sono agenti della polizia. Le tende smantellate sono 99.
A Lisbona, in piazza c’erano alcuni deputati di sinistra che hanno cercato di creare una linea protettiva tra i manifestanti e la polizia. Gli agenti hanno ignorato il cordone formato da Isabel Mendes Lopes, Jorge Pinto e Paulo Muacho del partito Livre e Fabian Figueiredo del Bloco de Esquerda e hanno iniziato a manganellare i civili.
Come si può leggere nel comunicato pubblicato in mattinata sulla pagina del movimento Acampada Lisboa: “È nostra interpretazione giuridica, condivisa dal Ministero Pubblico - secondo le informazioni di cui disponiamo - che la collocazione e il mantenimento di tende in questo contesto non costituisce un crimine. Fino a questo momento, non ci è stato presentato nessun fondamento legale che giustifichi la rimozione (dell’accampamento)” (Tda).
Domenica 1 novembre ci sono stati due nuovi concentramenti sia a Porto sia a Lisbona per continuare a protestare contro la crisi abitativa e contro la violenza della polizia. Nella didascalia sotto il post pubblicato dalla pagina Acampada Porto si legge: "Nella storia portoghese, maggiore la repressione statale, maggiore fu la reazione del Popolo. Noi non siamo diversi. Insieme. Non è finita”.
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Foto: José Sena Goulão/Lusa