Non mi hanno mai chiamato negro
19 gennaio 2026
Non mi hanno mai chiamato negro Curioso che le poste USA decidano di celebrare Muhammad Ali con un francobollo. Una foto iconica del 74 di un atleta che non fu solo sport, ma politica, lotta, disobbedienza. Quella stessa America che oggi lo celebra è il paese che, fino agli anni Settanta, gli impediva di entrare in certi ristoranti. Lo stesso paese che Ali denunciò sacrificando persino la sua carriera, rifiutandosi di andare in Vietnam. “I vietcong non mi hanno mai chiamato negro”, diceva. Ali combatteva contro un impero che perseguitava minoranze, opprimeva popoli e mandava una generazione a morire. E quell’impero è lo stesso che oggi continua a produrre violenza. Questo francobollo è il simbolo perfetto delle contraddizioni USA: un afroamericano può diventare campione del mondo, ma può anche essere ucciso a un posto di blocco. Oggi si parla di legge marziale. Fa impressione vedere la commemorazione di Ali, mentre nello sport che lui accusava di indifferenza continuano a essere protetti e normalizzati Stati genocidiari.