Perché AfD spaventa l’establishment?
La rottura economica con Mosca e la crisi liberal-progressista: un’analisi (materialista) dei blocchi sociali
di Oscar Monaco
Il risultato dell’AfD spaventa l’establishment euroatlantico esclusivamente per la sua posizione sulla Russia, perché offre l’immagine plastica di una frattura interna alle classi dominanti, una parte delle quali, quella legata al manifatturiero e più in generale ai settori dell’economia tedesca maggiormente esposti alla rottura dei rapporti economici con Mosca, rischia di pagare un prezzo troppo alto per la sconfitta della NATO in Ucraina.
Tutta la paccottiglia nazionalista che, con variazioni più o meno folkloristiche, accomuna da quasi trent’anni le destre ampiamente istituzionalizzate dell’Occidente non è invece il minimo problema per l’establishment conservatore, che con questo tipo di destra ha già dimostrato di poter costruire tranquillamente alleanze di governo, purché naturalmente il rapporto con la struttura economica e geopolitica dell’Occidente rimanga intatto.
Chi è in crisi nera sono i liberal progressisti, perché lo spostamento del baricentro politico mette in discussione proprio quelle versioni locali della Grosse Koalition che, sotto nomi diversi e con formule diverse, governano l’Europa da almeno vent’anni.
Lo dico da tempo: la destra ha conservato un radicamento sociale reale dentro le classi dominanti e, se le condizioni storiche dovessero renderlo necessario, ci metterebbe molto poco a spolverarsi di dosso i vari Merz, Macron e compagnia istituzionale, perché la destra può cambiare uomini, linguaggi e perfino pezzi della propria retorica senza perdere necessariamente il rapporto con il blocco sociale che rappresenta.
Sono le cosiddette sinistre ad avere un problema enormemente più serio, perché in trent’anni di smantellamento sistematico delle strutture tradizionali del movimento operaio, di progressiva separazione dal mondo del lavoro e di trasformazione della politica in amministrazione moralistica del presente, una volta tolto il richiamo isterico al pericolo fascista rimane loro assai poco da offrire proprio a quel blocco sociale che, per prime e con una determinazione quasi suicida, hanno contribuito a massacrare.
E naturalmente non ignoro affatto le differenze, ancora esistenti e politicamente rilevanti, tra destra e sinistra mainstream, né tantomeno la collocazione politica che dovrebbe avere una possibile, e a mio avviso necessaria, ricostruzione di una sinistra degna di questo nome.
Sto semplicemente cercando di riportare la discussione su un terreno diverso da quello del moralismo liberale, dove esistono soltanto buoni e cattivi, e dal qualunquismo populista, dove esistono soltanto élite cattive e popolo buono.
Quel terreno ha un nome abbastanza preciso: materialismo dialettico.