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Putin gioca a scacchi e Trump gioca a poker

di
Alessandra Ciattini
Alessandra Ciattini

Antropologa prestata alla geopolitica. Docente universitaria di antropologia culturale presso La Sapienza di Roma. Esperta di Sud America.

19 gennaio 2026

L'analisi di Ritter: Putin agisce secondo logica strategica, Trump per intimidazione

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Riflettendo insieme al noto analista statunitense Scott Ritter, dinanzi alle sempre più lampanti violazioni dell’ordine internazionale, non certo nuove, da parte di Trump e dei suoi incapaci consiglieri, ci chiediamo quale sarebbe il migliore atteggiamento da tenere da parte di Russia e Cina, le uniche potenze che potrebbero fermare questa delirante scalata.

Un esperto russo sulla Pravda ha dichiarato: “_Putin sta giocando a scacchi, ma Trump sta giocando a poker_”, significando evidentemente che se stai facendo giochi differenti è assai difficile sconfiggere l’avversario. O lo costringi a giocare al tuo gioco o lo batti al gioco che lui ti impone.

Scott Ritter, il noto analista statunitense, in un’animata conversazione, ha riassunto gli avvenimenti sconcertanti degli ultimi giorni, concludendo che gli Usa non sono più una repubblica costituzionale, che non rispettano né lo Stato di diritto né i trattati internazionali, i quali essendo stati da loro ratificati costituiscono la legge suprema del paese.

Con il supporto dell’aviazione britannica gli Usa hanno sequestrato una petroliera russa in acque internazionali (tra Scozia e Islanda), che avrebbe dovuto recarsi in Venezuela per caricare petrolio, con l’accusa di violazione delle sanzioni da loro imposte al Venezuela. Atto del tutto illegittimo e certamente non l’unico di questi ultimi giorni, segnati da azioni che vorrebbero dimostrare “Siamo ancora noi i più forti e facciamo quello che vogliamo”. Ritter riporta le dichiarazioni di Marco Rubio, il quale ha detto che il diritto internazionale non conta, né contano le Nazioni Unite, contano solo il potere e la forza Usa. Analogamente l’ambasciatore statunitense presso le NU ha avuto la sfacciataggine di dichiarare che gli Usa decideranno come si utilizzerà il petrolio venezuelano, a chi venderlo e a chi no. Trump ha persino dichiarato che non ha bisogno del diritto internazionale e che la proprietà si sancisce solo con la forza.

Secondo l’analista statunitense lo stesso sistema giudiziario è corrotto, perché la guardia costiera Usa è intervenuta per bloccare la nave russa per ordine di un giudice del distretto di New York, ma quest’ordine non ha nessuna base costituzionale. Si è trattato di un atto di pirateria bello e buono fatto da uno Stato ormai privo di onore e non degno di fiducia. Quello che è stato scatenato contro il Venezuela è un atto di guerra, anche se per ora il Congresso non ha dichiarato alcuna guerra; quindi, Trump ha anche violato le norme nazionali, con una debole opposizione da parte dei democratici, ponendosi al di sopra di tutto:”_L’État c’est moi_”.

Secondo Ritter tutte le decisioni prese dall’élite al governo negli Usa sono pericolosissime e molto probabilmente ci porteranno ad una guerra terribile e devastante; ciò nonostante, egli ritiene che i vari leader mondiali (essenzialmente Russia e Cina), che si oppongono a questa svolta delirante, manchino di lungimiranza e non comprendano che occorre una risposta forte ed eclatante per impedire che Trump commetta atti sempre più gravi. Si tenga presente che Ritter si reca spesso in Russia e conversa con personaggi importanti della élite russa, ma quest’anno ha preferito non venire in Europa per un convegno internazionale, dopo quello che accaduto all’ex colonello svizzero Jacques Baud, sanzionato dal Consiglio europeo. E quello che afferma potrebbe costargli caro.

A suo parere, anche Nicolas Maduro si è dimostrato troppo debole, ha diminuito la percentuale di proprietà venezuelana delle joint ventures, non avrebbe dovuto cercare accordi a tutti i costi con la Chevron per ottenere l’annullamento delle sanzioni, i cui effetti negativi spesso vengono attribuiti dai cittadini al governo venezuelano, avrebbe dovuto rinunciare all’accordo con la multinazionale e vendere le sue azioni alla Cina, in modo da mettere a confronto diretto le due potenze, in lotta per avere profittevoli rapporti con l’America latina. Aggiunge Ritter: probabilmente la Cina non avrebbe accettato questa mossa, ma avrebbe sbagliato, perché in questo modo dà spazio ad ulteriori prevaricazioni. Insomma, per l’analista Usa à la guerre comme à la guerre. E, a suo parere, questo atteggiamento deciso dovrebbe allontanare e non avvicinare - come pensano i più - la terribile guerra incombente.

D’altra parte, l’azione in Venezuela, i minacciati interventi contro la Groenlandia, il Canada, la Colombia, il Messico, Cuba etc. stanno tutti nel documento sulla _Sicurezza strategica degli Usa_, dalla quale si ricava che gli Usa intendono applicare in modo molto rigoroso la Dottrina Monroe (ora Donroe) e controllare l’intero emisfero occidentale con tutte le sue risorse dal petrolio al litio, dai porti alle ferrovie costruite in collaborazione con la Cina, la quale oggi costituisce il maggiore partner commerciale di molti paesi latino-americani.

Sempre secondo Ritter l’errore dei paesi sanzionati, o almeno di alcuno dei loro settori, come per es. l’Iran, è quello di credere che sia possibile negoziare con gli Usa perché essi annullino le sanzioni, facendo credere alla popolazione che sia proprio il governo nazionale il responsabile della crisi economica e creando l’illusione che una riconciliazione con la potenza impazzita aprirà a un futuro prospero. L’opposizione filoccidentale iraniana al governo, finanziata e indirizzata dai servizi segreti Usa, britannici etc., si basa proprio sulla diffusione di questa illusione, giacché riconciliarsi con Trump, che non rispetta nessun trattato o accordo, come è sempre più evidente, significa la perdita delle proprie risorse, della propria sovranità, della propria dignità.

Più complesso è il caso della Russia, che proprio in questi giorni ha lanciato un missile Oreshnik contro l’Ucraina, colpendo il più grande deposito europeo di gas a Leopoli, a soli 160 km da una base Usa in Polonia, facendo capire che la pazienza di Putin è ormai quasi esaurita. Tuttavia, Ritter è convinto che Putin ha commesso un grave errore affidando le trattative sulla questione ucraina con Steve Witkoff, immobiliarista e inviato per il Medio Oriente di Trump, a Kiril Dimitriev. Questi è un cittadino ucraino formatosi negli Usa, dove ha lavorato nel sistema bancario e finanziario, in particolare per Goldmann Sachs, ed è ora presidente del Fondo sovrano russo per gli investimenti diretti.

Questi due personaggi, di formazione non politica, hanno impostato la questione delle relazioni Usa/Russia come se si trattasse di una mera questione economica in cui, ancora una volta in cambio della cancellazione delle sanzioni, si offre alla Russia l’opportunità di collaborare con i “nemici” a progetti grandiosi, poco concreti, come lo sfruttamento congiunto delle risorse dell’Artico. Ipotesi gradita alle élite economiche russe, che vorrebbero riprendere a fare affari con il maledetto Occidente. Con questa svolta si è evitato di parlare dell’espansione orientale della NATO, come se non fosse questo il nucleo vero della questione, mentre gli Usa si industriano in tutti i modi a provocare i russi, alimentando una guerra che ha per obiettivo l’indebolimento progressivo del paese euroasiatico. Secondo l’analista statunitense questo è quanto si è ottenuto in Alaska: negoziare per prendere tempo, mentre gli Usa mettono a soqquadro il mondo per appropriarsi di tutto quanto è possibile al loro fantasioso rilancio. In questo senso avrebbe ragione Serguey Karaganov, non favorevole al disarmo nucleare, che non nutre nessuna fiducia verso questo Occidente confuso e allo sbaraglio. Egli sostiene: volgiamoci ad Oriente e al Sud globale; ed ha ragione se si pensa agli ultimi eventi: l’attacco alla residenza di Putin e il sequestro di Maduro e di sua moglie, costato più di un centinaio di morti.

A differenza di Karaganov, benché Ritter sia ostile al riarmo nucleare, egli è del tutto convinto che la politica aggressiva di Trump non si può contenere né con la diplomazia né cercando di stabilire relazioni amichevoli, può essere contrastata solo con la fermezza e con la forza, la quale può dispiegarsi in modi assai diversi, non solo con attacchi militari. Dopo l’enunciazione della dottrina della pace attraverso la forza, la volontà di negoziare della Russia è interpretata da Marco Rubio, Pete Hegseth e company come una manifestazione di debolezza. A questo proposito egli ricorda l’attacco con droni, avvenuto nel giugno del 2025, ai bombardieri nucleari russi, 40 dei quali furono danneggiati, distribuiti in varie basi: a Belaya, nella regione di Irkutsk in Siberia, e a Ryazan, al sudest di Mosca, e in altre zone a 3.000 km dalla frontiera con l’Ucraina. Fino a quel momento i droni ucraini avevano colpito solo obiettivi nella Russia europea. A suo parere, questa operazione, realizzata con l’uso di veicoli interni alla Federazione russa, è stata diretta dalla CIA e dal servizio segreto britannico MI6, i quali si sono istallati in Ucraina dal 2015 per provocare la destabilizzazione del paese euroasiatico.

Assai rilevante è la descrizione fatta da Ritter del lavoro dei servizi segreti euroatlantici, i quali, ovviamente sotto mentite spoglie, penetrano in un paese dove affittano case, magazzini e lavorano in modo che il denaro per le operazioni speciali non venga mandato dall’estero, ma sia generato al suo interno per non destare sospetti. In Russia, ma anche in Iran, hanno costruito sistemi operativi del genere, con i quali possono intervenire in maniera coperta per fare crollare regimi, per uccidere personaggi politici importanti, scienziati come in Iran. Come illustrazione di questo comportamento l’analista statunitense ricorda l’operazione fallita Eagle Claw (artiglio dell’aquila), gestita da Dick Meadows, il cui scopo era la liberazione di 53 ostaggi rinchiusi nell’ambasciata Usa a Teheran nell’aprile del 1980. Meadows è considerato uno dei fondatori delle Forze Speciali dell’esercito statunitense.

La risposta di Mosca all’attacco ai bombardieri nucleari non è stata in linea con la nuova dottrina strategica russa e si è concretata in pesanti attacchi di droni e di missili balistici, che hanno colpito Kiev e l’Ucraina occidentale. Quanto all’attacco con 91 droni ad una delle residenze di Putin, avvenuto tra il 28 e il 29 dicembre 2025 con il sostegno della Cia, secondo Ritter, questo sarebbe avvenuto dopo una conversazione telefonica tra questi e Trump, il quale successivamente ha dichiarato che questa operazione non gli era piaciuta. Zelensky ha negato la sua responsabilità, ma i russi hanno ribadito e dimostrato il coinvolgimento dell’Ucraina e dei servizi segreti Usa nell’avvenimento, che avrebbe avuto lo scopo, se non di uccidere Putin, di spaventarlo e di farlo fuggire. E stranamente proprio il giorno successivo all’accaduto il New York Times e il Wall Street Journal hanno pubblicato un articolo sulle attività della CIA e su come questa sta operando in Ucraina, a dimostrazione che erano informati di quanto era accaduto.

A conclusione di questa analisi dello stato delle attuali relazioni tra Usa e Russia, Ritter si augura che Putin non si faccia ingannare dal cosiddetto “spirito di Alaska”, perché non è mai esistito, Trump e Witkoff non hanno nessuna voglia di negoziare, tentano soltanto di sollecitare le élite russe pro-occidentali per indurle a svendere le risorse del grande paese euroasiatico come stava avvenendo ai tempi di Yeltsin e come stanno cercando di fare in Venezuela. Con questa disonesta tattica si propongono di indebolire il potere di Putin, facendo sempre più la voce grossa e minando in maniera irreparabile il diritto internazionale e le istituzioni che lo incarnano. Purtroppo, questo atteggiamento può esser bloccato solo con la fermezza e con la forza, le uniche cose che il narcisista e folle presidente Usa e il suo consigliere Witkoff capiscono. Pertanto, oggi sarebbe salutare mettere da parte Dimitriev e Witkoff e tornare a difendere con la politica strategica gli interessi della Russia, senza farsi coinvolgere in ipotetici lucrosi “affari”. E sembrerebbe che Putin abbia capito a che gioco gioca Trump; infatti come scrive Bloomberg non è ancora certo se Putin abbia intenzione di incontrare ancora Witkoff e Kushner, i quali vorrebbero interloquire sul tema della “tanto agognata pace” con lui in questo mese di gennaio.
Intanto restiamo in attesa di ascoltare il discorso che il presidente Usa, scortato da una folta schiera di accompagnatori, terrà al World Economic Forum di Davos, che certamente aumenterà il pessimismo già preannunciato dai potenti partecipanti con le sue sfrenate ambizioni di dominio, continuando la sua bizzarra partita a poker contro l’intera umanità.