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"Voglio essere così"

di
Amelia Stoduto
Amelia Stoduto

Copywriter e studentessa di medicina a tempo perso. Appassionata di narrazione territoriale e salute mentale.

16 settembre 2026

L’AI ci sta trasformando in dispositivi dotati di obsolescenza programmata

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Sfogli un magazine di alta qualità, di quelli patinati che costano 12 euro e che dovrebbero rappresentare il vertice del gusto visivo, e trovi editoriali dove la pelle non ha pori, dove la luce non ha una sorgente, dove i capelli hanno una gravità tutta loro. Non è più ritocco: il ritocco presupponeva un reale da correggere. Qui non c'è più un reale, c’è un prompt che ha generato una donna che non esiste, con un vestito che non esiste, in un appartamento che non esiste, ma che viene spacciata come aspirazione. Il problema non è che sia finta (siamo abituati al finto), il problema è che è finta in un modo più efficiente, più economico, più obbediente. Non chiede cachet, non invecchia, non si ammala, non contesta lo stylist: produce desiderio senza mai chiedere nulla in cambio. E noi la guardiamo e pensiamo sia una fotografia, quindi pensiamo sia possibile. Lì scatta l'inganno.

Da lì al chirurgo plastico il passo è brevissimo, ed è già stato fatto. La gente non va più dal chirurgo con la foto di una celebrity dicendo "voglio il naso di lei", va con una propria foto filtrata dall'AI dicendo "voglio essere così". È un salto logico mostruoso ma perfettamente coerente con il mercato attuale: non vuoi più assomigliare a un altro, vuoi assomigliare alla versione ottimizzata di te stesso, quella che l'algoritmo ha già calcolato come più performante. Peccato che quella versione non sia umana, ha zigomi che non trovano spazio su un cranio umano senza compromettere i seni paranasali, ha una pelle con una tensione che implicherebbe l'assenza di muscoli facciali e ha occhi che sono più grandi della cavità orbitale, ovviamente, perché forse l’unica cosa che l’AI non sa è cosa sia un corpo, quindi può solo assemblare pezzi di immagini che hanno preso milioni di like e appiccicarli su un volto. Quando porti quella roba in uno studio medico stai chiedendo a un essere umano di scolpire la carne per farla assomigliare a un prodotto astratto, e il mercato ha già risposto sì, perché la domanda è redditizia. Non importa se il risultato è innaturale, anzi: più è innaturale, più è evidente che hai pagato, più diventa status. Il chirurgo non è più un medico che corregge, è un esecutore di un file.jpeg.

Il cerchio si chiude con l'ultima trovata, l'app che ti scansiona e ti dice cosa sistemare. Carichi un selfie e lei ti fa la diagnosi: asimmetria mandibolare del 12%, ptosi palpebrale lieve, volume labbra insufficiente, rapporto fronte-naso-mento non aureo. Poi, generosissima, ti mostra come saresti dopo. È il capolavoro ideologico degli ultimi dieci anni: non ti vende direttamente un intervento, ti vende prima l'insicurezza metrica, certificata, con percentuali e linee dorate disegnate sulla faccia. Ti inventa il problema con un linguaggio pseudo-scientifico per poi venderti la soluzione in comode rate. È lo stesso modello del capitalismo industriale classico portato all'estremo intimo: prima ti creava il bisogno della merce, ora ti crea il bisogno di correggere te stesso come merce difettosa. E funziona perché non ti dice "sei brutta", che sarebbe volgare e ti metterebbe sulla difensiva, ti dice "sei migliorabile". Che è molto peggio, perché è infinito. C'è sempre un 3% di simmetria da recuperare, c'è sempre un poro da levigare, c'è sempre una versione 2.1 di te che sta per uscire e che renderà obsoleta la versione attuale. Non è vanità, è obsolescenza programmata applicata al viso. Non sei più una persona, sei un prodotto che richiede aggiornamenti continui per restare competitivo sul mercato sessuale, lavorativo, sociale,e ogni aggiornamento si paga. Filler, skin booster, laser, botox preventivo a 24 anni, intervento. L'app non è un gioco, è un agente di vendita che lavora gratis sul tuo telefono e che ha come unico scopo trasformare ogni centimetro di pelle in una opportunità di fatturato.

Per questo è inutile piangere sulla "bellezza naturale" o sull'autostima delle ragazzine. Non è una questione di autostima, è una questione di modello di business. Finché esisterà un'industria che guadagna 300 miliardi l'anno dalla correzione dei corpi, esisterà una tecnologia che ti convincerà di avere qualcosa da correggere. L'AI non ha creato l'insicurezza, l'ha solo industrializzata e resa scalabile. Prima serviva una rivista, un fotografo, una modella irraggiungibile, ora basta il tuo stesso volto, elaborato all'infinito, a dimostrarti che non sei abbastanza. È molto più efficace perché non puoi dire "quella è un'altra". Sei tu, ma meglio. E se sei tu ma meglio, perché non lo diventi? Chi rifiuterebbe di essere la versione migliore di se stesso? Solo che quella versione migliore non esiste, non è mai esistita, e il suo unico scopo è farti spendere soldi per inseguirla. Non è un complotto, è semplicemente come funziona il capitale quando finisce le cose esterne da colonizzare: inizia a colonizzare te. Ti fa vedere la tua faccia come un territorio pieno di difetti da estrarre, da levigare, da riempire. La critica non è "dobbiamo amarci di più". La critica è che hanno trovato il modo di farci pagare l'affitto per abitare la nostra stessa faccia.