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Scientology speedrun: l'ombra degli evangelici

di
Andrea Alexandro Nal
Andrea Alexandro Nal

Veneto, nobile decaduto e in lotta col mondo, ma soprattutto col panturanismo del Germani.

25 maggio 2026

Il fenomeno dei “raid” mediatici e l’equivoco delle sinistre

scientology.jpg Sui principali canali social e piattaforme di streaming si assiste a una proliferazione di video in cui gruppi di giovani, spesso abbigliati con costumi cosplay tratti da Naruto o da immaginari pirateschi, mettono in atto vere e proprie incursioni podistiche all’interno delle sedi di Scientology con l’obiettivo di penetrare il più a fondo possibile negli edifici prima di essere intercettati ed espulsi. Spesso trasmessi in diretta, tali contenuti permettono al pubblico digitale di interagire attivamente e suggerire percorsi in tempo reale, alimentando un forte clima di partecipazione e di attesa. In principio il fenomeno è nato in forma spontanea dall’iniziativa di singoli ragazzi attratti dalla sfida verso luoghi inaccessibili. Si tratta di una pratica che richiede una ponderazione accurata degli obiettivi, specialmente se si considera l’estrema rigidità del sistema giudiziario statunitense in materia di violazione della proprietà privata e i relativi rischi per l’incolumità personale. Resta ambiguo se i primi assalti a queste sedi – storicamente note per la loro riservatezza, e presidiate da sorveglianti pronti a imporre una asfissiante e prolungata vigilanza sui visitatori – precedano la strutturazione del fenomeno o se siano nati proprio quando la goliardia spontanea è stata strumentalizzata come vettore di pubbliche relazioni e di lotta confessionale da parte delle chiese evangeliche.

Sia in Italia che negli Stati Uniti, gli osservatori di sinistra non hanno colto il reale significato di tali azioni, interpretandole erroneamente come un meritorio atto di denuncia contro l’ossessione per la segretezza e la tendenza all’isolamento di Scientology. Le immagini delle porte serrate in tutta fretta di fronte all’obiettivo della telecamera che immortalano lo sconcerto degli operatori interni costituiscono un elemento simbolico, abilmente sfruttato dai detrattori del movimento. Se Scientology rappresenta un bersaglio così allettante, ciò non si deve unicamente alla sua proverbiale riservatezza, che stimola la curiosità morbosa degli spettatori di fronte a video di violazione di domicilio, ma anche al suo carattere fortemente divisivo. Il movimento catalizza le critiche trasversali sia dei laici che dei credenti di altre fedi, configurandosi come un obiettivo facile, la cui contestazione mette d’accordo tutti senza sollevare particolari obiezioni o tutele d’opinione.

A gravare sul movimento vi è la sua notorietà come organizzazione improntata al rigido controllo degli adepti, gerarchizzati in un percorso di avanzamento interno costellato di livelli superiori tenuti segreti. Si aggiunge la reputazione di consorteria finalizzata allo sfruttamento finanziario dei fedeli attraverso costosi corsi di studio ed emancipazione necessari per progredire gerarchicamente; una gestione opaca del denaro tutt’altro che pacifica, anche in altri culti americani assai meno chiacchierati. Infine, la natura stessa del suo credo filosofico – un percorso di automiglioramento basato su un sincretismo di suggestioni orientaleggianti innestate su un substrato individualista di matrice protestante, ma privo di una reale impalcatura teologica – rende Scientology strutturalmente indigesta al mondo religioso cristiano.

La strategia evangelica: la caccia alle anime e ai patrimoni



La questione centrale di queste incursioni risiede nell’identità dei promotori e nelle loro reali finalità, poiché gli assalti vengono condotti per precise ragioni di pubbliche relazioni, volte a incrementare la visibilità e la popolarità di chi li compie. I critici statunitensi più ingenui si focalizzano esclusivamente sullo svelamento delle ombre di Scientology, accogliendo gli autori di questi raid come alleati temporanei. Si tratta di un errore di analisi radicale, in quanto tali azioni sono direttamente promosse dalle chiese evangeliche, sia su input dei vertici ecclesiastici sia su iniziativa della loro base giovanile. Questo genere di video, insieme alla massiccia presenza sulle piattaforme social e al vasto circuito della musica devozionale e dei relativi festival, si inserisce all’interno di una spietata competizione per la conquista di fedeli e risorse economiche.

La strategia mira precipuamente alla fascia giovanile e prepuberale della società americana: l’obiettivo è il reclutamento di nuovi adepti, e la spettacolarizzazione dei raid rappresenta uno strumento promettente per abbattere la barriera di diffidenza che separa l’oltranzismo religioso dal resto della popolazione. La posta in palio all’origine di queste offensive mediatiche e social è di natura strutturale e vede nelle nuove generazioni il terreno d’elezione. Negli Stati Uniti, il binomio tra numero di fedeli e introiti finanziari è strettamente correlato al meccanismo delle agevolazioni e delle deduzioni fiscali volte a favorire le donazioni religiose, per cui un ampliamento della base ecclesiale si traduce automaticamente in un incremento delle entrate economiche. Le nuove direttrici di sviluppo delle congregazioni si concentrano su profili specifici quali i giovani, i ceti abbienti e figure politiche influenti. L’obiettivo primario è garantire una crescita non solo quantitativa, ma anche qualitativa della comunità, intercettando soggetti che abbiano davanti a sé una lunga prospettiva di vita in grado di assicurare una forza d’espansione più dinamica ed efficace. Parallelamente all’attivismo social, il vero salto di qualità di queste organizzazioni è orientato verso figure di rilevante peso economico e politico, capaci di tutelare gli interessi delle chiese e consolidarne l’influenza istituzionale. In un sistema di interessi convergenti, l’espansione numerica dei fedeli e la penetrazione in segmenti elettorali storicamente complessi, come quello giovanile, accrescono a loro volta l’attrazione delle chiese evangeliche verso i centri di potere.

Genesi e diffusione geopolitica delle chiese evangeliche

I gruppi evangelici che promuovono questi assalti goliardici rappresentano l’ultima ondata di movimenti nati in occasione del più recente revival religioso statunitense, un fenomeno che storicamente si ripresenta con una frequenza di due o tre cicli al secolo. Queste specifiche organizzazioni sono sorte all’inizio degli anni Settanta come reazione conservatrice ai fermenti del decennio precedente, segnato dalla modernizzazione dei costumi e dalle proteste contro la guerra del Vietnam. Esse si fondano su un’agenda fortemente conservatrice, caratterizzata da istanze nazionaliste, messianiche ed escatologiche, coniugate a un rigido moralismo e all’adesione letterale al creazionismo. La loro culla storica coincide con la Bible Belt, la macroregione che si estende dalle due Virginie fino al Texas, abbracciando l’intero Sud-Est americano. Nel corso degli anni Novanta, tali movimenti sono usciti dai confini regionali diffondendosi capillarmente nel resto del Paese, fino ad acquisire un peso politico determinante nei primi anni Duemila sotto le presidenze di George W. Bush.

Strutturalmente si presentano come una confederazione di chiese indipendenti che operano in modo coordinato, pur preservando la propria autonomia. Le singole comunità tendono a generare congregazioni affiliate satelliti, orbitanti attorno alla figura del pastore fondatore o dei suoi eredi, ma manifestano anche la capacità di produrre nuove comunità autonome guidate da singoli predicatori. Su scala internazionale, l’evangelismo ha registrato una diffusione rapidissima, in particolare in America Latina. Questo fenomeno ha goduto del pieno sostegno della Segreteria di Stato americana, ed è verosimile che anche l’espansione sul fronte interno sia stata politicamente agevolata dalle autorità statali, che hanno utilizzato tali movimenti in funzione geopolitica per indebolire la Teologia della Liberazione e frammentare il tessuto sociale delle comunità locali.

Focalizzandosi sul concetto di salvazione individuale come percorso del singolo, l’evangelismo determina una situazione paradossale: si riscontrano chiese onnipresenti e fortemente pervasive nella vita comunitaria, le quali tuttavia non strutturano un attivismo orientato al progresso sociale collettivo, limitandosi all’erogazione di piccoli sussidi e forme di mutuo soccorso tra i singoli membri della congregazione. Al contrario, tali gruppi si dimostrano compatti, attivi e collaborativi quando operano come vere e proprie lobby di pressione politica.

Mercati di proselitismo a confronto e ricezione culturale

Esiste una netta asimmetria tra le strategie di proselitismo applicate all’interno del contesto statunitense e quelle destinate all’ambito internazionale. Negli Stati Uniti si punta oggi a ragazzi, ricchi donatori ed esponenti politici influenti, cercando di superare la storica stagione della caccia all’emarginazione sociale e ai disillusi per allargare la platea verso le fasce sociali elevate. In ambito extra-statunitense, la situazione si trova ancora in una fase di penetrazione intensiva e coinvolge soprattutto le fasce marginali, sebbene nelle aree di più antico insediamento si noti già un investimento progressivo sui vertici delle classi dirigenti locali.

L’analisi dei commenti ai video social rilanciati sulle pagine italiane evidenzia un profondo fraintendimento culturale. Se la sinistra americana ricava da queste azioni un’impressione distorta ma legata al proprio contesto, essa risulta comunque del tutto sproporzionata sotto il profilo numerico rispetto alle reali forze in campo. Il divario è macroscopico: a fronte di un mondo evangelico aggressivo che mobilita milioni di fedeli e persone influenti, Scientology si configura come una realtà estremamente rumorosa sul piano propagandistico ma dotata di una base reale estremamente esigua, tanto che negli Stati Uniti, a fronte degli 8 milioni di membri dichiarati ufficialmente, si ipotizza che gli adepti effettivi siano meno di 5 mila. Sul fronte italiano, la ricezione del fenomeno appare del tutto priva di coordinate analitiche, poiché il pubblico nostrano non ha recepito alcun messaggio strutturato dai video, ignorando persino le chiavi di lettura fallaci dell’osservatorio statunitense. All’interno di questa realtà interpretativa parallela, l’attenzione viene catturata esclusivamente dalla dimensione ludica del gioco e dal giudizio sommario sulla negatività intrinseca di Scientology.

L’offensiva social dei Mormoni

Nel medesimo scenario di scontro digitale si registra l’attivismo dei Mormoni, inseritisi nella contesa social con il massimo sforzo organizzativo poiché storicamente non hanno beneficiato dello stesso successo delle altre realtà religiose, a causa di vincoli identitari e dottrinali stringenti. Tra questi figurano la presenza di un testo sacro e di un profeta supplementari, una marcata connotazione etnica originaria e precetti storicamente ostici per la maggioranza dei cittadini americani, come la poligamia iniziale, il rifiuto della collaborazione con il governo centrale e la mancata partecipazione all’esercito federale; principi che sono stati progressivamente superati per consentire l’integrazione del movimento all’interno dell’Unione.

Dopo aver edificato uno Stato teocratico nello Utah, i successivi tentativi di espansione territoriale non hanno prodotto i risultati sperati e di conseguenza anche la leadership mormone ha indirizzato consistenti risorse sui canali social per riqualificare la propria immagine. Non disponendo, per ragioni di postura e di decoro formale, della possibilità di mettere in scena azioni spettacolari in stile Naruto – dato che l’iconografia classica dei loro missionari evoca un’estetica austera -, la loro strategia digitale si concentra interamente sulla narrazione dei buoni sentimenti, della solidità economica, del successo personale, delle famiglie numerose e del welfare comunitario. Si tratta di una tecnica comunicativa analoga a quella ampiamente utilizzata nell’ambito del sionismo per la promozione dell’allineamento migratorio. Anche in questo caso, la campagna vede il coinvolgimento diretto dei membri più giovani, che restano il target prioritario di tutti i movimenti esaminati.

Insomma, ridiamo pure delle orde di Minions che corrono all’assalto di Scientology, ma non dimentichiamoci di ciò che rappresenta davvero questo fenomeno: una competizione per il potere e per il denaro.