Nessuna nuova, buona nuova
Attivista per i diritti umani, crede nel potere dell’informazione e dell’azione collettiva come motore di trasformazione.
Arriverà un giorno in cui verremo giudicati per i nostri silenzi complici, come noi giudichiamo chi restò in silenzio nel 1940
Mentre si vocifera dell'ennesimo voltafaccia statunitense con un Trump pronto a un'operazione anfibia contro l'Iran durante le trattative in Pakistan, il grande movimento per la pace e lo stop al fossile torna in strada in tutto l'Occidente. La mobilitazione si è internazionalizzata, è rete e rizoma: dalla martoriata Minneapolis a Roma, da Atene a Madrid, da Stoccolma a Londra. Sabato 28 marzo scenderà in strada il Movimento NoKings. Domenica 29 marzo partirà il Global Movement to Gaza Italia (per chi è a Roma, ci vediamo a Civitavecchia).
La crisi del capitalismo fa tornare forti le contraddizioni del sistema. L'ascesa di nuovi attori rende la torta più piccola, non c'è più riformismo o socialdemocrazia a tenere: è il tempo della stretta autoritaria e dei tagli sulla pelle di milioni di persone. Lo vediamo ogni giorno. In una discesa dantesca negli inferi: le brutali esecuzioni di Stato a Minneapolis, la folle guerra all'Iran, il tentativo di distruggere anche solo la parvenza di uno Stato di diritto in Italia, Germania o Francia, l'occupazione illegale del Libano.
La classe dirigente occidentale sta giocando il tutto per tutto sulla repressione interna e sullo scontro con il Sud Globale. Questo fenomeno assume due volte una connotazione generazionale, perché le strade europee e nordamericane sono state invase dai ventenni che non vogliono andare in guerra e non vogliono vivere tra qualche decennio in una società dalle risorse razionate, con aria e acqua inquinate e una salute traballante (con sistema sanitari e pensionistici privati); ma anche perché i giovani del mondo sono per lo più concentrati proprio in quel Sud Globale che oggi sfida l'Occidente collettivo.
La liberaldemocrazia euroatlantica mostra il suo vero volto oligopolistico, violento, brutale. Il lavoro sarà mantenuto attraverso una rigida disciplina corporativistica, i diritti saranno compressi e le fabbriche produrranno armi per il genocidio. Tutto questo non accadrà più così lontano dai nostri occhi: a Gaza o Teheran, lentamente avverrà sempre più vicino a noi, fino a venire a bussare nelle nostre tranquille case. La creazione di un grande fronte popolare, come quello della Spagna repubblicana o quello partigiano in Italia è oggi urgente; la minaccia che incombe su di noi è altrettanto grave.
Arriverà un giorno in cui verremo giudicati per i nostri silenzi complici, come noi giudichiamo chi restò in silenzio nel 1940. La creazione di una grande piattaforma trasversale, in grado di rimettere al centro i diritti sociali, il lavoro, il welfare e l'ambiente, per creare veramente un futuro condiviso, magari non il migliore dei mondi possibili, ma almeno un mondo con un futuro decente, è nelle nostre mani e spetta a tutti noi scegliere di muoversi.
Non è il tempo delle confusioni con i sovranismi di destra, è il momento della creazione di un grande soggetto democratico e socialista che sappia racchiudere tutte le forze che si oppongono a questo Illuminismo oscuro fatto di intelligenza artificiale e superomismo. Non dobbiamo confonderci con il libertarismo delle destre: è un tuo diritto rifugiarti nel bosco, ma non puoi imporre questa scelta ai tuoi figli; non puoi scegliere di distruggere il mondo per sentirti ribelle, non puoi fregartene delle tue responsabilità davanti al gruppo.
Dobbiamo uscire da questa globalizzazione non per fare un dispetto alla Cina (che la sta vincendo), ma perché un mondo in cui importiamo bistecche dall'Australia e petrolio dall'Iran è fragile, è un mondo dove prima o poi le cose andranno male e che per meccanismi di potere ad esso intrinseci finirà in tragedia.