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Perché l'Occidente odia la Russia?

di
Gabriele Germani
Gabriele Germani

Attivista per i diritti umani, crede nel potere dell’informazione e dell’azione collettiva come motore di trasformazione.

13 marzo 2026

Tutto quello che non abbiamo mai perdonato a Mosca: nel libro di Hauke Ritz le radici profonde della russofobia

copertina occidente odia la russia.jpegPerché l'Occidente odia la Russia?”, questo il titolo del libro di Hauke Ritz edito in italiano da Fazi Editore e che ricostruisce la storia dei rapporti tra Europa "occidentale" e mondo russo. A Mosca non è mai stato perdonato quello strappo storico che solo le rivoluzioni sanno apportare: gli esiti della rivoluzione bolscevica sono andati ben oltre la fine del progetto sovietico nel 1992, toccando il mondo contemporaneo in profondità.

La rivoluzione russa portava a conclusione un processo storico iniziato millenni prima: la costruzione di una certa idea di umanità, diritti, giustizia e rapporti sociali. Qualcosa che ha visto contraria la nuova sinistra francese nel secondo dopoguerra e la destra, prima fascista poi tecnocapitalista (quella odierna). Il trait d'union è la rivalutazione di un certo pensiero nietzschiano che intrinsecamente nega la dignità (e quindi l'uguaglianza) di tutti gli uomini.

Il discorso di Rubio a Monaco, l'invito rivolto agli europei a conquistare assieme il resto del mondo, il connubio USA + Israele + intelligenza artificiale rendono il mondo un posto molto più pericoloso dove chiunque può essere ucciso o catturato senza un giusto motivo, dove tutti siamo spiati e identificati fin nel più intimo (grazie Palantir): questo è il mondo del super-uomo.
I coraggiosi soldati statunitensi di cui film e serie traboccano muscoli, coraggio e sani principi sono i mostri psicoanalitici che devono negare il corpo delle bambine iraniane, esili, gracili e dimenticate sotto le macerie dei bombardamenti. Vogliono liberare le donne iraniane (secondo quali standard poi?) uccidendole tutte.

Alla Russia non si perdona aver permesso per la prima volta a una massa di bifolchi, contadini e soldataglia, carne da macello e banditi del Caucaso, di aver preso il poter e aver creato il primo vero stato del popolo, di tutti, per davvero; non dei ricchi attraverso le elezioni (come sono tutte le liberaldemocrazie odierne e passate dell'Occidente). Ai russi non si perdona aver dato una mano decisiva nel processo di emancipazione e resistenza di milioni di persone nel mondo: da Cuba (ora affamata) fino al Mozambico e l'Angola in lotta per la loro indipendenza o la Cina di ieri e di oggi (diventata ormai il maggior competitore degli USA).

Ai russi non si perdona neanche aver evocato un pensiero tradizionale e profondo (che personalmente non condivido), ma che comunque è alternativo alla visione post-modernista che divide la società in un eterno conflitto orizzontale e che dimentica invece quella che Marx e i suoi eredi hanno identificato come la contraddizione principale: quella verticale, tra alto e basso.

Un tema che andrebbe esplorato senza timori, per capire perché questa russofobia abbia radici profonde, quale razzismo si annidi nella classe dirigente euro-atlantica e come quel razzismo oggi diretto contro milioni di russi un giorno sarà diretto contro di noi "bifolchi, contadini e soldataglia, carne da macello e banditi del Caucaso" del mondo odierno.

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