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No vabbè è uscito il programma elettorale di Vannacci!

12 agosto 2026

La base ideologica e programmatica di Futuro Nazionale: omissioni, controversie e profili di incostituzionalità

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di Maria Giulia Molinaro Vitale

Forse spinto dalle incalzanti richieste dell’opposizione, Vannacci ha finalmente pubblicato il programma elettorale del suo partito. Il programma è incompleto, infatti non lo si può neanche definire programma, ma Base Ideologica e Programmatica; e mancano altre due parti, speriamo più corte e chiare, che verranno presto pubblicate sulla stessa pagina. Quindi, i capitoli su Giustizia, Difesa, Istruzione, Sanità, Ambiente e Cultura — elencati nell'introduzione come parte del progetto complessivo — non sono ancora stati scritti/pubblicati nel documento ufficiale. È molto curioso che un militare, un leader del suo calibro, con quel curriculum che fa vacillare la sessualità ogni maschio cis etero di destra, non si sia ancora espresso su una cosa che dovrebbe conoscere così bene. A una mente maliziosa, verrebbe da pensare che sebbene su certi temi abbia idee ben chiare, preferisce aspettare le reazioni dell’opposizione a questa prima parte. Ovviamente, io non sono qui per aiutare alcun politico, figuriamoci un politico di ripiego come Vannacci, quindi questa analisi sarà quanto più tecnica possibile.

1. Introduzione. Chi siamo e cosa faremo.

Il documento definisce Futuro Nazionale come progetto «identitario, sovrano, sicuro, libero e prospero», radicato nella tradizione romana e cristiana, ispirato al (ex) Generale Vannacci. Rivendica valori «non negoziabili» (vita dal concepimento, famiglia naturale, identità cristiana, diritto romano) e descrive l'immigrazione attuale come «invasione» che minaccia «corpo e anima» dell'Italia, in opposizione al modello storico di «assimilazione» dei popoli antichi.

Criticità:

  • Il testo parla dei popoli italici come «comunità di diritto e di sangue» e cita «la ricchezza dei tratti specifici dei nostri volti, dei nostri capelli, dei nostri occhi» come elemento identitario: un linguaggio che lega l'appartenenza nazionale a tratti somatici/di discendenza («sangue») è un retaggio del nazionalismo etnico ottocentesco-novecentesco e ricorda la retorica «sangue e suolo» usata anche dal fascismo e dal nazismo, oggi difficilmente compatibile con l'art. 3 della Costituzione (uguaglianza senza distinzione di razza).
  • La citazione di Pasolini («Destra divina che è dentro di noi, nel sonno») è usata per legittimare un progetto di destra identitaria, pur riconoscendo che Pasolini non era di destra: si tratta di un uso del testo molto discusso tra i critici letterari, che generalmente leggono quel verso in chiave ambigua/critica e non come endorsement politico.
  • Il richiamo continuo a «Impero», «Roma» e «destino» della nazione riecheggia stilisticamente (non necessariamente nei contenuti) la retorica imperiale-romana che fu centrale nella propaganda del fascismo mussoliniano.

Capitolo 2. Dottrina economica e Fiscalità

2.1 Libertà economica, proprietà diffusa e funzione strategica dello Stato

Il capitolo propone la «cooperazione tra classi e tra corpi sociali intermedi» in opposizione al «conflitto di classe», richiamando la Dottrina Sociale della Chiesa.

Criticità: questa formula — collaborazione tra capitale e lavoro organizzata attraverso corpi intermedi, in esplicito rigetto della lotta di classe — non è solo dottrina cattolica: è anche, quasi parola per parola, il principio cardine dello Stato corporativo fascista, codificato nella Carta del Lavoro del 1927 di Mussolini, che imponeva per legge la «collaborazione delle classi produttive» tramite le corporazioni, vietando lo sciopero e la lotta sindacale di classe. È vero che il corporativismo cattolico (Rerum Novarum del 1891, Quadragesimo Anno del 1931) è storicamente distinto da quello fascista, ma nella prassi italiana i due si sono fortemente sovrapposti: molti teorici del corporativismo fascista si richiamavano proprio alla dottrina sociale cattolica. Il programma non specifica come eviterebbe le derive autoritarie che storicamente hanno accompagnato questo modello (soppressione del conflitto sindacale, sindacati unici di Stato).

2.2 Una fiscalità per crescita, famiglia e produzione

Chiede un fisco più semplice e stabile, critica la tassazione patrimoniale («tassare le cose»), propone un percorso verso la flat tax, il quoziente familiare, revisione del Patto di Stabilità UE e la prevalenza della Costituzione sui trattati internazionali. Segue una lunga lista di proposte fiscali (semplificazione, quoziente familiare, riduzione IRPEF, ecc.). Oltre alle «quote azzurre», il capitolo propone di sancire per legge la prevalenza della Costituzione italiana su «ogni genere di trattati internazionali, inclusi quelli europei».

Criticità:

  • Tra le proposte fiscali compaiono le «quote azzurre» nei concorsi pubblici, cioè posti riservati ai genitori di famiglie numerose. Riservare quote di accesso al pubblico impiego su base di status familiare (anziché di merito) solleva dubbi di compatibilità con l'art. 51 Cost. (accesso ai pubblici uffici «secondo i requisiti stabiliti dalla legge» in condizioni di uguaglianza) e con il principio meritocratico che lo stesso programma dice di voler difendere altrove.
  • Questo è un punto costituzionalmente delicato. L'art. 11 Cost. consente limitazioni di sovranità a favore di organizzazioni internazionali (base giuridica dell'adesione UE) e la Corte costituzionale ammette che il diritto UE prevalga sul diritto interno, salvo la dottrina dei «controlimiti» (violazione di principi fondamentali e diritti inalienabili). Affermare per legge ordinaria una prevalenza generale e assoluta della Costituzione su qualsiasi trattato — non solo nei casi eccezionali dei controlimiti — equivarrebbe a rimettere in discussione unilateralmente gli obblighi assunti con l'adesione all'UE, cosa che l'ordinamento attuale non permette senza una revisione dei Trattati europei o un percorso di uscita dall'UE. È una posizione politica legittima nel dibattito pubblico, ma il modo in cui è formulata («in modo esplicito e indiscutibile») va oltre quanto oggi consentito dal quadro costituzionale vigente.

2.3 Fondo Sovrano, credito, risparmio e previdenza

Prevede un «significativo abbassamento dell'età pensionabile sulla base del numero dei figli avuti», riferito esplicitamente alle donne.

Criticità: benefici previdenziali per la maternità esistono già in molti sistemi pensionistici europei (contributi figurativi, riscatto agevolato) e sono generalmente ammessi come misure di riequilibrio del lavoro di cura. Tuttavia, un abbassamento «significativo» dell'età pensionabile legato al numero di figli, se riservato solo alle donne, andrebbe verificato alla luce delle direttive UE sulla parità di trattamento in materia di sicurezza sociale (79/7/CEE), che tollerano solo entro certi limiti le differenze di trattamento pensionistico per sesso. Inoltre, sebbene sembri un aiuto, allontanare le donne dal lavoro significherebbe tornare indietro ai secoli in cui le donne non avevano una vita sociale e vivevano isolate dentro casa. Incentivare la presenza delle donne sul lavoro, piuttosto che costringerle a rinunciare a una delle due cose, è un passo in avanti più che fattibile.

3. Lavoro, PMI, Professioni e Politiche Occupazionali


3.1 Lavoro, produttività e crescita

Punta alla piena occupazione, riduzione del cuneo fiscale, riduzione del costo dell'energia (anche riaprendo al gas russo e al nucleare), rilancio della contrattazione nazionale.

Criticità: l'acquisto di gas russo a «prezzi vantaggiosi» è in contrasto con il regime sanzionatorio UE tuttora vigente nei confronti della Russia per l'invasione dell'Ucraina, regime a cui l'Italia è vincolata come Stato membro. Proporlo come misura di politica economica interna, senza menzionare la necessità di un cambio della posizione UE, presenta la misura come più immediatamente realizzabile di quanto lo status giuridico attuale consenta.

3.2 Politiche attive del lavoro, partecipazione e capitale umano

Database Unico di Collocamento, condizionalità dei sussidi alla disponibilità a lavorare («principio di San Paolo»: chi non vuol lavorare neppure mangi), partecipazione dei lavoratori agli utili d'impresa.

Nota critica: condizionare i sussidi alla disponibilità al lavoro «per chi ne sia capace» è di per sé una misura diffusa in molti paesi; tuttavia, la formulazione categorica («chi non vuol lavorare neppure mangi») entra in tensione con l'art. 38 Cost., che garantisce assistenza sociale a chi è «inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere» indipendentemente da giudizi di merito.

3.3 Imprese, professioni e competitività

Innalzamento del tetto al contante a 10.000€ «come previsto dalla normativa europea».

Criticità: non è del tutto corretto dire che la normativa UE «prevede» questa soglia. Il nuovo Regolamento UE antiriciclaggio (AMLR, 2024) fissa 10.000€ come tetto massimo che nessuno Stato membro può superare, non come cifra raccomandata o «prevista» a cui adeguarsi: gli Stati restano liberi di fissare limiti nazionali più bassi (come fa oggi l'Italia con 5.000€). La formulazione del programma fa sembrare che l'Europa «imponga» o «consigli» i 10.000€, mentre in realtà si tratta solo del limite superiore invalicabile.

Capitolo 4. Made in Italy, Industria e Commercio con l'Estero

Capitolo che propone una Strategia Industriale Nazionale pluriennale per i settori strategici (energia, difesa, aerospazio, semiconduttori, AI), un rafforzamento del Golden Power per proteggere asset critici da acquisizioni ostili, e l'uso del Fondo Sovrano per sostenere filiere, startup e reshoring produttivo («Filiera Italia»). Prevede il potenziamento di Zone Economiche Speciali, porti e infrastrutture logistiche, investimenti in ricerca e rientro dei talenti, tutela del Made in Italy tramite tracciabilità (anche blockchain) e reciprocità commerciale (con critiche ad accordi come il Mercosur).

Criticità: ricompare la proposta di riaprire l'acquisto di gas russo (già vista nel punto 3.1), qui motivata anche da ragioni di politica industriale. Inoltre l'insistenza sulla «sovranità economica» e sul ruolo di indirizzo statale nei «settori decisivi» — pur essendo una linea comune a molte forze sovraniste europee e non esclusiva del fascismo (esistono strumenti simili anche in Francia, USA, Germania) — si inserisce in una retorica di autosufficienza nazionale («filiere italiane«, riduzione delle «dipendenze esterne») che richiama lessicalmente, senza però riproporne il contenuto economico reale, la politica autarchica del regime fascista degli anni '30. È un'eco stilistica più che una proposta di autarchia in senso proprio, dato che il capitolo promuove comunque apertura agli investimenti esteri «su base di reciprocità».

6. Assimilazione e Remigrazione

Capitolo centrale del programma. Sostiene che l'identità italiana si sia formata per «assimilazione» e non per «mescolanza», e che l'immigrazione attuale sia un'«invasione» incompatibile con questo modello storico. Cita dati (stranieri 9% della popolazione ma responsabili di circa il 30% degli omicidi, 40% delle rapine, 35% degli stupri) per definire la situazione «emergenza nazionale». Propone di fermare e invertire il fenomeno migratorio tramite la «remigrazione».

Criticità:

  • Statistiche decontestualizzate: attribuire percentuali di reati alla popolazione straniera confrontandole solo con la sua quota demografica, senza controllare per età media, genere, condizione socioeconomica, status regolare/irregolare o distinguere «denunce» da «condanne», è una tecnica statisticamente scorretta molto comune nella propaganda anti-immigrazione: produce un effetto ottico fuorviante senza fornire il contesto necessario per un'interpretazione corretta dei dati.
  • Paragone storico improprio: l'uso dell'invasione longobarda (300.000 su 7-8 milioni, il 4%) come metro di paragone con l'attuale 12% di residenti non nati in Italia è un confronto metodologicamente scorretto: assimila una conquista militare del VI secolo a un fenomeno migratorio contemporaneo di natura completamente diversa, per sostenere una tesi predeterminata.
  • Linguaggio discriminatorio verso una religione: l'espressione «invasione maomettana di massa» (usata più volte nel capitolo) descrive l'intera comunità musulmana come una minaccia esistenziale. Questo è un linguaggio islamofobo che stigmatizza un intero gruppo religioso, difficilmente compatibile con l'art. 3 e l'art. 19 Cost. che difende la libertà religiosa e non discriminazione.
  • Preferenza esplicita su base religiosa: il programma propone di dare «preferenza ai Paesi a maggioranza cristiana» per i flussi regolari, definendo ciò «discriminazione culturale» (termine usato dal documento stesso). Una preferenza di ingresso legata alla religione del paese di provenienza è una forma di discriminazione religiosa diretta, generalmente incompatibile con i principi costituzionali di uguaglianza e con le convenzioni internazionali sui diritti umani (CEDU art. 14, ICCPR).
  • Doppio standard di cittadinanza: la proposta di revocare la cittadinanza (e quindi «remigrare») i cittadini naturalizzati che commettano reati gravi, mantenendo invece piena cittadinanza per i nati italiani che commettano lo stesso reato, crea una cittadinanza di serie B per i naturalizzati, in tensione con il principio di uguaglianza di fronte alla legge (art. 3 Cost.).
  • Dichiarazione di assimilazione a una civiltà religiosa: richiedere, per la cittadinanza, una dichiarazione formale di adesione alla «civiltà greca, romana e cristiana» introduce un elemento quasi confessionale nel processo di naturalizzazione, difficilmente conciliabile con la laicità dello Stato riconosciuta dalla Corte Costituzionale come principio supremo dell'ordinamento.
  • Accertamento dell'età via radiografia ossea per i minori (MSNA): la determinazione dell'età tramite esami auxologici/radiografici è una metodologia scientificamente contestata (margine di errore anche di 2-3 anni) e sconsigliata da pediatri e organismi per i diritti dell'infanzia (es. Comitato ONU sui diritti del fanciullo), anche per l'esposizione a radiazioni di potenziali minori senza chiara necessità clinica.
  • Sospensione automatica dei ricorsi contro l'espulsione: eliminare l'effetto sospensivo automatico dei ricorsi contro un provvedimento di espulsione rischia di collidere con il diritto a un ricorso effettivo (art. 13 CEDU) e con il principio di non-refoulement, oltre che con l'art. 24 Cost. (diritto di difesa).
  • Criminalizzazione dei soccorsi in mare: trasformare in reato l'avvicinamento non autorizzato alle acque italiane, estendendo la responsabilità penale ad armatori e proprietari delle navi (comprese le ONG), rischia di entrare in conflitto con gli obblighi di soccorso in mare previsti dal diritto internazionale marittimo (SOLAS, UNCLOS), un tema già oggetto di censure da parte di tribunali italiani ed europei sui precedenti decreti sicurezza.
  • Rifiuto categorico di ius soli/ius scholae: il programma li respinge «senza possibilità negoziale». È una posizione politica legittima nel dibattito pubblico, ma la formulazione assoluta («senza negoziazione») si pone in tensione con il metodo parlamentare/democratico di confronto su una materia che il Parlamento può liberamente discutere e modificare per legge ordinaria.
  • Esclusione dai benefici sociali per i non cittadini (anche «con modifica costituzionale se necessario»): il programma stesso ammette che potrebbe richiedere una modifica della Costituzione, segno che le misure previste eccedono l'attuale quadro costituzionale in materia di parità di trattamento nell'accesso a servizi essenziali.

Detto in termini inquerelabili: questo testo non è pienamente a suo agio dentro la cornice costituzionale antifascista. Al di là delle opinioni, sembra che l’ex-generale abbia studiato più il fascismo storico che la Costituzione italiana, per la quale sembra mantenere il minimo riguardo necessario per non farsi accusare di apologia, scrivendo che sì, la Costituzione è sovrana e fondamentale, ma allo stesso tempo dimenticando gli articoli che non gli piacciono.