La questione armeno-azera
Veneto, nobile decaduto e in lotta col mondo, ma soprattutto col panturanismo del Germani.
Caucaso orientale: confini, conflitti, il divide et impera di Stalin e la fine dell’URSS
Tra il 1813 e il 1828, prima con la firma del Trattato del Golestan e poi di quello di Turkmenchay, il Caucaso orientale fu sottratto all’Impero Persiano. L’attuale Armenia era piuttosto spopolata, con pastori azeri transumanti e una scarsa popolazione turcofona urbanizzata nelle città: sedi amministrative, di mercato e caravanserragli. La rarefazione abitativa dipendeva da scelte militari persiane: nel primo ‘600 Shah Abbas il Grande, in funzione anti-ottomana, aveva svuotato la regione (non avendo vere e proprie furerie organizzate, per sostentarsi gli eserciti turchi saccheggiavano le aree; creando terra bruciata si ostacolavano le sue manovre). Il Karabakh superiore, invece, era rimasto abitato da armeni perché in area sicura.
Dopo che i russi avevano sottratto l'area ai Persiani, gli armeni che erano sfollati in parte sono tornati (lo sfollamento era avvenuto con ordine e senza danni e si parla di ‘600, quindi le scuse turche per il genocidio armeno sono piuttosto discutibili). Il rapporto tra azeri e armeni in epoca persiana era relativamente buono, ma perché nei fatti gli armeni erano cittadini di seconda categoria e discriminati dal diritto islamico. Problemi nel tutelare i campi per via giudiziaria avevano portato anche un allontanamento dalle professioni che non fossero mobili o intellettuali. Comunque rispetto all'impero ottomano la situazione era più sfumata, tanto che gli armeni del Karabakh avevano una propria feudalità e coltivavano la terra. L’equilibrio cambiò coi russi e così scoppiò un classico delle comunità umane: il tradizionale cattivo rapporto tra pastori e agricoltori sedentari (azeri i primi, armeni reinsediati i secondi). Nel 1905, in occasione della prima rivoluzione russa, avvenirono massacri e pogrom ai danni degli armeni, in particolare a Shusha, che venne ripulita etnicamente. Poi arrivò la prima guerra mondiale e il genocidio armeno nella parte turca, ma con la rivoluzione sovietica i turchi arrivarono anche in profondità nel Caucaso e nell'Azerbaigian persiano, mentre Enver Pasha aizzò gli azeri accarezzando un programma panturco e ferocemente anti-armeno.
Nella fase di interregno a Mosca, aperta dal ‘17 e continuata nella guerra civile, nacquero le repubbliche borghesi del Caucaso che cominciarono a lottare ferocemente per i confini. Ma poi arrivò l'Armata Rossa che congelò le lotte interetniche e soprattutto salvò gli armeni da un nuovo genocidio turco. Le repubbliche ora sovietiche, però, ricominciano a discutere sui confini: il Nakhichevan era abitato da un 60% di azeri e un 40 % di armeni, l’area del corridoio di Zangezur era poco popolata, ma mista, mentre nel Karabakh la popolazione era all’86% armena.
Confini e conflitti da Stalin alla Perestroika
Secondo il principio leninista di nazionalità sarebbe toccato ad ogni popolo il suo stato, ma sorsero complicazioni a causa del popolamento misto e dall’incredibile articolazione etnica del Caucaso. All'inizio Stalin pensò a una terza RSS la Repubblica Curdo-Armena per il Karabakh e la zona sud occidentale dell'attuale Azerbaigian, ma all’URSS serviva il riconoscimento internazionale e la pacificazione con i vicini, e né i persiani né i turchi volevano uno stato curdo che aizzasse le loro minoranze curde, e nello stesso tempo Atatürk non voleva un’Armenia, seppur sovietica, troppo forte e che potesse rimettere in discussione i confini (in realtà il trattato di Kars era a scadenza e a fine anni ‘40 l'URSS avrebbe effettivamente potuto agire - è anche per questo che Ankara corse dalla Nato).
C’era poi la questione interna: gli armeni erano considerati dei fedeli pro-bolscevichi mentre gli azeri non davano molto fiducia, così Stalin ebbe l'idea - che ricade nel novero del divide et impera - di mettere una repubblica autonoma armena di secondo livello dentro alla RSS azera. La cosa è sempre stata vissuta molto male dagli armeni: più e più volte si chiese di riunire l’area all'Armenia, anche perché nel frattempo la minoranza cristiana del Nakhichevan se n'era andata. Se in epoca stalinista la cosa non era neppure discutibile, anche in seguito non si accettò di modificare la situazione, anzi si fecero cose che esacerbarono ancor di più il rapporto interetnico, prendendo la parte della minoranza azera in Armenia per fargli colonizzare le terre bonificate del Kura e dare spazio a immigrati armeni dall’estero, cosa vissuta male dagli azeri spostati.
Occorre precisare che la politica delle repubbliche autonome in seno alle RSS era stata sempre un cattivo progetto, perché sempre la RSS di riferimento toglieva potere alla periferia e cercava di colonizzare le repubbliche soggette come i georgiani in Abcasia, tentando di modificare gli equilibri etnici. Diciamo che in URSS era normale inviare operai e operatori specializzati in giro per il paese, ma era uso impiegare i due popoli jolly, cioè russi e ucraini, che erano tanti, particolarmente istruiti e soprattutto non creavano squilibri nelle contese regionali più problematiche. Al contrario, mandando georgiani poveri in Ossezia e Abcasia o disoccupati azeri in Karabakh la situazione prendeva una piega diversa, anche perché le industrie sovietiche erano pianificate e spesso non occorreva spostare gli operai se non in caso di risorse specifiche e non è questo il caso.
Nel frattempo le cose precipitarono definitivamente con Gorbaciov, le politiche di Perestroika e glasnost avviarono il disastro nazionalista, fu una vera orgia, ogni popolo si scagliò contro l'altro: gli armeni volevano togliersi dall’Azerbaigian mentre gli azeri mantenerli sottoposti.
Le continue manifestazioni e tensioni nel Karabakh arrivarono al conflitto militare nel 1988. Intanto gli azeri scatenarono in risposta tre pogrom anti-armeni a Baku, sulla costa e soprattutto a Kirovabad oggi Ganja. Le violenze portarono alla fuga degli armeni dell'Azerbaigian; solo a Ganja erano 100mila. L'intervento dell'URSS non fu affatto felice, favorì l'esodo armeno, ma nello stesso tempo a Baku usarono le armi contro gli esagitati azeri accoppandone 300 - i famosi trecento eroi della propaganda azera.
In articulo mortis dell’URSS intanto è promulgato il decreto del presidium del 3 aprile 1990 che consente alle repubbliche autonome di secondo livello di secedere dalle RSS che escono dall’Unione, per restare sotto l'autorità di Mosca (quindi non è del tutto vero che le secessioni dei primi anni ‘90 erano risolutamente illegittime). La cosa non vale in realtà per le 4 RSS uscite prima di aprile e per la Russia, in quanto erede dell'URSS, sebbene contestata da Kiev, ma per le altre sì, (la questione è più sfumata a proposito di Georgia e Moldavia, dove le tensioni tra capitale e repubbliche di secondo livello frammentavano la situazione): quindi tecnicamente Pridnestrovie, Abcasia, Crimea, Karakalpakstan ecc. ne avevano piena facoltà.
Il Caucaso dopo la fine dell’URSS
A fine 1991 cade l'URSS e nel Caucaso scoppia il caos: ogni repubblica prende le armi contro i vicini, in particolare si scalda lo scontro tra azeri e armeni che tra 1992 e ‘94 vede gli armeni prevalere e creare la Repubblica dell'Artsakh. Ovviamente succede quel che succede, gli azeri mandano via anche gli ultimi armeni delle aree sotto pieno controllo azero salvo sparuti soggetti; nello stesso tempo l'Armenia fa lo stesso, mentre in Karabakh capita un caso spiacevole che vede stavolta gli armeni usare violenza contro i civili, proprio quei profughi dell'Uzbekistan che Aliev padre aveva messo lì. La guerra provoca la fuga del grosso di quel 16% di azeri che viveva nel Karabakh, ma anche dal circondario, quindi anche se le cifre diffuse da Baku sono ampiamente gonfiate, vengono effettivamente espulsi almeno 200mila dall'Armenia attuale e 30mila dal circondario dell'Artsakh. Più o meno gli armeni fuggiti dall’Azerbaigian dovrebbero essere sui 180-200mila, tra una e l'altra ondata. Non tutte sono operazioni violente con pogrom o azioni militari per provocare la fuga: l'espulsione degli azeri dall’Armenia attuale per esempio è stato un affare di polizia. Certo farsi buttare fuori casa da uno sbirro è meglio che vedersela con un paramilitare assetato di sangue e vendetta, ma arreca sempre assai fastidio.
Tutti i tentativi di arrivare ad una pacificazione furono vani perché gli azeri volevano occupare tutto, secondo il principio dell'integrità territoriale, mentre gli armeni volevano restare indipendenti in base al principio di autodeterminazione. Ogni tentativo di conciliazione fallì. Tra le varie proposte, la UE perorò l’idea di fare un Karabakh sullo stile dell’Alto Adige, in questo dimostrando una totale ignoranza della questione, perché Baku è una dittatura personale e il rapporto tra i due popoli ferino, tanto che nei sussidiari azeri l'armeno è descritto come una sorta di uomo nero: il male. I russi proposero di spartirsi il Karabakh, idea già più realistica, ma gli armeni avevano il terrore di rinunciare all'area disabitata attorno al Karabakh (avevano ragione, come si è visto nel 2023) e dall’altra parte non credo che gli Aliev avrebbero mollato l'osso.
Attualmente, dopo la pulizia etnica spontanea del Karabakh Karabakh, le tensioni riguardano la delimitazione dei confini, che in età sovietica era piuttosto naif con frontiere a separare villaggi o a creare exclave anche microscopiche in territorio altrui. Queste aree ovviamente si sono reciprocamente svuotate. Gli azeri le rivogliono comunque, ma a modo loro, cioè solo quelle in territorio armeno e con libertà di andare avanti e indietro con soldati e mezzi militari... Ci sono anche contestazioni sulla linea di confine generale perché, un po’ per la caduta del Karabakh, un po’ per problemi di demarcazione incerta e infine per variazioni orografiche e fluviali, ora si questiona sino al centimetro. Invero l'Azerbaigian ora occupa aree elevate dominanti il lago Sevan internazionalmente riconosciute come armene e preme sul noto corridoio per riunirsi col Nakhichevan, anche con la retorica genocida e di pulizia etnica secondo cui l'Armenia non esiste e quello è Azerbaigian occidentale. Politica che sta portando avanti senza che nessuno dica niente, cancellando ogni traccia culturale armena dal territorio occupato dagli azeri e modificando chiese e monasteri inventando una cultura alternativa agli armeni, gli albanesi del Caucaso.