Per la Consulta Popolare di Modena contro guerra, riarmo e genocidio
Negli ultimi due anni la società civile modenese ha espresso senza ambiguità il completo rigetto del genocidio in corso a Gaza e del baratro guerrafondaio in cui la classe dirigente vuole spingerci. Le iniziative messe in campo sono state talmente numerose e capillari da renderne difficile persino una stima: decine e decine di manifestazioni, conferenze, raccolte fondi, fiaccolate, concerti, targhe commemorative, progetti di cooperazione e tanto altro.
Per la Consulta Popolare di Modena contro guerra, riarmo e genocidio.
Modena rifiuta il genocidio, la guerra e il riarmo come azione di sviluppo e strumento politico internazionale
Negli ultimi due anni la società civile modenese ha espresso senza ambiguità il completo rigetto del genocidio in corso a Gaza e del baratro guerrafondaio in cui la classe dirigente vuole spingerci. Le iniziative messe in campo sono state talmente numerose e capillari da renderne difficile persino una stima: decine e decine di manifestazioni, conferenze, raccolte fondi, fiaccolate, concerti, targhe commemorative, progetti di cooperazione e tanto altro.
Le mobilitazioni sono culminate con la marcia del 3 ottobre quando, in occasione dello sciopero generale, 20.000 persone hanno simbolicamente e pacificamente invaso la tangenziale, in un corteo che ha unito l'intera città.
Fin dal primo giorno è emersa la necessità di agire concretamente contro il genocidio, utilizzando il metodo già applicato con successo al Sud Africa per ottenere l'abolizione dell'apartheid: il boicottaggio commerciale ed istituzionale. Ciò significa interrompere le relazioni economiche ed istituzionali con aziende ed enti israeliani, fino all'effettivo ripristino del diritto internazionale ed umanitario.
Gli obiettivi minimi
Sul territorio modenese la società civile ha individuato 5 obiettivi minimi da raggiungere:
1) La rescissione dei contratti di appalto di cyber-sicurezza tra le società facenti capo al Comune di Modena e Tekapp srl, azienda italo-israeliana con un chiaro retroterra militare;
2) La rescissione dei protocolli universitari tra Unimore e centri di ricerca israeliani per la progettazione di tecnologie belliche e dual-use;
3) La rescissione dei contratti multi-milionari di forniture medicinali dell'AUSL con l'azienda farmaceutica israeliana Teva, responsabile dello strangolamento sanitario della popolazione di Gaza;
4) L'adozione di un Codice Etico comunale, che eviti all'origine l'affidamento di forniture o servizi ad aziende implicate col genocidio palestinese, coi trafficanti di armi e con Stati che violano il diritto internazionale;
5) L’istituzione urgente di un osservatorio pubblico che monitori, giorno per giorno (a) la conversione bellica dell’apparato industriale modenese e (b) la penetrazione dell' apparato militare-industriale nel mondo della scuola e dell' università.
Istituzioni compatte e movimenti divisi
Queste proposte sono state avanzate alle istituzioni competenti, tramite appelli, mozioni e incontri qualificati, senza però ottenere alcuna apertura o azione concreta.
Appare dunque evidente che i rappresentanti istituzionali non abbiano alcuna intenzione di rispettare la volontà popolare.
Finora le richieste, le mozioni e gli appelli sono stati frammentati, spontanei, molteplici: hanno giustamente assunto la stessa forma del movimento per la Palestina. Di queste frammentazioni si sono però fatte scudo le cariche istituzionali per non accoglierle.
Adesso è necessario uscire da questa frammentazione che rende le nostre richieste deboli: gli accordi dell'ateneo con Israele non sono tema di dibattito solo per studenti e docenti, sono un problema di tutta la città; i milioni di euro versati a Teva non sono un problema solo dei sanitari, perché sono raccolti con tasse e contributi dell'intera popolazione; le informazioni di aziende pubbliche e private modenesi affidate a società riconducibili a Israele sono un problema di tutte/i noi.
Motivazioni:
Reason
Verso la Consulta Popolare
La Consulta Popolare contro Guerra/Riarmo/Genocidio esprime una rappresentanza unitaria delle rivendicazioni cittadine sul boicottaggio etico di Israele e sul contrasto ai processi di riarmo ed economia di guerra. I cittadini e le cittadine di Modena esigono come primo passaggio urgente e immediato la rottura di ogni rapporto tra istituzioni e interessi israeliani: questo si può fare subito, se la società civile si unisce, si organizza e lo impone alle amministrazioni pubbliche.
Poniamo dunque un problema di democrazia: le istituzioni hanno il diritto di ignorare la volontà popolare? D’imporre una cultura di guerra e militarista attraverso programmi culturali e scolastici? Di legare lo sviluppo tecnologico a quello militare?
Crediamo che sia giunta l'ora di affrontare questi temi pubblicamente, coinvolgendo la cittadinanza tutta. Non possiamo più rinviare.
Sottoscrivendo questo documento dai forza e voce alla Consulta Popolare e contribuisci ad avviare una vertenza generale della società modenese: per una presa di parola collettiva contro genocidio ed economia di guerra, per costruire una nuova autorità pubblica che rappresenti le migliaia di cittadini e cittadine che hanno riempito le piazze in questi mesi.