Perché l'Occidente odia la Russia?
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Tutto quello che non abbiamo mai perdonato a Mosca: nel libro di Hauke Ritz le radici profonde della russofobia
“Perché l'Occidente odia la Russia?”, questo il titolo del libro di Hauke Ritz edito in italiano da Fazi Editore e che ricostruisce la storia dei rapporti tra Europa "occidentale" e mondo russo. A Mosca non è mai stato perdonato quello strappo storico che solo le rivoluzioni sanno apportare: gli esiti della rivoluzione bolscevica sono andati ben oltre la fine del progetto sovietico nel 1992, toccando il mondo contemporaneo in profondità.
La rivoluzione russa portava a conclusione un processo storico iniziato millenni prima: la costruzione di una certa idea di umanità, diritti, giustizia e rapporti sociali. Qualcosa che ha visto contraria la nuova sinistra francese nel secondo dopoguerra e la destra, prima fascista poi tecnocapitalista (quella odierna). Il trait d'union è la rivalutazione di un certo pensiero nietzschiano che intrinsecamente nega la dignità (e quindi l'uguaglianza) di tutti gli uomini.
Il discorso di Rubio a Monaco, l'invito rivolto agli europei a conquistare assieme il resto del mondo, il connubio USA + Israele + intelligenza artificiale rendono il mondo un posto molto più pericoloso dove chiunque può essere ucciso o catturato senza un giusto motivo, dove tutti siamo spiati e identificati fin nel più intimo (grazie Palantir): questo è il mondo del super-uomo.
I coraggiosi soldati statunitensi di cui film e serie traboccano muscoli, coraggio e sani principi sono i mostri psicoanalitici che devono negare il corpo delle bambine iraniane, esili, gracili e dimenticate sotto le macerie dei bombardamenti. Vogliono liberare le donne iraniane (secondo quali standard poi?) uccidendole tutte.
Alla Russia non si perdona aver permesso per la prima volta a una massa di bifolchi, contadini e soldataglia, carne da macello e banditi del Caucaso, di aver preso il poter e aver creato il primo vero stato del popolo, di tutti, per davvero; non dei ricchi attraverso le elezioni (come sono tutte le liberaldemocrazie odierne e passate dell'Occidente). Ai russi non si perdona aver dato una mano decisiva nel processo di emancipazione e resistenza di milioni di persone nel mondo: da Cuba (ora affamata) fino al Mozambico e l'Angola in lotta per la loro indipendenza o la Cina di ieri e di oggi (diventata ormai il maggior competitore degli USA).
Ai russi non si perdona neanche aver evocato un pensiero tradizionale e profondo (che personalmente non condivido), ma che comunque è alternativo alla visione post-modernista che divide la società in un eterno conflitto orizzontale e che dimentica invece quella che Marx e i suoi eredi hanno identificato come la contraddizione principale: quella verticale, tra alto e basso.
Un tema che andrebbe esplorato senza timori, per capire perché questa russofobia abbia radici profonde, quale razzismo si annidi nella classe dirigente euro-atlantica e come quel razzismo oggi diretto contro milioni di russi un giorno sarà diretto contro di noi "bifolchi, contadini e soldataglia, carne da macello e banditi del Caucaso" del mondo odierno.