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Parigi val bene una petroliera

6 aprile 2026

La Francia difende l'interesse nazionale, l’Italia sceglie la fedeltà cieca e automatica agli Stati Uniti

francia petroliera hormuz.jpg di Oscar Monaco

La Francia vota contro la linea della petromonarchia del Bahrein sullo sblocco forzato di Stretto di Hormuz e, guarda caso, una petroliera francese passa. Non è idealismo, non è coerenza morale: è interesse nazionale applicato senza complessi.

E infatti il punto è tutto qui: quando uno Stato difende i propri interessi materiali, improvvisamente le opzioni si aprono, i margini compaiono, le soluzioni si trovano.

L’Italia invece continua a muoversi nella direzione opposta, con governo e opposizione allineati dentro la stessa postura ideologica, una fedeltà cieca e automatica agli Stati Uniti che viene spacciata per strategia ma che nei fatti è solo rinuncia preventiva a qualsiasi autonomia. Non c’è discussione, non c’è calcolo, non c’è nemmeno istinto di conservazione: c’è solo adesione.

E il risultato è già scritto: energia sempre più cara, filiere sotto pressione, un sistema produttivo che perde competitività mentre il resto del mondo si riorganizza. La prospettiva non è astratta, è concreta: benzina a tre euro al litro, razionamenti, blocchi, un’economia che rallenta fino quasi a fermarsi.

Il paradosso è che tutto questo viene presentato come inevitabile, come se non esistessero alternative, come se la scelta non fosse stata fatta ma semplicemente subita. Ma non è così: è una linea politica precisa, condivisa trasversalmente da un’intera classe dirigente che ha deciso di sacrificare l’interesse nazionale sull’altare di un’appartenenza geopolitica che non produce più benefici proporzionati ai costi.
E mentre altri paesi trattano, negoziano, si muovono con pragmatismo dentro un mondo che cambia, noi restiamo fermi dentro uno schema che non funziona più, incapaci perfino di riconoscere che il contesto è mutato.

Se c’è una cosa che questa vicenda mostra con chiarezza è che non esistono vincoli assoluti, esistono scelte politiche. E alcune di queste scelte, semplicemente, portano al disastro.
A quel punto la questione non è più ideologica.
È sopravvivenza.