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La sinistra occidentale e l’arte di fare la punta al cazzo

4 maggio 2026

Democrazie liberali contro autocrazie oscure: la narrazione della sinistra occidentale finisce con Cuba

BRICS.jpg di Oscar Monaco

Il silenzio quasi totale della sinistra occidentale sul soccorso materiale prestato da Russia e Cina a Cuba strangolata dal recente inasprimento dell embargo statunitense è probabilmente una delle fotografie politiche più impietose di questo tempo.

Per anni ci siamo sorbiti interminabili lezioncine sulla perfida Russia autoritaria, con l’obbligatorio inciso ripetuto ogni trenta secondi sul fatto che “non è l’Unione Sovietica” (Grazia Graziella e quell'altra..), e sulla Cinaturbo-capitalista”, raccontata come una distopia tecnocratica incompatibile con qualsiasi idea di emancipazione sociale. Poi però arriva il momento della realtà materiale, quello che il liberalismo progressista teme più di tutto, e si scopre che mentre l’Occidente produce sanzioni, isolamento e retorica umanitaria, chi manda petrolio, infrastrutture energetiche e pannelli fotovoltaici per evitare il collasso degli ospedali cubani sono proprio i due grandi spettri evocati quotidianamente come incarnazioni del male.

La politica internazionale non si misura sui sermoni morali ma sulla capacità concreta di sostenere un popolo. Cuba non vive sotto un generico “fallimento del socialismo”, ma sotto un blocco economico progettato esplicitamente per produrre scarsità, esasperazione sociale e collasso infrastrutturale. E dentro questa situazione, mentre l’Europa progressista produce editoriali raffinati e dichiarazioni prudenti, sono Mosca e Pechino a garantire energia, carburante e tecnologia necessarie a impedire che il sistema sanitario cubano venga letteralmente spento.

Il problema, per la sinistra decaffeinata, è che questa realtà è intollerabile perché distrugge la narrazione su cui ha costruito la propria identità negli ultimi trent’anni: quella per cui il mondo sarebbe diviso tra democrazie liberali imperfette ma benevole e autocrazie oscure mosse solo da cinismo imperiale. Poi però, nel momento decisivo, le “democrazie” strangolano un’isola da sessant’anni e le “autocrazie” mandano il carburante per tenere accese le sale operatorie.

E allora il silenzio diventa obbligatorio, perché riconoscere apertamente questa contraddizione significherebbe ammettere che il problema non è la purezza ideologica dei sistemi politici, ma il posto che occupano dentro i rapporti di forza globali. Tutto il resto è teatro morale per opinionisti che parlano di diritti umani mentre gli ospedali restano senza elettricità.